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“Avrò tempo per realizzare tutto. Ma in questo momento non ci voglio nemmeno pensare”: il paddock intero lo riempie di complimenti, ma Andrea Kimi Antonelli prosegue per la sua strada, senza concentrarsi sull’enormità di quello che gli sta succedendo. Ammette di non aver voluto nemmeno guardare la classifica del mondiale, che lo vede saldamente in testa grazie a uno slancio pazzesco. Si limita a focalizzarsi sulla prossima sfida, il Gran Premio di Barcellona-Catalunya in programma a Montmelò questo fine settimana.
Ci arriva dopo una Monaco sensazionale, con un trofeo di cui vorrebbe l’originale a casa. “Ho chiesto a Toto se posso averlo – ha spiegato Antonelli alla stampa italiana selezionatissima a Barcellona – ma anche a lui piace molto. È bellissimo. Ma in fondo tutti i trofei con il numero uno lo sono”. È un premio conquistato in una gara in cui ha espresso una velocità invidiabile. Il team lo implorava di rallentare – “volevano che gestissi le gomme”, spiega Kimi – ma lui avrebbe voluto spingere sempre.
Un campanello d’allarme, però, lo ha indotto alla cautela. “Ho commesso un errore dopo il tunnel, ho tagliato la chicane verso metà gara e mi sono detto di mantenere la concentrazione, per non rischiare di tirare la macchina in un muro”. È stato solo un brivido nel contesto di un altro weekend di gara in cui Antonelli ha fatto la differenza sul compagno di squadra, George Russell. “Sicuramente abbiamo due stili di guida diversi – riflette Kimi – e anche le scelte di set-up sono giocoforza diverse”.
“La differenza c’è, al momento, ma c’era anche lo scorso anno. Io ho faticato con la monoposto 2025, soprattutto per il porpoising. Lui si trovava molto bene. Quest’anno sta succedendo il contrario, ma sono sicuro che questo weekend sarà di nuovo al top, perché lui va molto forte nonostante tutto. Sicuramente sarà lì davanti”. La differenza Antonelli la sta facendo con vetture più semplici da prendere “anche quando scivolano”. “L’anno scorso era molto secca la macchina. Aveva un grip esagerato, ma quando ti mollava, non la recuperavi più”.
Con le monoposto 2026, spiega Antonelli, “riesci a giocare di più con la macchina, che non è più piantata come un treno sui binari”. È con la sua agile Mercedes W17 che Kimi si sta candidando all’obiettivo più prestigioso, di cui non vuole parlare, scaramantico com’è. “La cosa importante – ribadisce – non è pensare allo scopo finale, ma a come raggiungerlo. È un grande cambiamento per me rispetto allo scorso anno. Pensavo molto alle conseguenze, a quello che sarebbe successo se non avessi ottenuto quel risultato. Quest’anno sono più tranquillo, mi diverto anche di più”.
L’entusiasmo di Antonelli è palpabile, contagioso, mentre si racconta con la naturalezza dei suoi diciannove anni, facendo trasparire una serenità d’animo incredibile. Altri di fronte all’enormità di quello che sta facendo sarebbero rimasti paralizzati. Ma lui continua la sua scalata verso la vetta, raccogliendo il plauso di colleghi che si dicono stupiti delle sue performance. Che fosse talentuoso era pacifico, ma che Kimi Antonelli potesse prendersi la ribalta con questa naturalezza, annichilendo Russell, era tutt’altro che scontato. Se ne renderà conto anche lui. Ma per ora non si ferma.