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Se Lando Norris è riuscito a prendersi la vittoria nel Gran Premio di Ungheria 2026 di Formula 1, è merito di diversi fattori. Il primo è il massiccio pacchetto di aggiornamenti che la McLaren ha portato in pista all'Hungaroring per curare il maggior male della MCL40, la mancanza di carico aerodinamico. Le novità al fondo - e l’introduzione della versione nata a Woking dell’ala posteriore in stile Macarena/Ferrari, testata solamente in FP1 da Fornaroli, che rivedremo a Monza - hanno sortito i loro effetti su un tracciato su cui, a dire la verità, la McLaren era veloce anche sul dritto, tanto che Andrea Stella oggi ci ha tenuto a ringraziare HPP per il motore.
Capire se la McLaren fosse la macchina più veloce in pista in Ungheria non è un esercizio semplice, visti l’ingerenza delle gomme nell’equazione e il fatto che Norris ha potuto sprigionare la sua rapidità con aria pulita, a differenza di larghissima parte della concorrenza. Ma nella scuderia di Woking emerge ancora un divario tecnico importante tra Norris e Oscar Piastri. L’australiano paga le evidenti difficoltà nella gestione di una vettura con minore deportanza rispetto alla generazione precedente. E non è sembrato in grado di esprimere un passo degno di una vittoria anche senza il contatto con Carlos Sainz, complici i pannelli delle bandiere blu non funzionanti in pista.
In casa Ferrari, si paga caro lo scotto di un’esecuzione non ottimale, come ammesso dallo stesso team principal Fred Vasseur. Sul banco degli imputati sale Lewis Hamilton, che ancora una volta si vede comminare una penalità evitabile, anche se per un eccesso di velocità minuscolo. Un pilota che può ragionevolmente lottare per il titolo non può e non deve perdere punti per strada in questo modo. E forse c’è stata anche un po’ di ingenuità nel sorpasso doppio subito da Max Verstappen insieme ad Arvid Lindblad.
Anche a livello di strategia si ravvisa qualcosa di rivedibile, a cominciare dalla sosta anticipata con Hamilton, visto che Fernando Alonso e Gabriel Bortoleto con le soft hanno disputato oltre trenta giri. È stato un boomerang soprattutto perché la Ferrari ha accusato dei problemi nella gestione delle hard, tanto che Hamilton è stato costretto a un’altra sosta anticipata. Discutibile è anche la scelta di effettuare un doppio pit stop in regime di Virtual Safety Car. Forse il pit stop di Leclerc avrebbe potuto essere evitato. In ogni caso, il più vicino al gradino più basso del podio alla fine è stato proprio il monegasco.
In un weekend cominciato in affanno per aver lasciato il suo sedile nelle FP1, Andrea Kimi Antonelli riesce a contenere i danni in maniera esemplare, salendo sul podio e allungando in classifica piloti sia su Lewis Hamilton che su George Russell. Antonelli è stato molto efficace e veloce, con un unico neo su cui deve assolutamente lavorare, quello dei track limits. Non può rischiare penalità per una motivazione di questo tipo, soprattutto perché assolutamente evitabile.
Dal canto suo, Russell ha pasticciato con l’antistallo in partenza e si è trovato di nuovo in difficoltà, in un weekend in cui ha annaspato sia a livello di assetto che di gestione degli pneumatici, in particolare in qualifica. Nonostante la penalità comminata ad Antonelli ieri, Russell ha perso terreno e si è ritrovato lontano dal podio. E la cosa grave è che questo è successo su una pista su cui la gestione dell’energia è secondaria. I problemi alla power unit saranno anche risolti, ma lui continua a risultare non efficace.
Discorso completamente diverso, invece, per Max Verstappen, che su una pista su cui non emergono i limiti del regolamento tecnico 2026 riesce a tornare estremamente efficace soprattutto nelle manovre, come evidenziato dal doppio sorpasso su Hamilton e Lindblad di cui sopra. Questo non vuol dire che la sua gara, anche dopo una buona partenza sia stata facile, vista l’instabilità della sua monoposto. È stata una lotta per la sopravvivenza in pista per Max, ma ha dimostrato di poter ancora fare la differenza quando non è piegato ai dettami di un regolamento tecnico che mortifica il suo talento. Ma a imporsi, per la prima volta questa stagione, alla fine è stato il campione del mondo in carica, Lando Norris. Che sia o meno la classica rondine che fa primavera lo scopriremo a tempo debito, pista per pista.