F1. Alonso incorona Antonelli ma punge: "Ha una macchina che domina, nelle formule minori era un saliscendi". E sul ritiro dice...

F1. Alonso incorona Antonelli ma punge: "Ha una macchina che domina, nelle formule minori era un saliscendi". E sul ritiro dice...
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Fernando Alonso accende la vigilia del GP di Spagna tra una fredda analisi sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli e l'annuncio shock sul suo futuro: a Barcellona potrebbe essere l'ultimo ballo della sua carriera davanti al pubblico di casa
11 giugno 2026

Alla vigilia del weekend di Barcellona, l'aria attorno ad Aston Martin è pesante, carica della consapevolezza di chi sa di essere partito con il piede sbagliato nell'anno del debutto dei nuovi regolamenti tecnici. Ma l'atmosfera del Gran Premio di Spagna, per Fernando Alonso, conserva sempre quel sapore unico, una passione travolgente che lo accompagna da ventitré edizioni. Eppure, tra i muretti di un Montmeló che si prepara a una pausa dal calendario prima del già confermato rientro nel 2028, l'asturiano guarda al presente della Formula 1 con l'occhio clinico di chi ha visto passare generazioni di piloti, soffermandosi sul fenomeno del momento: Andrea Kimi Antonelli, reduce da un impressionante filotto di cinque vittorie consecutive.

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Il contrasto tra la parabola del giovane talento italiano e il momento buio dell'Aston Martin è evidente. Rispondendo alle domande sui successi del pilota Mercedes, Alonso ha analizzato l'impatto del travolgente debutto del bolognese: "Siamo in un'era diversa della F1, dove grazie alla tecnologia siamo un po' più consapevoli degli aspetti tecnici della vettura. Abbiamo il simulatore, abbiamo diversi strumenti che aiutano un po' il nostro arrivo in Formula 1".

Lo spagnolo riconosce il valore del talento italiano, pur sottolineando con schiettezza come nelle formule minori il confronto con i coetanei fosse stato più equilibrato, prima che Antonelli salisse sulla monoposto più competitiva del lotto: "Ha un talento incredibile. Probabilmente il periodo più evidente per lui è stato nei kart. Nelle formule minori si può dire che sia stato un saliscendi in termini di risultati, e alcuni piloti della sua generazione sono stati in grado di stargli davanti a parità di macchina. Ora si ritrova con una vettura che sta dominando e si sta adattando a quella macchina, vincendo gare senza commettere errori". Un'analisi che unisce il plauso per la gestione della pressione da parte del giovane leader del mondiale a una fredda lettura dei valori in campo: "Sentire la pressione di guidare il campionato e guidare una gara è ovviamente un ottimo risultato. Ma questa è la Formula 1 e bisogna sempre esibirsi ai massimi livelli. Se hai l'opportunità, come l'ha lui quest'anno con una macchina vincente, e sei in grado di gestire la pressione e conquistare il titolo, ovviamente è una cosa incredibile per lui e sono felice per lui".

Mentre Antonelli vola verso il titolo, Alonso si trova a gestire una realtà ben più complessa. Il punto strappato a Monaco è stato solo un miraggio, un premio non meritato per il valore puro dell’AMR26, arrivato grazie alle circostanze: "Non credo che abbiamo fatto una grande differenza nel weekend. Abbiamo segnato un punto perché sono successe cose diverse in gara, tra penalità e ritiri. Ma non possiamo nascondere la verità: eravamo poco competitivi anche a Monaco e probabilmente non meritavamo il punto in termini di passo puro". La power unit Honda è nata immatura e il progetto sconta un ritardo pesante: "Abbiamo scoperto molto rapidamente che non eravamo al passo e che il progetto stesso era un po' immaturo. Abbiamo capito subito che avremo bisogno di tempo per recuperare e per risolvere alcuni problemi. Ma in Formula 1 si corre ogni due settimane ed è necessario fornire prestazioni ogni due settimane; abbiamo capito subito che non eravamo in grado di farlo e che sarebbe stato un inizio di stagione difficile".

Fernando, tuttavia, non perde la sua proverbiale determinazione, aggrappandosi alla certezza del proprio valore assoluto al volante, immutato dopo oltre vent'anni di carriera: "La motivazione non è cambiata molto. Capisco perfettamente come funziona questo sport. Quando ho la stessa macchina di qualsiasi altro pilota al mondo, non mi sono mai sentito non competitivo, in Formula 1 o fuori. Ho guidato molte auto diverse e mi sono sentito allo stesso modo per tutta la vita, e mi sento allo stesso modo anche adesso". La sfida tecnica si proietta già verso il futuro, con un pacchetto di aggiornamenti in arrivo pensato sia per correggere la rotta della stagione in corso che in ottica futura: "Lavoriamo anche in chiave 2027 perché sicuramente dobbiamo migliorare la nostra situazione. Ma il nostro obiettivo è che la seconda parte dell'anno sia più competitiva e si possa iniziare a lottare a centro gruppo".

Questo fine settimana a Barcellona, però, potrebbe avere un significato ancora più profondo. Alonso ha ammesso apertamente che questa potrebbe essere la sua ultima apparizione nel Gran Premio di casa: "Sarà un weekend speciale. Probabilmente la mia ultima gara a Barcellona in Formula 1. Quindi sì, voglio dire grazie a tutti. Cercherò di godermi il weekend. Non sarò competitivo e non sarò a lungo in macchina in qualifica e in gara rispetto agli anni passati, o non al passo che tutti vogliamo, ma voglio che tutti si divertano comunque". Con il futuro ancora tutto da scrivere e una decisione sul ritiro rimandata a dopo la pausa estiva, lo spagnolo affronta la tappa catalana con la consapevolezza che possa trattarsi dell'ultimo ballo davanti al suo pubblico: "Dopo l'estate prenderò la decisione se continuare o meno. Barcellona ovviamente non ci sarà l'anno prossimo. Quindi, se non so cosa farò l'anno prossimo, è quasi impossibile essere sicuri di cosa farò tra due anni. Considero ogni gara in cui vado quest'anno come potenzialmente la mia ultima volta. E qui a Barcellona c'è un briciolo di possibilità in più, dato che non si correrà nemmeno l'anno prossimo".

Una prospettiva che non lo spaventa sul piano personale, forte di una carriera che ha superato ogni suo sogno di bambino, ma che rende ancora più viscerale il legame con i tifosi spagnoli: "Per me la cosa più difficile è non vincere le gare e non essere competitivo. Se è l'ultima o non l'ultima, non influisce troppo. Sono in pace con la mia carriera e con la mia vita. Ho ottenuto molto più di quanto avessi mai sognato quando ero un ragazzino. Non ho mai sognato di essere un pilota di Formula 1 e poi di correre per i migliori team del paddock e rimanerci per un tempo lunghissimo. Quindi tutto è un plus, ed è un plus adesso. Non siamo competitivi come tutti vorremmo nel team ora, e questo è probabilmente il dolore più grande che attraversiamo ogni weekend, ma in termini di sentimenti personali non è troppo difficile".

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