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Il muretto di Antony Noghues è ancora lì, impresso nella mente come un riflesso. Per Charles Leclerc, il Gran Premio di Monaco 2026 non è stato solo un ritiro al giro 68; è stata una ferita aperta davanti al pubblico di casa. Tre freni su quattro fuori uso dopo la Safety Car, le polemiche, il comunicato di fuoco della Brembo. Ma la Formula 1 non aspetta, e alla vigilia di Barcellona, il monegasco ha fretta di rimettersi il casco: "È l'unica cosa che aspetto: tornare in macchina domani e chiudere quel capitolo. Monaco è una pista che per me conta più delle altre, anche se i punti della domenica sono gli stessi. Per questo è stato un weekend più difficile da digerire rispetto agli altri".
Sull'incidente nel Principato, il ferrarista non cambia di un millimetro la sua versione, nonostante le smentite del fornitore: "Raramente parlo troppo presto, ma se lo faccio è perché ho controllato prima. Non ho molto da aggiungere”. L'atmosfera nel paddock del Montmelò racconta però una storia di svolte profonde, tecniche e umane, all'interno del box Ferrari. La scuderia di Maranello ha scelto di cambiare rotta, e lo fa seguendo le orme – e le richieste – di Lewis Hamilton. A partire dalle FP1, Leclerc abbandonerà il materiale Brembo per passare a Carbon Industries, la tipologia che Hamilton utilizza già da Suzuka dopo una lunga insistenza con i tecnici di Maranello per ritrovare il feeling dei tempi d'oro in Mercedes.
Una decisione nata dopo che i due piloti avevano differenziato le strade in Giappone, con Charles rimasto fedele alla vecchia configurazione. "È stata una decisione di squadra dividere le vetture", ammette Leclerc con onestà. "Ma gli ultimi due weekend sono stati più difficili di quanto avessi inizialmente previsto, e ora stiamo andando nella direzione di Lewis. È chiaro che cambieremo un po' la configurazione. Quanto cambierà? Devo ancora testarlo. Non mi aspetto una rivoluzione, ma in alcuni casi particolari spero sia più facile da gestire. Domani verificherò le sensazioni. Ciò di cui ho bisogno, in generale, è solo la costanza".
Il confronto con il sette volte campione del mondo, rigenerato da una monoposto 2026 che Leclerc definisce "più naturale da guidare dal punto di vista del telaio rispetto alle vetture precedenti", è uno stimolo continuo. Tra i due non ci sono filtri, solo lo studio reciproco che separa i buoni piloti dai fuoriclasse: "Guardo sempre come guida Lewis, ma è il suo approccio globale a fare la differenza. Come lavora con gli ingegneri, la sua visione, ciò che chiede alla vettura in piste specifiche. La guida è solo una parte di ciò che rende un pilota un campione. C'è moltissimo da imparare da lui".
C'è spazio anche per una riflessione politica importante sul futuro dello sport e sui discussi regolamenti sui motori per le prossime stagioni, che vedranno un bilanciamento 60-40 tra termico ed elettrico dal 2028: "Siamo stati una parte importante dell'intero processo e questo ci aiuta ad apprezzare quanto sia difficile per tutti essere sulla stessa pagina e fare in modo che sia equo per ognuno. Veniamo da un lungo percorso di sviluppo per ottimizzare la configurazione attuale; ora si cambia, e questo può aiutare alcuni team che avevano una particolare filosofia e danneggiarne altri. Trovare una via di mezzo lottando per il bene dello sport è stato difficile. Ci vorranno due anni, ma è meglio di niente. Abbiamo fatto passi avanti, è la direzione giusta anche per permetterci di spingere un po' di più in qualifica, come vogliono tutti i piloti".
Gli occhi di Leclerc si posano anche su chi sta dominando la scena attuale: Kimi Antonelli. Il diciannovenne della Mercedes sta scappando nel mondiale con cinque vittorie consecutive, mostrando una maturità che ha stupito tutti. Charles rivede in lui lo stesso percorso vissuto sulla propria pelle nel 2019, quando arrivò a Maranello accanto a Sebastian Vettel. "Nessuno si aspettava un salto in avanti così enorme dal primo al secondo anno. Ha sorpreso molti, ma io non l'ho mai sottovalutato: nelle categorie minori si vedeva che era speciale. Kimi non ha filtri, vedi ancora il ragazzino in lui, è molto rilassato e si sta godendo il momento. Quando arrivai in Ferrari, per me era una situazione incredibile: vivevo il sogno e guardavo Seb, che era il pilota più esperto e titolato. Se gli stavo dietro era normale, se gli stavo davanti era pazzesco. Non sentivo la pressione, e vedo che anche Kimi la vive così, senza filtri e molto rilassato".
La rincorsa iridata su Antonelli sembra un'impresa titanica, ma arrendersi a giugno non è nel DNA del numero 16, supportato da una Ferrari che a Barcellona porta un pacchetto corposo di novità tecniche. "Crederò nel titolo fino alla fine. Quest'anno lo sviluppo giocherà un ruolo talmente cruciale che è fondamentale che tutto funzioni bene. Se va così, tutto è possibile. Di sicuro non dobbiamo perdere troppo tempo, perché Kimi finora sta facendo tutto alla perfezione e recuperare i punti che sta accumulando sarà una sfida impegnativa, anche se dovessimo ritrovarci con la macchina più veloce al mondo. Ma io non mollo".