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George Russell continua a dire di scivolare in pista, ma forse la verità è che gli sembra di scivolare in un abisso. La differenza accusata nei confronti di Andrea Kimi Antonelli nella seconda sessione di prove libere del Gran Premio del Belgio 2026 di Formula 1 è maiuscola, e la cosa peggiore per Russell è lo stacco tra la sua percezione del comportamento della monoposto e quello che si apprezza da fuori. La sua W17 è placida sui saliscendi di Spa, ma a sentire lui è come se pattinasse sul ghiaccio.
Russell non riesce a farsi una ragione del basso grip delle monoposto 2026, che generando meno carico sono giocoforza meno stabili di quanto preferirebbe, e di quanto funzionerebbe con il suo stile di guida. A peggiorare la situazione in quel del Belgio pensa il pacchetto a basso carico deliberato dalla Mercedes, in controtendenza con le dirette rivali. È un’arma a doppio taglio, in fondo. In grado sicuramente di poter dare ulteriore slancio nelle parti della pista in cui il motore Mercedes sprigiona tutta la sua potenza. Ma capace di mettere in difficoltà nella sezione guidata della pista.
Non è difficile capire perché Russell accusi mezzo secondo di ritardo proprio nel settore dove dovrebbe trovare il giusto ritmo con la sua W17, ma finisce per perdersi inseguendo dei fantasmi. Sente la monoposto scivolargli dalle mani, mentre la stessa vettura nelle mani di Antonelli diventa vivace, aggressiva come lo stile di guida di un pilota abituato ad attaccare le curve. Russell stavolta non può dire che si tratta solo di un giro sfortunato, perché è stato in forte affanno sin dall’inizio. E una volta che Antonelli ha trovato la quadra, si è aperta una forbice spaventosa.
Russell è tormentato dallo stesso problema che accusa dall’inizio dell’anno, la difficoltà nel portare le gomme nella corretta finestra di utilizzo. E ne continua a pagare le conseguenze. Il più vicino ad Antonelli è Lando Norris, con una McLaren MCL40 che sfoggia una nuova ala posteriore che sembra aver passato l’esame dell’università di Spa. Se lato Norris il set-up sembra azzeccato, c’è ancora qualcosa da limare nel caso di Oscar Piastri. È difficile immaginare la McLaren domani possa essere effettivamente la seconda forza in campo, anche perché le avversarie più quotate hanno probabilmente qualcosa da affinare sul lato della gestione dell’energia.
Spa è tra le piste più ostiche su questo fronte, con un superclipping inevitabilmente marcato. Se il teatro del GP del Belgio in precedenza premiava solamente la potenza, in questo caso è fondamentale trovare la giusta strategia di ricarica per evitare di arrivare completamente spompati nel terzo settore. E non è detto che le tattiche non finiscano per differire tra i diversi team, come è stato nella giornata di oggi. Avere un endotermico competitivo, però, può contribuire a fare la differenza anche indirettamente.
Non è un caso che nelle prime posizioni troviamo i due endotermici giudicati più potenti dalla FIA, quelli di Mercedes e Red Bull. Avere un ICE particolarmente competitivo implica non solo un recupero più efficace dell’energia, ma anche una potenza extra da impiegare in fase di superclipping. Non è un vantaggio da poco, a Spa. Ma anche avere un bilanciamento azzeccato porta a differenze sostanziali in termini di consumi. Ed è su questo fronte che la Ferrari potrebbe aver accusato qualche problema.
Le caratteristiche del tracciato – ma soprattutto la sua natura energivora in questo ciclo tecnico – fanno sì che l’agilità della Ferrari SF-26 in uscita di curva perda la sua centralità rispetto ad altre piste in cui la Rossa è riuscita proprio in questo modo a compensare le difficoltà sul fronte dell’endotermico, anche a livello di ricarica. Ma per Lewis Hamilton – e soprattutto Charles Leclerc – potrebbero servire accorgimenti sul fronte del set-up, visto che il distacco è notevole non solo sul dritto, ma anche nel secondo settore, che ragionevolmente avrebbe dovuto vedere la Ferrari più guizzante. Sembra invece abbastanza soddisfatto a livello di bilanciamento Max Verstappen, pur con il solito problema delle scalate di marcia che torna a tormentarlo.
Il quadro del venerdì di Spa resta giocoforza un po’ nebuloso, visto che su questa pista contano moltissimo non solo la mappatura del motore ma anche i carichi di benzina. E poi c’è la questione della gestione dell’energia, con strategie in divenire che su una pista energivora come questa possono fare una differenza non trascurabile. Davanti a tutti c’è ancora Kimi Antonelli, capace di staccare nettamente un Russell che, evidentemente, la sua Monna Lisa non riesce proprio a dipingerla con la sua W17 come pennello.