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Zandvoort saluta per sempre il calendario di Formula 1 consegnando agli archivi un weekend trionfale per la McLaren, suggellato dal capolavoro di Lando Norris nel Gran Premio d'Olanda 2026. Sulla pista delle dune, la scuderia di Woking ha coronato la rincorsa tecnica iniziata con gli aggiornamenti dell'Hungaroring, confermando che la MCL40 ha finalmente risolto i vizi di gioventù di inizio campionato per mettere nelle mani del campione del mondo in carica un'arma vincente. Un quadro idilliaco a cui fa da contraltare il sesto posto di Oscar Piastri, alle prese con un secondo stint complicato.
Andrea Stella ha analizzato quali sono state le chiavi di volta del successo del team papaya a Zandvoort: “Questo risultato è il frutto di tutti gli interventi fatti sulla vettura dal punto di vista dell'assetto, della guida e della comprensione degli pneumatici. In realtà, oggi come ieri le prestazioni tra Ferrari, Mercedes e McLaren erano vicinissime. Sulle medie o sulle mescole più morbide non eravamo affatto i più veloci; sulla gomma Hard, invece, Lando ha avuto una marcia in più nel capire come sfruttarla. Era una mescola insidiosa: l'abbiamo visto con Oscar, fortissimo nel primo stint e in grande affanno nel secondo, e lo stesso è accaduto ad Antonelli. La mescola dura aveva tanto potenziale da offrire, ma tirarlo fuori non era semplice. Nelle condizioni in cui la macchina scivola e il grip è basso, Lando è un maestro nell'esprimere il suo stile di guida naturale”.
La padronanza mostrata dal pilota britannico, capace di non scomporsi dopo aver perso la testa della corsa al via e di superare di prepotenza la Mercedes di Kimi Antonelli, riflette una maturazione psicologica e tecnica totale. “Lando sta guidando e operando a un livello altissimo, da Campione del Mondo in senso assoluto”, prosegue Stella. “Dall'inizio del 2025 è scattato un qualcosa che lo rende sempre più forte gara dopo gara. La sua sicurezza non si misura con l'aggressività cieca, ma con la fiducia nei propri mezzi: sa gestire i momenti dicendosi 'non lotto ora rischiando di perdere tutto, la gara è lunga, ci vediamo alla fine'. Nelle ultime gare vinte non ha difeso la pole al via ed era secondo al primo giro, ma non ha mai vacillato perché sapeva di costruire il momento per incassare la propria competitività. Assertività e sicurezza sono i due aspetti in cui è cresciuto maggiormente”.
Il quadro è decisamente più amaro sul lato del box di Piastri, scivolato indietro dopo una promettente prima parte di gara. Stella smonta subito qualsiasi ipotesi psicologica: “Non c'entra nulla la testa, è una questione puramente tecnica. Con livelli di grip così bassi, Oscar deve adattare il suo stile di guida naturale e questo richiede un'elaborazione mentale che gli fa perdere un paio di decimi rispetto a quando guida d'istinto. In gara ha pagato due fattori: l'errore del team al pit stop per coprire Russell, dove abbiamo perso la posizione per nostra responsabilità, e la totale incapacità di accendere la gomma dura nel secondo stint, rimasta costantemente in una finestra di grip bassissimo. Con tre team racchiusi in un decimo, non appena non sei ottimizzato scivoli subito in sesta posizione. Ma continuiamo a lavorare e i progressi si vedono”.
Con una classifica cortissima e la Mercedes convinta di non avere più la monoposto di riferimento, il pensiero vola alla prossima tappa di Monza, vero crocevia della stagione. Stella tiene la barra dritta: “Ragioniamo una gara alla volta. Tra Zandvoort o l'Ungheria e Monza siamo in un regime completamente differente. Il drag sui lunghi rettilinei e le staccate violente non sono storicamente i nostri punti di forza. Se riusciremo a confermare i nostri progressi anche nel Tempio della Velocità, allora sì che potremo guardare con ottimismo al resto del campionato, consapevoli che sui tracciati ad alto carico possiamo lottare sempre per la vittoria”.
Stella rigetta poi con decisione le voci secondo cui la Mercedes non disporrebbe di budget per portare sviluppi significativi: “Non ci credo affatto. Grazie ai regolamenti sulle power unit 2027, tutte le squadre hanno una franchigia di circa tre milioni di dollari da poter utilizzare nei calcoli del cost cap 2026. La Mercedes ha visto i rivali alzare l'asticella, ha sicuramente una monoposto in galleria del vento molto più veloce di quella in pista e vorrà convertire questo potenziale in aggiornamenti reali. Avranno novità, ne sono certo”.
L'ingegnere italiano allarga poi lo sguardo al calendario e alle incertezze logistiche legate ai round finali: “L'impatto economico e sulla rotazione delle power unit è relativamente contenuto e non stravolge i nostri piani. Più che il piano, c'è la speranza che si possa correre in Medio Oriente, perché significherebbe che la situazione politica internazionale è migliorata, ed è una cosa più grande della Formula 1. Se due gare non si dovessero disputare, mi auguro che ne venga recuperata almeno una”.
In chiusura, Stella fa il punto sul delicato ricorso all'International Court of Appeal della FIA previsto per martedì prossimo, relativo alla controversia del Gran Premio di Monaco: “Andiamo all'udienza con un doppio intento. Il primo è di principio e di interesse generale per l'integrità dello sport: il processo di revisione dopo Monaco, con la rimozione della penalità, introduce forti elementi di preoccupazione per l'equità tra i concorrenti, a prescindere dai dettagli tecnici su come è stato calcolato il limitatore in pit lane. Il secondo è materiale per la McLaren: abbiamo scontato una penalità non appellabile che ci ha fatto perdere punti pesanti in campionato. Vogliamo fare totale chiarezza su entrambi i fronti”.