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Il venerdì mattina del Gran Premio di Barcellona si è aperto con una di quelle storie che riconciliano con il motorsport, capaci di unire la fredda precisione dei flussi aerodinamici al battito accelerato di un cuore giovane. Sulla pit-lane del Montmelò, a bordo della McLaren MCL40 solitamente affidata a Lando Norris, ha fatto il suo esordio ufficiale in un weekend di Formula 1 Leonardo Fornaroli. Il campione in carica della Formula 2, fresco dell’ingresso nel programma giovani del team di Woking sotto l'ala protettrice di Alessandro Alunni Bravi, ha vissuto il classico "battesimo del fuoco" con l’attuale ciclo tecnico. Non più i test TPC con vetture vecchie di almeno due anni, ma la pista vera, quella del Circus, nel bel mezzo della prima sessione di prove libere. Ad attenderlo nel box al termine della FP1, a testimoniare l'importanza del momento, c'erano Andrea Stella e un osservatore d’eccezione come Jean Todt, e ovviamente il padre che gli ha fatto scoprire questo sport e supportato in tutte le fasi di crescita.
Il compito non era dei più semplici. Per il team papaya Fornaroli ha svolto un meticoloso lavoro di sviluppo, testando una nuova specifica di ala anteriore fondamentale per raccogliere dati comparativi da incrociare con le sessioni al simulatore a Woking. Eppure, l’italiano ha mostrato una solidità impressionante, stampando subito tempi interessanti senza sbavature. "Sono molto contento di com'è andata", ha raccontato un emozionato Fornaroli subito dopo essere sceso dalla monoposto. "Oggi l'obiettivo era aiutare il team dandogli dei migliori dati possibili. Abbiamo fatto tanti test aerodinamici all'inizio e poi verso la fine ci siamo concentrati un po' di più verso la performance. Ho avuto pochi giri prima di mettere la gomma rossa per cercare di adattarmi alla macchina, che comunque è diversa rispetto a quella del TPC. Però mi sono trovato subito abbastanza bene, ho lavorato bene col team e spero di aver fatto tutti i test di cui avevamo bisogno fatti bene".
Dietro la visiera, però, c'è lo spazio per l'uomo, per il ragazzo che si guarda attorno e realizza dove si trova. Un conto è girare da soli in un test privato, un altro è trovarsi nel traffico del venerdì di Barcellona, a pochi metri dai mostri sacri della categoria. "Ero un po' nervoso ovviamente prima della sessione", confessa Leo con straordinaria genuinità. "Comunque era la prima volta che guidavo insieme a piloti che fino a poco tempo fa vedevo in televisione, continuavo a guardare i loro onboard e a dire 'mamma mia, questi sono dei fenomeni'. Trovarti lì in pista a pochi metri è stata un'emozione incredibile, molto bello".
Il cronometro gli ha dato ragione quasi subito, con un quinto tempo arrivato con naturalezza che ha mostrato una confidenza di alto livello, nonostante le ovvie cautele. "Sì, ho cercato di fare un giro pulito senza prendere grossi rischi. Comunque mancava ancora un pochino di confidenza, era solo il mio terzo giro spinto sulla macchina, però eravamo in una buona finestra col setup, quindi sono contento di com'è andata e spero che il team sia contento. Se mi sono emozionato? Molto, c'era anche mio papà che mi guardava in garage. Prima sessione ufficiale in un weekend di Formula 1, prima volta in pista con piloti ufficiali, quindi tanta roba, molto contento".
Un inserimento nel mondo McLaren facilitato anche dall'accoglienza di Oscar Piastri e dello stesso Norris, che non hanno esitato a supportare il debuttante. "Sì, ho parlato un po' con tutti e due, soprattutto con Lando, che è la sua macchina. Mi ha detto 'Divertiti, prendila con calma'. Gli ho chiesto quali fossero, secondo lui, le differenze rispetto alla macchina 2023-2025, mi ha spiegato un po' di cose, quindi sapevo già un pelo cosa aspettarmi, e ringrazio anche loro. Sto lavorando bene con entrambi, sono due ottime persone ed ottimi piloti".
Ma l'aspetto più puramente tecnico e viscerale emerge quando si tocca il tasto del confronto con le categorie propedeutiche. Il salto di prestazioni tra la Formula 2 e l'attuale Formula 1 è un abisso che deforma la percezione della velocità. "Beh, è esagerato", conclude Fornaroli con gli occhi ancora lucidi di adrenalina. "Soprattutto con la macchina TPC che va ancora più forte di questa, soprattutto in curva, lì è pazzesco. Va quasi 10 secondi più forte rispetto alla Formula 2, quindi ti ci vuole un po' di tempo ad abituarti, i primi giri sono sempre scioccanti. Sono stati scioccanti anche questi perché ha tanta potenza in più, con l'elettrico che ti aiuta, però quando la capisci è bellissima". Per l'Italia dei motori, a Barcellona, è nata ufficialmente una nuova speranza.