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Budapest ha la forma di una trappola e la superficie di un puzzle indecifrabile. Segnata dalle crepe del riasfalto, scossa dai dossi e sferzata da un vento che fino a venerdì sera pareva remare contro la McLaren. Poi, improvvisamente, le raffiche hanno cambiato direzione, e con esse la rotta del Gran Premio d'Ungheria. Lando Norris ha dominato all’Hungaroring prendendosi la vittoria numero dodici della sua carriera, la prima da campione del mondo in carica, staccando tutti di quindici secondi. Una gara perfetta nel risultato, ma complessa, quasi viscerale nella gestione: corsa sul filo di un bilanciamento precarie, con una vettura definita senza mezzi termini "orribile da guidare in certi momenti", eppure straordinariamente veloce.
"L'auto era spaventosa in alcuni tratti, ma velocissima. E io preferisco mille volte una macchina orribile ma rapida a qualsiasi altra cosa", ha raccontato Norris al termine della gara. "Ciò che mi rende più felice è il passo. È la consapevolezza di essere stati su un altro livello per tutta la gara, persino all'inizio, quando mi sono ritrovato bloccato dietro a Oscar. Non ho fatto la mia miglior curva 2, è vero, ma poi guardavo i miei tempi ed ero semplicemente superiore in tutto, nel passo come nella gestione del degrado gomma. Ero convinto che avrei vinto comunque, sia facendo l'undercut, sia allungando il primo stint per riprenderlo con gomma fresca. Avevo così tanto margine da poter scavare un margine di un intero pit stop”.
Un ritmo martellante, tenuto a meno di otto decimi dalla monoposto gemella di Piastri per quasi quaranta giri in un tracciato dove seguire a scia è un suicidio per le coperture. Poi la rottura meccanica sulla vettura del compagno di squadra ha spianato la strada verso una cavalcata solitaria, ma senza togliere merito a una prestazione pura che Lando colloca tra le migliori della sua vita automobilistica. "Stare così vicino a Oscar su questa pista, giro dopo giro, mi ha dato la certezza assoluta che avrei vinto. Le macchine sono identiche, ma ultimamente mi sento fortissimo. Con gli ingegneri abbiamo lavorato tantissimo sul mio stile di guida per capire questo pacchetto, che non è affatto facile da interpretare e da portare al limite in modo costante. Il duro lavoro è l'unica risposta. Sento di guidare meglio rispetto allo scorso anno, anche rispetto a quando ho vinto il Mondiale. Non sempre questo basta per vincere, ma oggi, avendo la macchina giusta, l'ho dimostrato”.
A fare da ago della bilancia in un weekend iniziato tra la frustrazione e i dubbi del venerdì — con tanto di scommessa proposta dal team principal Andrea Stella per risollevare il morale dopo le FP1 — è stato un elemento invisibile ma decisivo: il vento. "Se le raffiche fossero rimaste quelle di venerdì, non avremmo mai avuto questo margine. La nostra monoposto è estremamente sensibile al vento, è un difetto su cui dobbiamo ancora lavorare. Sabato la direzione è cambiata e ci ha favorito, permettendomi di spingere e di prendermi prima la pole e poi la vittoria”.
L'ultimo giro è stato una passerella di pura gestione, divisa tra la cautela richiesta dal muretto per evitare i cordoli dopo il guasto di Piastri e il desiderio di godersi l'atmosfera. "Volevo prendermi il giro veloce alla fine, ma so che Will [Joseph, il suo ingegnere di pista] mi avrebbe sparato! Così mi sono limitato a evitare i dossi e a guardare le tribune. È una cosa che cerco sempre di fare all'ultimo passaggio: guardare i tifosi, godermi il momento, perché non sai mai quante altre volte accadrà. Guidare una Formula 1 in quelle condizioni e prendersi l'affetto della gente è una sensazione fantastica”.
Nonostante il successo che riapre ufficialmente le ambizioni della McLaren, Norris mantiene i piedi per terra, fedele alla filosofia che ha trasformato la sua stagione. "Non significa che saremo veloci ovunque. La lezione più importante che ho imparato è non avere aspettative per il futuro e vivere nel presente. È così che siamo tornati in cima: lavorando duro su noi stessi. Ora voglio solo godermi la pausa estiva. So che ci sono piste dove soffriremo ancora, ma ho piena fiducia nella squadra e nella nostra capacità di migliorare”.