Formula 1

F1, ecco la prova regina (ma non efficace) della Red Bull nel caso Hamilton-Verstappen

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La prova regina portata dalla Red Bull a sostegno della propria richiesta di revisione della penalità di Lewis Hamilton, poi rigettata, coinvolge un pilota che ha avuto più di un incontro ravvicinato con il sette volte campione del mondo. E c'è un piccolo mistero

F1, ecco la prova regina (ma non efficace) della Red Bull nel caso Hamilton-Verstappen

Alla fine, come era ampiamente preventivabile, la richiesta di revisione da parte della Red Bull della penalità comminata a Lewis Hamilton a Silverstone si è risolta in un nulla di fatto. Il dossier portato dalla scuderia di Milton Keynes, su cui Helmut Marko faceva grande affidamento, non è servito a inasprire la sanzione di dieci secondi scontata da Hamilton durante il Gran Premio di Gran Bretagna. Dal documento diffuso dalla FIA, in ogni caso, emergono degli elementi succosi. Prima di tutto, la prova regina che la Red Bull ha portato ai commissari. 

La Red Bull, per avere nuovi elementi a supporto della propria teoria, ha assoldato il suo terzo pilota, Alex Albon, per ricreare la traiettoria impostata da Lewis Hamilton alla Copse e illustrare il fatto che Lewis non avrebbe mai potuto chiudere la manovra. Albon, il 22 luglio, è sceso in pista per quello che è stato definito un "filming day" con la RB15, vecchia di più di due anni e quindi tranquillamente impiegabile per collaudi dalla Red Bull. La scuderia di Milton Keynes aveva diffuso alcune immagini di Albon in pista sui propri canali social, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente che Albon potesse diventare una pedina nella sfida politica con la Mercedes.

Albon, in quanto terzo pilota della Red Bull, rappresenta la scelta più ovvia per un compito del genere. Ma il fatto che Alex sia stato speronato due volte da Hamilton - Brasile 2019 e Austria 2020, per chi non se lo ricordasse - rende il suo impiego decisamente più pepato. A prescindere da tutto questo, il motivo per cui questa "prova" non ha sortito gli effetti sperati è molto semplice: non si tratta di un elemento nuovo legato all'incidente, ma di una ricostruzione. Albon, insomma, ha recitato la parte di Lewis Hamilton, non aggiungendo nulla a quanto già a disposizione dei commissari nel momento della loro decisione, ormai quasi due settimane fa. Peraltro, Albon è sceso in pista con le gomme test Pirelli, non equiparabili a quelle calzate dalla W12 di Hamilton al momento dell'incidente.

Ma nel documento è contenuta anche una dichiarazione molto interessante. Si legge: "I commissari prendono atto, con una certa preoccupazione, di alcune accuse mosse nella lettera del concorrente. Queste illazioni sarebbero potute essere o non essere rilevanti per i commissari qualora la richiesta di revisione fosse stata accolta. I commissari avrebbero potuto rispondere a queste accuse in modo diretto qualsiasi decisione fosse stata presa. Essendo stata rigettata la richiesta, i commissari non commentano queste illazioni". Sorge spontanea una domanda: a cosa si riferiscono, celandosi dietro il verboso e asettico linguaggio delle comunicazioni FIA? 

Viene il sospetto che possa trattarsi di un attacco ai danni di Lewis Hamilton, prontamente difeso dalla Mercedes. Nella serata di ieri, il team di Brackley, in una nota diffusa sui social, ha parlato di "tentativi da parte del top management della Red Bull di minare il buon nome e la reputazione" di Hamilton, anche attraverso i documenti presentati alla FIA. Ma se la Federazione ha ritenuto opportuno menzionare queste illazioni, è lecito pensare che la stoccata della Red Bull fosse indirizzata alla stessa Federazione. Una cosa, in ogni caso, è certa: la guerra è solo cominciata. E la FIA, chiamata a fare da arbitro in questa sfida mondiale così accesa, ha un compito tutt'altro che facile. 

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