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Dakar 2021. Riposo. Il Punto a Metà di un Magnifico Rally (tutto ancora da scrivere)

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Giornata di riposo. A che punto siamo? Toby Price, KTM, Stephane Peterhansel-Edouard Boulanger, Mini JCW Buggy, Aron Domzala, Can-Am, Dmitry Sotnikov, Kamaz, e il nostro Maurizio Gerini, Original by Motul, in testa a metà gara.

Dakar 2021. Riposo. Il Punto a Metà di un Magnifico Rally (tutto ancora da scrivere)

Ha’Il, Arabia Saudita, 9 Gennaio. Giornata di riposo. Dopo sei tappe e metà Dakar in archivio (e quanto mai in sospeso) è tregua per un giorno. Attesa. Meritata. Intanto: ci siamo tutti? Sì “en gros” direi che tutti sono al Bivacco di Ha’Il. Alla chiusura del controllo mancano all’appello i camion protagonisti della notte di Loeb, ma i loro GPS potrebbero essere spenti e i dati non ancora aggiornati. Riposo è riposo, anche per le elettroniche al servizio degli umani.

La corsa va in sospensione per un giorno. I privati possono lavorare in santa pace e sistemare tutto dandosi l’impressione di resettare il sistema messo a soqquadro per una settima difficilissima. Nella bolla Dakar, quest’anno, tutto è un po’ più facile. Anche se una panne importante è sempre un problema difficile. Ufficiali, e ricchi, grossi problemi non ne hanno, a quelli ci pensa la squadra, e dopo aver speso la mattinata in un vero e proprio tornado di briefing, pubbliche relazioni e impegni media, in generale si vedono concesso il pomeriggio libero. E libero vuol dire fuori da qualsiasi tipo di pressione. Fuori dalle rotture di scatole. Riposo, barbiere, musica play station, tanto telefonino come al solito per aggiornare amici e casa, la prospettiva di un piatto di pasta italiana fumante, al dente nel momento del dente, pomodoro, parmigiano. Anche alla Dakar il cibo italiano è diventato da tempo un rito. Dai tempi dei grandi team italiani e dei meccanici previdenti. È un piccolo lusso d.o.c. che è rimasto anche quando ormai non era più il privilegio dell’inventiva di pochi. Come al solito, se si pensa che nella giornata di riposo si vedranno tutti e si farà un sacco di cose, ci si sbaglia di grosso. La giornata vola.

A che punto siamo? A metà Dakar. Questo lo sappiamo. A metà come, in che situazione? Vediamolo insieme, categoria per categoria. In generale è stata una Dakar molto navigata e difficile sin dall’inizio, meno veloce di quella dello scorso anno, ma non troppo, e più sicura. Grandi botte ma un solo incidente abbastanza grave, all’indiano CS Santosh, per fortuna in ripresa.

Le Moto. Gara incredibile. In testa Toby Price, KTM. A ruota, meno di 3 minuti, Kevin Benavides e “Nacho” Cornejo, Honda. Non sono nomi nuovi. Ci stanno tutti, nessuno “ruba “ nulla. E non è finita. Altrei tre minuti e altri tre Piloti. Ross Branch, Xavier de Soultrait, Joan Barreda. Quel che conta di più, e che lascia un segno chiaro su questa Dakar, è che la gara è stata caratterizzata da una serie stupefacente di rovesciamenti di fronte. Price, Brabec, Barreda, hanno guadagnato una fortuna un giorno, e dilapidato tutto quello successivo. D’un colpo siamo tornati agli anni ’80, quando un’ora di vantaggio non rassicurava e non demoralizzava, e le mezz’ore volavano. Era il pane quotidiano. Ancora. Un rookie interessante, l’australiano Daniel Sanders già un paio di volte a podio, e un americano emergente, Skyler Howes, per un giorno in testa alla corsa. Sei giorni, cinque leader. Impressionante. In ombra: Brabec, il Campione in carica che pure era partito a cannone, Pablo Quintanilla, il cileno che ha già “rischiato” di vincere, una volta, Adrien Van Beveren, il dio delle sabbie nordiche che quest’anno non trova la sua espressione. Più che onorevoli e partecipazioni Sherco, Lorenzo Santolino e il debuttante Rui Gonçalves, Hero con la moto nuova, JRod Rodriguez e Sebastian Buhler, e della regina Laia Sanz, partita in condizione non perfetta. Quasi scomparsi i Quad, neanche 15 in gara, il primo è quello del francese Alexandre Giroud, ma la gara è apertissima anche per l’argentino Giovanni Enrico e per il cileno Nicolas Cavigliasso, il vincitore del 2019.

