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Dodici millesimi per spezzare l'incantesimo. Tanto è bastato a Lando Norris per regalare alla McLaren la prima pole position della stagione 2026 sul tracciato dell'Hungaroring, al termine di una qualifica tesa, giocata sul filo dei dettagli e su un asfalto che il campione in carica non ha esitato a definire una lotteria. Un secondo settore perfetto ha permesso al britannico di beffare un penalizzato Lewis Hamilton (scatterà quinto), piazzando la MCL40 davanti a tutti proprio dove il bilanciamento della monoposto sembrava un puzzle irrisolvibile.
Un risultato voluto, cercato e costruito con la pazienza dei giorni migliori, favorito anche dalle novità tecniche portate a Woking. Il nuovo fondo ha dato quel pizzico di spinta in più, anche se il lavoro sulle traiettorie sul riasfaltato tracciato magiaro ha richiesto un controllo al limite della fisica. Partire davanti a tutti all'Hungaroring è un segnale enorme per il team, ma Norris analizza la sua prestazione mantenendo i piedi ben saldi a terra, conscio che ogni curva è stata una scommessa giocata sul filo dell’aderenza. “Il mio giro è stato buono abbastanza per la pole, ma di certo non il mio migliore in assoluto. È incredibilmente difficile mettere insieme tutto qui, con questo nuovo asfalto che offre grip in alcuni punti e del tutto assenza di aderenza in altri. In certe curve sembrava davvero di giocare alla lotteria. Nel mio tentativo finale sono entrato in un territorio inesplorato per capire cosa succede al bilanciamento spingendo oltre il limite, e ho perso un po' di tempo in un paio di punti. Se avessi avuto un terzo tentativo, sono convinto che avrei potuto fare un salto in avanti notevole, ma sono comunque felicissimo di essere di nuovo qui in prima posizione. Sentivo di avere fiducia nella macchina per tutto il weekend ed è fantastico essere riusciti a concretizzarla”.
Nelle battute decisive del Q3, con Hamilton momentaneamente davanti, la pressione dentro al box McLaren era alle stelle. Eppure, Norris era consapevole del margine di miglioramento ancora nascosto nella sua MCL40, specie dopo un primo tentativo condito da un traverso spettacolare ma controproducente. “Ero fiducioso, sapevo di potercela fare. Nel mio primo giro avevo commesso un errore: uno snapping improvviso in curva 12 che mi ha fatto sbagliare la 13, per poi ritrovarmi praticamente a fare drifting in curva 14. Sapevo di avere molto margine. Le novità portate questo fine settimana non cambiano radicalmente il feeling alla guida, ma la macchina va indiscutibilmente più veloce, e questa è sempre la notizia migliore per un pilota”.
Il sabato ungherese restituisce così un Norris sorridente, consapevole di aver trasformato in oro il potenziale mostrato già a Spa, ma ben cauto nel proclamare la svolta definitiva prima dei settanta giri della domenica. “Non parliamo ancora di un punto di svolta, è solo la qualifica. Domani ci aspetta una gara lunghissima e molto complessa. Già in Belgio avevamo il passo per lottare al vertice, ma per vari motivi non ci siamo riusciti. Vedere che quel potenziale si è concretizzato qui è un'iniezione di fiducia e motivazione enorme per tutta la squadra. È gratificante quando il duro lavoro svolto a casa paga con i risultati. Ma non possiamo fare affidamento su un solo buon sabato: serve una grande gara domani prima della pausa estiva, e poi dovremo ripeterci nella seconda parte di stagione”.
A fare la differenza su una pista così insidiosa sono stati dettagli invisibili agli occhi di chi guarda dai box, a partire dall'interpretazione di un asfalto insidioso e dalle improvvise folate di vento che hanno cambiato le carte in tavola tra il venerdì e il sabato. “L'ultimo settore è stato una spina nel fianco per tutto il weekend. Basta guardare un qualsiasi onboard per capire quanto fosse difficile azzeccare le curve 13 e 14: se spingi un millimetro in più finisci in sottosterzo o perde aderenza il retrotreno. Inoltre l'asfalto nuovo è persino più insidioso di quello vecchio. Nelle staccate di curva 1 e 12 perdevamo tantissimo rispetto alla Ferrari, che nelle curve lente resta il riferimento assoluto come a Monaco. Come abbiamo ribaltato la situazione rispetto a ieri? In realtà non abbiamo toccato quasi nulla sul setup. A darci una mano è stato il cambio di direzione del vento, che ha favorito la percorrenza del secondo settore e limitato i nostri punti deboli nel terzo. La nostra vettura è estremamente sensibile alle folate, e oggi le condizioni meteo ci hanno dato quel pizzico di aiuto in più per mettere tutti dietro”.