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È stata un’esecuzione impeccabile da parte di team e pilota a spingere Lando Norris verso la pole position del Gran Premio di Ungheria 2026 di Formula 1. Il campione del mondo in carica è stato l’unico a migliorarsi sul finire della Q3, sfruttando una MCL40 con degli aggiornamenti che si sono rivelati efficaci. L’ala in stile Macarena – anche se a Woking preferiscono non chiamarla così, staccandosi dalla soluzione Ferrari cui è ispirata – e il fondo rivisto hanno migliorato le sorti di una monoposto che mancava decisamente di carico.
Dati alla mano, la McLaren ha fatto la differenza nelle curve lente e sul dritto, dimostrando una migliore sinergia tra il telaio e la power unit di casa Mercedes. E l’efficacia degli aggiornamenti infonde speranza per la cura del male peggiore di questa vettura. La differenza tra Norris e Oscar Piastri, comunque, resta macroscopica. Non stupisce, visto lo scarso feeling dell’australiano con le condizioni di basso grip e l’handicap di non aver disputato le FP1. Il tratto in cui perde di più da Lando è il terzo settore, con quell’ultima curva di difficile interpretazione per larga parte della griglia.
Solo 12 millesimi hanno separato Lewis Hamilton dalla partenza al palo su un circuito che ha visto alcune delle sue prodezze più grandi. Hamilton non solo ama l’Hungaroring, ma anche le monoposto 2026, così lontane per esigenze dalle vetture a effetto suolo con cui non si è mai trovato. Su un tracciato su cui le mancanze della Ferrari in termini di potenza sono sostanzialmente irrilevanti, sono emerse le doti telaistiche e aerodinamiche di un progetto che con gli aggiornamenti – nuova Macarena compresa – sembra essere cresciuto.
La Ferrari ieri aveva primeggiato per una questione legata all’esecuzione, con un bilanciamento di base molto buono a differenza della concorrenza. Ma anche con i valori più ravvicinati, Hamilton ha sfiorato la pole. La macchia della sua qualifica è l’impeding nei confronti di Oscar Piastri, complice una comunicazione non particolarmente efficace da parte del muretto. La penalità di tre posizioni in griglia gli complica la gara, ma non lo esclude dai giochi per la vittoria. Così come della partita è anche Charles Leclerc, meno efficace del compagno di squadra, ma comunque tra i primi tre.
È strano vedere una Mercedes comprimaria nel contesto di una stagione di cui è la grande protagonista, ma in Ungheria è stato così. Andrea Kimi Antonelli ha detto che la pole sarebbe stata alla sua portata senza la bandiera gialla causata da un Max Verstappen in ambasce con una Red Bull RB22 definita inguidabile sia da lui che da Isack Hadjar. Kimi, però, si è trovato in affanno a livello di feeling con la macchina dopo aver saltato le FP1. Viste le condizioni peculiarissime dell’Hungaroring, non è stato un handicap da poco. E su Antonelli è pure piovuta la tegola della penalità per il mancato rispetto della bandiera gialla dopo l’incidente di Verstappen.
Sul weekend della Mercedes pesa anche la mancanza di aggiornamenti ad alto carico. La scuderia di Brackley a Spa ha portato un pacchetto a basso carico in controtendenza con una concorrenza che invece ha lavorato nella direzione contraria. Senza il vantaggio della sua power unit, la W17 è più fragile, soprattutto nelle mani di George Russell. Il finale della qualifica per lui è stato disastroso, con una generosa perdita idraulica alla power unit che ha indotto la Mercedes a un cambio di unità in via precauzionale per domani, senza incorrere in penalità. La sanzione comminata al compagno di squadra lo proietta in avanti, ma è una magra consolazione.
Tornano così a emergere le fragilità della power unit Mercedes in un weekend in cui Russell non ha comunque trovato la quadra né a livello di bilanciamento, né di raggiungimento della finestra di utilizzo ideale delle gomme in qualifica. Ma sono minuzie rispetto al disastro in casa Red Bull, con una RB22 che non stava in pista, come evidenziato brutalmente dal testacoda di Verstappen. Nelle condizioni di basso grip di un Hungaroring polveroso e ventoso, il retrotreno della RB22 è diventato completamente ingovernabile. E per Verstappen e Hadjar c’è stato davvero poco da fare per non restare comprimari. Forse c’è qualcosa da comprendere sul massivo aggiornamento che ha ridotto notevolmente il peso della RB22, ma potrebbe averla resa troppo vulnerabile in un weekend in cui anche i primi della classe hanno accusato della fatica.
Verstappen ha spiegato che i problemi accusati in qualifica sono andati peggiorando con il passare dei giri, un andamento contro logica vista l’evoluzione della pista. La Red Bull è spesso stata in grado di ribaltare la monoposto a livello di assetto tra venerdì e sabato, ma l’insieme di fattori che ha sparigliato le carte in tavola in Ungheria non ha fatto altro che aumentare la confusione del team, non aiutato da una galleria del vento ormai obsoleta. Non si è invece persa una McLaren che con Norris conquista la prima pole non Mercedes dell’intera stagione.