F1. "Mercedes deve poter sviluppare perché...": Albon rompe il silenzio sul gioco politico della Red Bull che infiamma l'ADUO

F1. "Mercedes deve poter sviluppare perché...": Albon rompe il silenzio sul gioco politico della Red Bull che infiamma l'ADUO
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Alex Albon esce allo scoperto sul caso ADUO e la guerra dei motori: l'ex pilota anglo-thailandese smaschera la strategia Red Bull e si schiera apertamente a favore di Mercedes
11 giugno 2026

C’è un’ironia sottile nel destino di Alexander Albon, che a Barcellona si appresta a vivere il suo 96esimo Gran Premio con la Williams, superando un mostro sacro come Nigel Mansell. "In squadra mi prendono sempre in giro, dicono che sono un fanboy di Nigel, ho sempre guardato a lui e alla sua leggendaria 'Red 5' con una venerazione totale", confessa il pilota anglo-thailandese alla vigilia del weekend spagnolo. Il sorpasso storico sarebbe dovuto avvenire a Miami, dove Alex ha persino fatto da cicerone a Mansell all’interno del garage: "È stato incredibile, così tranquillo e rilassato... anche se tutti mi dicono che in pista, ai suoi tempi, non era affatto così! Mi sento profondamente onorato. È come se mi avesse passato la torcia per continuare a scrivere la storia di questo team".

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Diventare l'uomo bandiera della Williams, però, comporta responsabilità pesanti in un momento delicato. La crescita esponenziale dello scorso anno ha lasciato spazio a una stagione complessa, fatta di "dolori della crescita" e un evidente passo indietro. "A inizio anno ci siamo resi conto che il compito era molto più grande del previsto. Abbiamo subito una sorta di ritardo nel nostro viaggio. Accettare di aver fatto un passo indietro non è stato facile, ma non serve a nulla piangersi addosso. Siamo una grande famiglia, dagli ingegneri alla fabbrica, e la frustrazione è identica per tutti: siamo tutti arrabbiati, ma ferocemente motivati a resettare e ripartire". In questo percorso di ricostruzione, il carico di leadership è condiviso strettamente con il compagno di squadra: "Io e Carlos stiamo passando ore interminabili in fabbrica e nelle riunioni per capire perché la macchina non performi come l'anno scorso e come aggredire le nostre debolezze. Molto del lavoro che facciamo per ritrovare il feeling non si vede in TV, lo nascondiamo nelle sessioni di FP1".

Il futuro della Formula 1, tuttavia, si gioca anche sui tavoli della politica e dei simulatori, in vista della rivoluzione regolamentare. Albon apprezza il coinvolgimento della FIA nei confronti dei piloti ("Ci hanno interpellato costantemente in queste prime gare, è un ottimo segnale"), ma mantiene i piedi di piombo sull'efficacia immediata delle nuove norme: "Probabilmente non sarà una soluzione totale. Il 2028 sembra già nato meglio del 2027, ma aspetterò di guidare la macchina al simulatore prima di dare un giudizio definitivo. Spero solo che si riduca lo svantaggio per il pilota nella gestione del parzializzato del gas".

C’è poi la questione caldissima dell'ADUO (l'adeguamento delle prestazioni della Power Unit) che tiene banco nel paddock, con la Red Bull indicata da molti come il vero benchmark per la parte endotermica. Albon sorride quando gli si tocca l'argomento, svelando i retroscena di una vera e propria partita a scacchi politica: "È divertente, perché in questo momento nessun costruttore di motori vuole ammettere di essere il numero uno. C'è una strana contropolitica in corso. In Bahrain avrei detto senza dubbio che Red Bull avesse il motore più forte, poi in altre gare non è stato così. A Miami e in Canada erano i più veloci in rettilineo, ma tutto cambia continuamente. È un gioco delle parti. Spiegare come un team possa vincere le gare e un altro avere il motore migliore? Subentrano l'efficienza aerodinamica e il drag della vettura. Personalmente, ed egoisticamente parlando, spero che a Mercedes venga concessa l'opportunità di sviluppare ulteriormente la Power Unit. La Racing Bulls è una nostra diretta rivale a centro gruppo, e noi vogliamo un vantaggio prestazionale contro di loro. Siamo onesti: la politica in F1 funziona così". Un Albon a tutto tondo, insomma: maturo, leader e senza peli sulla lingua nel decifrare i giochi di potere del paddock.

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