Auto. La gara è più sottile, psicologica. Nasser al Attiyah e Mathieu Baumel, Toyota, sono costantemente all’attacco. Hanno vinto tre volte e sono… secondi. Stephane Peterhansel e Edouard Boulanger, Mini, li fanno diventare matti. Non hanno mai vinto e sono in testa con 5 minuti di vantaggio. Il duello psicologico si basa molto sulla supremazia intellettuale e sull’indubbio effetto carisma di “Peter”, e indubbiamente su una Mini molto a punto, troppo esperto e micidiale ora che ha ritrovato piena motivazione. Credo che il nuovo Navigatore, Dudd Boulanger, sia stato determinante nel “rilancio” delle credenziali, sempre comunque alte, del recordman della Dakar. Al terzo posto, quaranta minuti dopo, Carlos Sainz e Lucas Cruz, Mini. Gli spagnoli hanno vinto due volte, sono stati in testa al Rally un giorno ma hanno anche buttato via molto. Piccoli problemi, forature, soprattutto incertezze di navigazione. In una gara che si basa moltissimo sulla navigazione, essere perfettamente in sintonia con la nuova strumentazione è capitale. Si passa agli “oltre 1 ora”. Jakub “Kuba” Przygonski, Toyota, un grande e parsimonioso Joan “Nani” Roma, BRX Hunter, Brian Baragwanath, Century. Interessanti Al Qassimi, Peugeot, che per una volta fa gara assennata, Lavieille, Buggy MD, sempre perfettamente misurato, il buon “vecchio” Despres, Peugeot, in procinto di traghettare verso l’impatto zero (o quasi). Trasparenti, perché… opachi o già fuori gioco, De Villiers, Toyota, Al Rajhi, Toyota, Serradori, Century SRT, il privato che ci ha pur fatto sognare, Lategan, rampollo Toyoya troppo alla fine troppo irruente, anche Sébastien Loeb, BRX Hunter, arrembante ma “fragile” in questo Sport a lunga gittata.

SSV, Side by Side. Le “macchinine”. Oggi sono il futuro della Dakar a 4 ruote. Divertenti, effettivamente competitive, spettacolari. Anche “leggere”, in quanto a robustezza e, soprattutto, costi di gestione, acquisto, partecipazione. Gli SSV stanno richiamando diversi “titolati” importati da altre discipline. Kris Meeke, dal WRC, o Mattias Ekstrom, Rallycross e DTM, per esempio. Per effetto della “leggerezza” e della relativa giovinezza dei piccoli 4 ruote senza parabrezza, la gara degli SSV è delicata e anch’essa, per altri motivi, destinata a grandi colpi di scena. Un esempio su tutti. Francisco ”Chaleco” Lopez era in testa fino alla 5° Tappa, poi ha rotto un giunto e un semiasse sulla sommità di una duna e ha perso mezzora. Il cileno, indimenticabile protagonista con una Moto della meteora Aprilia, non dispera. Gli era successa la stessa cosa, anzi peggio in termini di ritardo nel 2019 nella stessa categoria, solo che poi… ha vinto! La gara degli SSV ci ha mostrato di cosa è capace una debuttante (seppure con esperienza). Cristina Gutierrez, OT3, ha vinto la prima tappa sbigottendo la platea e richiamando tutta l’attenzione sulla gara delle “Macchinine”. Un altro exploit ci riguarda da vicino. Altro debuttante, di riflesso famoso per essere il fratellino di Nasser Al Attiyah, Khalifa altro navigatore, il nostro ex motociclista Paolo Ceci. Sono loro che hanno vinto la Tappa dei T4 SSV che portava alla giornata di riposo, e sono pure loro che aspirano a un risultato sensazionale nella loro classe. In testa all’assoluta, per adesso, i polacchi Domzala e Marton con un Can-Am.

Camion. È la saga Kamaz. Come era ampiamente previsto. I padroni della gara degli Elefanti del Deserto sono i comandanti dei mostri modello 43509, Dmitry Sotnikov, Anton Shibalov, Airat Mardeev. Manca all’appello Andrej Karginov, il vincitore della passata edizione (e anche di quella del 2014), solo 9° e apparentemente, ormai, “sorpassato”.

 

Italiani. Giova sapere che siamo la quinta “potenza” mondiale alla Dakar. Francesi e Spagnoli si dividono due terzi dei partecipanti, noi veniamo dopo Repubblica Ceca e Olanda e ne abbiamo portati in gara 25. Di questi una bella fetta, purtroppo, è sparita dalle classifiche o è già rientrata nel nostro Paese. Restano in Gara Maurizio Gerini, il mitico Franco Picco, Cesare Zacchetti (sub judice fin a tardo pomeriggio per una gran botta nella 6° Tappa, e poi “liberato”) e Giovanni Stigliano tra i motociclisti. Tra gli SSV, oltre a Ceci, Ferdinando Brachetti Peretti insieme a Rafael Tornabel, e Camelia Liparoti con Annett Fischer. Michele Cinotto e Fulvio Zini, dopo il ritiro per lo “scoppio” del motore, continuano in categoria Dakar Experience, come dice Zini “degli sfigati”. Tra le Auto, solo l’”oriundo” Marco Piana con David Giovannetti, assistenti Polaris. Infine, Giulio Verzeletti, Marino Mutti e Beppe Fortuna, Mercedes l’Unimog, è l’unico superstite della “missione” italiana nei Camion. Non dimentichiamoci di Luciano Carcheri e Roberto Musi che, con un’anziana Nissan Patrol, stanno animando la corsa… di Regolarità della Dakar Classic, una delle novità sostanziali di questa 43ma edizione. Poca gloria, ma Maurizio Gerini è primo nella categoria Original by Motul, quelli che fanno tutto da soli!

 

Tuoni e fulmini sul bivacco di Ha’Il. Un altro temporale per benedire la partenza della seconda parte del Rally. Si inizia con la Ha'il-Sakaka, 737 chilometri con 471 di Speciale. Forza ragazzi, il riposo è finito!

 

© Immagini: “Nani” Roma Media, BRX, Red Bull Content Pool, X-raid, Toyota Gazoo Racing, ASO Médiathèque - DPPI, KTM, Honda, Rally Zone, Francesca Gasperi

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