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Un weekend a due volti per Lewis Hamilton che lascia il Gran Premio d'Ungheria con un quinto posto che ha il sapore amaro della rabbia e il retrogusto dolce di una certezza ritrovata: il passo per stare con i primissimi c'è. C'è tutto. Ma all'Hungaroring l'equazione perfetta è mancata di nuovo per colpa di quei dettagli che trasformano un trionfo in un rompicapo psicologico. Dalle tre posizioni di penalità rimediate in Q3 per l'impeding su Oscar Piastri ai cinque secondi incassati in gara per una banale frazione di velocità in più nella corsia box, il weekend del britannico è stato un continuo rincorrere l'ombra di quello che avrebbe potuto essere. In pista, però, le sensazioni erano di ben altra pasta.
"I problemi sembrano essere iniziati negli ultimi due minuti delle qualifiche di ieri", racconta Hamilton a caldo, cercando di fare ordine in una domenica densa di rimpianti. "Ma oggi la partenza è stata ottima, davvero solida. Ho guadagnato subito posizioni e nel primo stint avevo un passo incredibile. Sfortunatamente su questa pista sorpassare è difficilissimo, ma siamo riusciti a fare l'undercut su Max. Quello è stato un momento molto positivo”. Poi, la doccia fredda in una fase cruciale della corsa, con un sorpasso subito da Verstappen all'interno di curva 14 che ha fatto da spartiacque alla sua gara. "Stavamo superando un doppiato e, onestamente, non ho visto arrivare Max. Mi ha infilato ed è lì che le cose hanno iniziato a precipitare".
A fare rumore nel box della Rossa è stata anche la scelta strategica di rientrare nel finale, una chiamata arrivata all'ultimo secondo utile che ha colto di sorpresa il sette volte iridato, facendogli scivolare via tra le dita un piazzamento sul podio che riteneva ampiamente alla sua portata. "Non ho ben capito perché ci siamo fermati alla fine. Ho ricevuto la chiamata proprio all'ingresso della pit-lane, non ho avuto nemmeno il tempo di discuterla. Se avessi saputo che rientrare mi avrebbe fatto perdere la posizione in pista, non l'avrei mai fatto. Pensavo che non sarebbe andata così. Magari alla fine Max mi avrebbe preso ugualmente perché aveva gomme più fresche, ma sarei potuto rimanere in P2 o al massimo in P3. Invece ho perso un sacco di punti. Sarei dovuto rimanere fuori, devo andare a capire con la squadra cosa è successo".
Il bilancio delle sanzioni incassate negli ultimi appuntamenti inizia a pesare, ma Lewis non cerca alibi facili e analizza la severità dei commissari con la solita franchezza, prendendosi la sua dose di responsabilità per l'episodio del sabato. "Gli ultimi due weekend sono stati piuttosto difficili da parte mia. Sulla sanzione di ieri mi prendo la totale responsabilità: ero in pista, avrei dovuto guardare meglio negli specchietti. La chiamata via radio mi è arrivata davvero all'ultimo, ma avrei dovuto fare attenzione. Sulle altre decisioni, invece, credo che alcune penalità siano state un po' esagerate e non necessarie, costandomi davvero tanti punti. Lavorerò duro per far sì che nella seconda parte di stagione non ci sia alcun motivo per darmi altre sanzioni".
Nonostante l'amarezza di Budapest e la consapevolezza di aver lasciato sul tavolo un risultato pesante, lo sguardo di Hamilton è già proiettato al futuro. La prima parte di stagione ha mostrato un potenziale enorme ancora parzialmente inespresso, zavorrato solo da qualche decimo di troppo nei tratti veloci. "Se non avessimo avuto la sanzione ieri, avremmo lottato per i primi due o tre posti, il passo c'era. Ma la prima metà di campionato è stata fantastica se consideriamo che ci sono mancati tre o quattro decimi sui rettilinei in termini di velocità pura. So che i ragazzi a casa stanno spingendo come matti per portare aggiornamenti costanti gara dopo gara. La seconda parte dell'anno sarà più forte. Storicamente è sempre stato il mio periodo migliore: userò la pausa per fare un bel reset e tornare ancora più in forma, più forte e preparato mentalmente".