GP Messico 2018

F1, GP Messico 2018: Hamilton, cinque mondiali come Fangio

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Lewis Hamilton vince il quinto titolo in carriera in una stagione in cui non ha sbagliato nulla

Nel giorno del trionfo di Max Verstappen in Messico, l'attenzione è tutta per Lewis Hamilton che arrivando quarto conquista matematicamente il suo 5 titolo mondiale, eguagliando Juan Manuel Fangio. Adesso, nella classifica iridata, solo Schumacher gli è davanti con sette titoli e con il passo che ha l'inglese l'impresa non è per niente impossibile, anche se molto difficile. In Messico è rinata la Red Bull, almeno quella di Verstappen, visto che Ricciardo, dopo essere partito dalla pole, fin dalla prima curva si è trovato in terza posizione a difendersi in affanno fino a quando ha ceduto il motore, settimo ritiro della stagione. A fare da valletti a Verstappen, Vettel e Raikkonen con le Ferrari che sul podio hanno potuto prendersi una piccola soddisfazione in un periodo in cui l'amarezza e le polemiche la fanno da padrone.

Al di là delle storie che circolano, delle visioni da tifosi o semplici appassionati, resta il fatto che Lewis Hamilton non ha sbagliato nulla nella stagione, ha vinto gare difficili e altre regalate (vedi Vettel in Germania o Bottas che gli cede il successo in Russia). In ogni caso era sempre là dove doveva essere, al contrario di Vettel e della Ferrari che hanno regalato troppo ai rivali. Resta aperto il discorso per il mondiale costruttori e c'è da dire che se la Ferrari dovesse vincerlo, sarebbe un modo per sancire come al miglior pilota abbia fatto da riscontro il premio per la miglior macchina, che è senza dubbio la Ferrari versione 2018. Sarà la matematica nelle prossime due gare a dirlo con certezza, di sicuro la Mercedes nelle ultime due corse è stata sotto tono, in Messico ha disputato la peggior gara dell'anno e sempre per problemi di assetto.

Per i non addetti ai lavori e per quelli che seguono superficialmente la F.1, la storia dei cerchioni coi buchi, ritenuti irregolari, regge fino a un certo punto. Infatti fra USA e Messico la Mercedes ha avuto due tipi di problemi completamente diversi. Blister in America, dovuto alle temperature alte (e qui forse i cerchioni coi buchi potevano aiutare), graining in Messico, dovuto al poco carico aerodinamico. E qui i buchi nei cerchi non avrebbero aiutato affatto. Mettere sullo stesso piano (cerchioni forati) due problemi diversi è da disinformati o da cronisti in mala fede. Per cui meglio sgombrare il campo da illazioni: la Mercedes ha vinto col pilota migliore, quello che non sbaglia e non molla e che ha tanto talento. Fine delle discussioni.

In Messico, con la vittoria di Verstappen, in testa fin dalla prima curva, si è capito chi sarà il rivale del futuro, quel pilota di talento che sbaglia sempre meno gara per gara e che sfrutta pure un mezzo inferiore, dal punto di vista motoristico, per imporsi quando le condizioni lo consentono

Semmai in Messico, con la vittoria di Verstappen, in testa fin dalla prima curva, si è capito chi sarà il rivale del futuro, quel pilota di talento che sbaglia sempre meno gara per gara e che sfrutta pure un mezzo inferiore, dal punto di vista motoristico, per imporsi quando le condizioni lo consentono. In Messico la rarefazione dell'aria ha mostrato come la Red Bull abbia il miglior telaio-aerodinamica del lotto, peccato non abbia la stessa potenza dei motori Ferrari e Mercedes. Infine una nota per i due della Ferrari. Vettel ha corso con intelligenza fin dal via, si è tenuto lontano dai guai e poi ha rimontato con una bella strategia. Kimi Raikkonen, invece, ha corso per 53 giri con le stesse gomme che ad altri piloti (leggi Hamilton) hanno dato problemi. Vuol dire saper gestire e controllare al meglio il mezzo. Per "un nonno" di 39 anni non è poco. Complimenti anche a lui.

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