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Cambia la pista, ma non la forza della Mercedes. Anche nella sprint qualifying del Gran Premio della Cina 2026 di Formula 1 la scuderia di Brackley ha fatto classe a sé stante, e non è solamente questione di gestione dell’energia. Lo è invece l’esito della sfida interna tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli, con quest’ultimo che accusa tutto il suo deficit – quasi tre decimi – nel terzo settore. Russell sembra essere il più efficace nell'affrontare un equilibrio molto delicato, che in qualifica si gioca anche sul compromesso tra la preparazione della gomma e la gestione dell’energia. L’esperienza di Russell, unita al suo senso per il giro secco, sembra aver fatto la differenza.
Ma il vero divario – quasi un abisso – è quello tra la Mercedes e la concorrenza, con Lando Norris, il terzo classificato, staccato di sei decimi. Si parla moltissimo della power unit Mercedes e della capacità che ha il team ufficiale di gestirla con una sofisticazione a livello di software al momento inarrivabile per le scuderie clienti, ma c’è dell’altro. A livello telaistico e aerodinamico la W17 è una vettura molto solida, che viaggia sui binari, subito competitiva anche senza troppo lavoro a livello di assetto, nonostante la maggiore difficoltà nel definirlo in quest’era della F1.
La scorsa settimana Antonelli era riuscito a strappare la prima fila senza alcun tipo di lavoro sull’assetto, e anche oggi la Mercedes si è presentata in pista con una configurazione base estremamente efficace. Un vantaggio, questo, che risulta ancora di più cruciale vista l’unica sessione di prove libere a disposizione. Ma nella nuova era tecnica della F1 il fatto di avere un assetto azzeccato è una virtù ancora più importante di prima. Avere una monoposto con un comportamento pulito in pista vuol dire avere consumi ridotti e, di conseguenza, una maggiore efficienza nella gestione dell’energia.
Se la Mercedes è virtuosa in questo senso, possiamo offrire anche un esempio dall’altra parte dello spettro. Oggi la Red Bull ha vissuto una giornata da incubo, con Max Verstappen staccato di 1,7 secondi da Russell in SQ3 e Isack Hadjar di oltre due secondi. Il caso della Red Bull sembra illustrare altre peculiarità di questo ciclo tecnico. Una debolezza – come l’inefficacia nelle curve lente della RB22 – finisce per avere un ruolo amplificato per via delle conseguenze che comporta a livello di aumento dei consumi.
Che in Red Bull oggi si sia faticato a livello di guidabilità si vedeva dagli on-board ancora prima che Verstappen si aprisse via radio per lamentarsi di un’auto capricciosa. E a pesare, oggi come la scorsa settimana, anche se su una pista diversa, è stata la botta violenta di energia dovuta alla parte elettrica del powertrain che sciocca i piloti quando vanno a intervenire sull’acceleratore. Un’altra imperfezione che nel peggiore dei casi causa degli schianti e che non fa altro che complicare l’esistenza ai piloti.
Se la Red Bull è sprofondata, la McLaren nella sprint qualifying di Shanghai si è presa la scena con astuzia, piazzando Lando Norris davanti a Lewis Hamilton per pochi millesimi e Oscar Piastri a sandwich tra i due piloti Ferrari. La scuderia di Woking dal punto di vista strategico si è distinta dalla concorrenza per due motivi. Il primo è la scelta di effettuare due giri di preparazione della gomma, per un’introduzione più lenta a vantaggio della gestione dell’energia. ll secondo è l’azzardo di optare per un solo tentativo lanciato, puntando tutto sull’evoluzione della pista.
È un rischio che ha pagato, proiettando la McLaren sullo stesso piano di una Ferrari che nella sprint qualifying non ha sfruttato la chiacchieratissima ala Macarena. La Rossa ha deciso di testarla nelle libere per avere ulteriori dati, per poi tornare alla configurazione “standard” dell’ala posteriore. È difficile offrire una valutazione di quale possa essere il contributo sul tempo sul giro, ma non è da escludere che alcune difficoltà riscontrate dai piloti in fase di frenata nelle FP1 possano essere una conseguenza di questo componente ancora da affinare. Anche senza la Macarena, la SF-26 è apparsa in affanno in trazione nella sprint qualifying, occasione in cui Leclerc e Hamilton hanno visto picchi e tonfi a livello prestazionale, avvicendandosi in classifica.
Alla fine a prevalere, e non di poco, è stato Hamilton, anche per qualche stortura nella gestione dell'energia lato Leclerc. Ma tutto questo ha un’importanza relativa, se la Mercedes è ancora davanti, e non per un soffio. La SF-26 è una monoposto nata bene, ma il pacchetto della Stella a tre punte per ora è nettamente superiore da ogni punto di vista, anche a fronte della miglior Rossa attualmente possibile. La Sprint di domani fornirà delle risposte sulla gestione delle gomme, con lo spettro del graining ben presente, date le temperature decisamente contenute qui a Shanghai. La McLaren potrebbe esserne particolarmente affetta, visto che questo fenomeno è una spina nel fianco della scuderia di Woking che trascende i regolamenti tecnici.
Secondo Pirelli, il graining non dovrebbe essere severo per la Sprint, per cui molto probabilmente i team opteranno per la media. La corsa lampo, di fatto un antipasto di uno stint di gara, sarà molto utile per raccogliere dati, in un momento in cui i team sono assetati di informazioni, per capire meglio vetture che oggi sono ancora un mistero, intricate come sono le implicazioni di fattori concatenanti che possono creare un circolo vizioso. O virtuoso, se parliamo della Mercedes, la vettura da battere all’alba di una nuova era.