F1. Norris fa sembrare semplice una McLaren che non lo è. Ferrari, invece, si complica la vita

F1. Norris fa sembrare semplice una McLaren che non lo è. Ferrari, invece, si complica la vita
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Con la sua vittoria nel Gran Premio d'Olanda 2026 di Formula 1, Lando Norris rilancia una McLaren in crescita, ma imperfetta. In casa Ferrari, invece, c'è qualcosa da recriminare a livello di esecuzione
23 agosto 2026

Che il Gran Premio d’Olanda 2026 di Formula 1 potesse regalare colpi di scena lo avevamo caputo nel momento in cui in griglia ha cominciato a diluviare. La capricciosa Zandvoort, ventosa e con la tendenza a scrosci di pioggia violenti, ha voluto mostrare la sua essenza nel giorno in cui dice addio al Circus. Ma le condizioni miste in cui ha preso il via la gara – con pista troppo asciutta per le intermedie, ma troppo bagnata, soprattutto fuori traiettoria – hanno tradito il figlio più glorioso di questa terra, Max Verstappen.

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Il destino ha voluto che fosse lui a mettere una gomma in fallo, toccando pericolosamente la linea bianca diventata scivolosissima con la pioggia e finendo violentemente a muro davanti al pubblico che lo venera. Di sbavature di guida come questa da parte di Verstappen se ne vedono davvero poche, ma il suo errore di valutazione lo ha pagato carissimo. Alla fine, il gradino più alto del podio si è colorato sì di arancione, ma di quello papaya di un Lando Norris che in questo ciclo tecnico riesce a farsi notare per la sua sensibilità nel gestire il minor grip generato dalle monoposto 2026.

È una dote che diventa ancora più rilevante visto che la McLaren MCL40 genera meno carico rispetto alla concorrenza diretta. Gli aggiornamenti portati nel corso della stagione hanno migliorato la situazione, ma sulle curve lente in gara la MCL40 è ancora piuttosto deficitaria, con quel retrotreno che continua a scivolare. Se Norris gestisce egregiamente, non vale lo stesso per Oscar Piastri, che già lo scorso anno aveva mostrato dei grossi limiti in condizioni di basso grip. Avvilito, alla stampa presente in pista ha detto di non aver avuto passo.

Andrea Stella ha comunque lasciato un punto interrogativo sulla ragione delle difficoltà di Piastri nel secondo stint con le hard, ma la questione dell’inferiorità tecnica di Piastri a livello di pilotaggio in questo ciclo normativo rimane. Lo stesso vale anche per George Russell, protagonista di una gara segnata da un passo gara insufficiente. Russell è stato molto meno efficace di Andrea Kimi Antonelli con tutte le mescole che ha impiegato nel GP. E l’avvicendamento tra Russell e Antonelli sul finale a Zandvoort non è altro che il modo per ristabilire i valori in campo stabiliti nel resto della corsa.

Russell ha provato a buttare la questione sul bene della scuderia, ma l’unico modo per assicurarlo era proprio lo scambio di posizioni. Il perché lo ha spiegato bene Toto Wolff dopo la conclusione della gara. Con questa generazione di monoposto, le lotte corpo a corpo fanno perdere moltissimo tempo e rischiano di avvantaggiare moltissimo la concorrenza. Intervenire tempestivamente con un ordine di squadra può fare la differenza nell’economia di una corsa. E lo si è visto bene anche in casa Ferrari, ma con un esito molto diverso.

Le lungaggini nel perfezionare l’avvicendamento tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton potrebbero aver impedito al sette volte campione del mondo di sferrare l’attacco per il podio a un Russell in ambasce. Certo, a influire è stata anche la Virtual Safety Car causata dallo scontro fratricida tra Carlos Sainz e Alex Albon, con l’annessa esplosione di detriti. Ma in casa Ferrari aleggia ancora lo spettro di un’esecuzione non ottimale da diversi punti di vista. La prima tocca l’ambito della comunicazione tra muretto e pilota.

Hamilton non si è trattenuto via radio, arrivando a chiedere al suo ingegnere di pista, Carlo Santi, se lo stessero trattando come una cavia. Il problema, ha ammesso Fred Vasseur rispondendo a una nostra domanda nel post gara, è che a Lewis non era stata comunicata l’intenzione di optare per una strategia a una sosta per lui. Vasseur ha spiegato che non si voleva far mangiare la foglia alla concorrenza, ma vista la rabbia di Hamilton forse sarebbe stato necessario un modo per comunicarglielo. Anche Leclerc, dal canto suo, ha espresso delle perplessità, nel suo caso per la scelta della mescola e per la tempistica di una delle sue soste.

Qualcosa sul piatto in questo senso è stato lasciato, e lo stesso vale anche per le soste, con due pit stop non esattamente guizzanti da parte del gruppo di lavoro di Leclerc. Non è la prima volta in questa stagione in cui la Rossa si ritrova a raccogliere meno di quanto possibile non per le mancanze in termini di passo della vettura, ma per questioni legate all’esecuzione. Serve trovare la quadra in questo senso, se si vuole cercare di rubare la scena a una Mercedes che ora non necessariamente è la miglior macchina in pista e a una McLaren in crescita.

La prova del nove sia per la McLaren che per la Ferrari arriverà a Monza. La scuderia di Woking dovrà dimostrare che gli aggiornamenti sono efficaci anche su un layout così diverso da quello di Zandvoort. La Rossa, invece, nel Gran Premio di casa dovrebbe far debuttare il motore frutto dell’ADUO. Si sta lavorando alacremente per portare in fretta un aggiornamento più completo possibile. Sarà una corsa contro il tempo, nei pochi giorni che ci separano da Monza. D'altronde, Zandvoort si è appena prodotta nel suo canto del cigno, ma ora è già tempo di guardare avanti.

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