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La stagione 2026 di Formula 1 è iniziata sotto il segno della Mercedes. Come previsto da molti nel paddock, ancor prima che la nuova generazione di vetture debuttasse in pista a Sakhir, il team di Brackley ha un enorme vantaggio. Non è solo frutto del motore — indipendentemente dal rapporto di compressione, visto che al momento la differenza la sta facendo principalmente la gestione del software — ma anche dell’integrazione completa della W17. Il lavoro svolto su telaio e aerodinamica ha lasciato sbalorditi gli altri team, che per ora restano a guardare. Ma se la Ferrari può impensierire la Mercedes, per Red Bull e McLaren è tutta in salita.
Nel paddock del Bahrain, tutti i team si sono rimbalzati il ruolo di squadra di riferimento. Andrea Stella ha tracciato una linea chiara su quelli che, secondo lui, sarebbero stati i valori in campo all’inizio di questa nuova era tecnica: una lotta a due per il vertice, con una Mercedes avvantaggiata e una Ferrari costretta a rincorrere almeno nella prima fase della stagione. Per il ruolo di terza e quarta forza, invece, è previsto un duello tra Red Bull e McLaren. E se le sue previsioni sembrano confermate, per queste ultime due squadre la situazione si sta rivelando persino peggiore del previsto.
La McLaren sta affrontando gravi problemi con il motore. In Cina non ha neanche preso parte alla gara, a causa di due anomalie tecniche distinte ma legate alla stessa area della power unit. Il team ha provato a risolvere la situazione, ma è necessario un controllo approfondito, dall’interno e non solo tramite i sistemi di rilevazione di cui dispone il motorista, ovvero Mercedes. A prescindere da questi problemi, la scuderia di Woking fatica comunque a estrarre il reale potenziale del motore — quello che invece la Mercedes riesce a mostrare con Kimi Antonelli e George Russell. A penalizzare è soprattutto la mancata integrazione tra meccanica, telaio e aerodinamica: un aspetto che diventerà sempre più determinante in questa Formula 1 del 2026 e che, inevitabilmente, sta favorendo team motoristi con una conoscenza più approfondita del nuovo propulsore fin dalle fasi iniziali.
Se la McLaren di Andrea Stella potrà contare — come rivelato dallo stesso team principal a Shanghai — sul supporto della Mercedes HPP per risolvere i problemi legati alla power unit, lo stesso non si può dire della Red Bull. Per il team di Milton Keynes questo è un anno zero, con la prima power unit realizzata internamente, seppur con il supporto di Ford. Si tratta dunque di un territorio inesplorato, che dovrà essere sviluppato progressivamente, accumulando quel know-how che altri motoristi hanno affinato in decenni di esperienza. Servirà tempo, ma la Formula 1 è uno sport che corre veloce e dimentica ancora più in fretta. A spingere per un cambiamento rapido, alla ricerca della retta via, è soprattutto Max Verstappen.
Il quattro volte campione del mondo ha espresso senza filtri la sua opinione sul nuovo regolamento tecnico: “Una Formula E sotto steroidi”, ha definito la F1 2026, precisando che il suo giudizio non cambierebbe nemmeno se la RB22 fosse una vettura competitiva. È la natura stessa di questa Formula 1, basata sulla gestione dell’energia, che non permette di spingere sempre al limite, a non convincere l’olandese. “Se a qualcuno piace questo, allora non sa davvero cosa significhi correre. A me interessa lo spettacolo della corsa, non la mia posizione in classifica”, ha dichiarato lapidario a Shanghai.
A peggiorare il quadro è proprio la monoposto della Red Bull. Parlando alla media pen di Shanghai, Verstappen ha spiegato cosa non sta funzionando sulla RB22, costretta al ritiro a metà gara: “Il passo era terribile e anche il bilanciamento. È stato un weekend davvero molto brutto per noi”. Problemi soprattutto in partenza — aspetto che almeno in Bahrain non preoccupava il team — emersi in Australia e confermati in Cina, sia nella Sprint che in gara. “Nei test pre-stagionali sembrava tutto a posto, ma non mi sono mai sentito davvero vicino alla McLaren. Negli ultimi anni eravamo in una posizione molto più forte e stabile rispetto a ora”, ha ammesso.
“Ci sono tante cose che dobbiamo fare meglio. So che tutti stanno dando il massimo, ma chiaramente non è dove vogliamo essere”. Le parole più dure, però, erano arrivate già sabato dopo la Sprint: “Abbiamo cambiato tante cose sulla macchina per vedere se facevano la differenza, ma per tutto il weekend siamo stati fuori posizione. La macchina è completamente inguardabile”. La principale preoccupazione riguarda l’erogazione della potenza: “La batteria era a posto, ma semplicemente non ricevevo abbastanza potenza dal motore”.
A riconoscere la profondità della crisi è stato anche Toto Wolff. Commentando le dichiarazioni di Verstappen sulla nuova F1, il team principal della Mercedes ha suggerito che il difficile weekend della Red Bull stia amplificando le sensazioni del pilota: “Penso che Max si trovi davvero in uno spettacolo dell’orrore”, ha detto senza mezzi termini. “Se guardi i video delle qualifiche di sabato, è semplicemente orribile da guidare, ed è evidente. Ma non è così per molte altre squadre. Dal punto di vista dello spettacolo, credo che quanto visto tra Ferrari e Mercedes sia stato positivo: tanti sorpassi. Tutti noi abbiamo vissuto epoche in cui i sorpassi non c’erano. A volte siamo troppo nostalgici dei bei vecchi tempi, ma il prodotto oggi è valido”.
“Ora, dal punto di vista del pilota, il giro di qualifica a tutto gas è un’altra cosa. Dover gestire il sollevamento e il costo energetico in qualifica — soprattutto per un pilota aggressivo come Max — è difficile da accettare”, ha proseguito Wolff. “Ma direi che si tratta soprattutto di un problema specifico della vettura, che ne amplifica la percezione. Perché se ti siedi davanti alla TV, anche Max direbbe che è interessante correre in testa”.
Gli è stato fatto notare, però, che la necessità di gestire l’energia — e quindi di non poter spingere sempre al limite, nemmeno nel giro di qualifica — non piace neanche ad altri piloti. “Sì, le qualifiche a tutto gas sarebbero belle. Ma se guardi i tifosi, l’entusiasmo dal vivo, gli applausi per i sorpassi e anche i social media, soprattutto tra i più giovani, la maggior parte apprezza questo sport così com’è oggi. Possiamo sempre migliorare, ma al momento tutti gli indicatori dicono che piace. Ne ho parlato anche con Stefano Domenicali: la pensa allo stesso modo. Il vero tema è che, per alcuni piloti, la guida non è la cosa più piacevole”.