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C’è un’aria diversa quando si parla di Ferrari con chi il Cavallino lo ha vissuto dall’interno per oltre dieci anni, attraversando tempeste tecniche e rivoluzioni umane. Jock Clear oggi osserva la Formula 1 da fuori, ma il suo sguardo resta quello del tecnico che ha vinto mondiali con Villeneuve e visto nascere l'era Mercedes. In una lunga chiacchierata con Peter Windsor, Clear ha messo a nudo la trasformazione di una Scuderia che, fino a poco tempo fa, sembrava condannata al ruolo di vittima sacrificale dei media e dei tifosi.
"In tempi recenti la Ferrari è stata un po' un sacco da boxe per molti fan", ha ammesso Clear senza girarci intorno. "In parte era giustificato, forse, ma credo che molto sia stato ingiusto”. Il dolore dei momenti difficili è ancora vivido, ma la Ferrari del 2026 che Clear descrive è una squadra che ha finalmente smesso di subire i colpi e ha iniziato a rispondere con la forza della competenza. Il punto di rottura col passato è rappresentato dall'arrivo e dalla successiva rinascita di Lewis Hamilton in rosso. Clear, che lo conosceva bene dai tempi di Brackley, ne ha analizzato l'evoluzione psicologica oltre che tecnica: "Tutti abbiamo sentito il dolore delle lotte di Lewis l'anno scorso. Qualcuno diceva che vinceva solo perché aveva la macchina migliore, ma cambiare squadra, cultura e DNA è difficilissimo. Lewis ha sofferto perché è dura, ma con un anno di esperienza e costruendo relazioni, oggi vediamo la differenza. Non parlo di tempo sul giro, ma del suo intero atteggiamento: si sta divertendo perché ha una macchina che gli dà fiducia. E una volta che hai la fiducia, puoi spingere, trovare i limiti e affrontarli".
Il duello interno con Leclerc non è una minaccia, ma un motore: "Sta tenendo Charles sulle spine, ed è quello che ci aspettavamo. Vedere Lewis oggi, dieci anni dopo la nostra collaborazione in Mercedes, mi conferma che la sua etica del lavoro e la sua attitudine sono forti come non mai, se non di più”. Ma la metamorfosi della Ferrari passa anche per il superamento dei propri demoni, primo fra tutti quello della strategia. Clear non ha usato mezzi termini per descrivere l'evoluzione del muretto di Maranello, ammettendo le colpe di un passato non troppo lontano. "Cinque, sei o sette anni fa, quando ero nel mezzo del muretto box Ferrari, la nostra strategia non era eccezionale. Ricordo molte decisioni per cui, a fine gara, mi chiedevo: 'Perché l'ho fatto?'. Era un'area che la Ferrari doveva sviluppare e ora credo che siano bravi quanto chiunque altro. Vasseur e il suo team ora prendono le decisioni che contano. Certo, il 20% delle volte saranno ancora sbagliate, ma il problema è che quella particolare squadra è stata sotto pressione per il disastro del 2020-21, e la gente oggi non perdona alcun errore percepito".
Secondo Clear, il miglioramento è ora visibile ovunque, anche nei pit stop, diventati stabilmente i più veloci della pit lane, e nelle partenze, dove la Ferrari ha costruito un vantaggio competitivo reale grazie a una scelta strategica con un turbo più piccolo per la power unit: "È un testamento al pensiero dei ragazzi a Maranello. Hanno affrontato il problema dell'energy management in partenza a testa alta e hanno detto: 'Rendiamolo il nostro punto di forza'. E ora lo fanno ogni volta".
Il racconto di Clear ha scavato poi nell'archeologia della velocità per spiegare come si costruisce un campione. Il paragone tra Jacques Villeneuve e Michael Schumacher serve a illustrare quella meticolosità che oggi definisce la Formula 1 moderna. "Jacques non era il più veloce del mondo sul giro secco, ma era super intelligente. Portò idee che inorridivano Patrick Head, come gli assetti asimmetrici o i gommini sullo sterzo. Patrick urlava: 'Se ti vedo passare un altro minuto su quel maledetto volante...!', ma Jacques sapeva che ogni piccolo dettaglio lo avrebbe reso più veloce. Michael era lo stesso: metteva i puntini sulle 'i' per avere ogni opportunità di vincere". È questa visione d'insieme che Clear ha ritrovato nel progetto attuale della Ferrari, una squadra che ha smesso di cercare la "bacchetta magica" per concentrarsi sugli incrementi marginali.
"Oggi i team sono composti da 1500 persone perché si è capito che ogni dettaglio conta, dalle imbottiture per le gambe alla gestione dell'energia. La Ferrari ha capito che per vincere deve fare tutto meglio degli altri". L'ex ingegnere della Rossa ha poi chiuso con una nota di ottimismo: "Lo sport beneficia di una Ferrari forte. E oggi, con questi nuovi regolamenti dove i distacchi sono minimi e sorpassare è difficilissimo, avere una macchina veloce nei posti giusti fa tutta la differenza del mondo. La Ferrari è lì, e il bello deve ancora venire".