F1. "Il giorno più duro della mia carriera": Gasly vuota il sacco sul podio scippato a Monaco e la verità sul ricorso Alpine

F1. "Il giorno più duro della mia carriera": Gasly vuota il sacco sul podio scippato a Monaco e la verità sul ricorso Alpine
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Pierre Gasly non nasconde lo sconcerto alla vigilia di Barcellona per il podio tolto a Monaco. Mentre il pilota si sfoga ("Momento più difficile della mia vita sportiva"), l'Alpine si presenta davanti alla FIA alle 13:00 con le prove millimetriche sulla pit-lane per ribaltare il verdetto
11 giugno 2026

Lo sguardo è ancora parzialmente ombrato da quella sottile linea di sconcerto che solo le grandi ingiustizie sportive sanno lasciare sul volto di un pilota. Pierre Gasly si presenta nel paddock del Montmeló con il corpo proiettato verso il Gran Premio di Barcellona, ma con la mente inevitabilmente ancora ancorata tra i muretti del Principato. Quel terzo posto conquistato in pista a Monaco, e poi scippato dalla scure di una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pit-lane a favore di Isack Hadjar, brucia ancora come fuoco vivo.

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In un giovedì caldissimo non solo per il meteo spagnolo, l’Alpine si gioca il tutto per tutto: alle 13.00 i rappresentanti del team francese saliranno i gradini della Direzione Gara per il "Right of Review", il diritto di revisione. Sul tavolo ci sono nuove, clamorose e rilevanti prove: ingegneri e meccanici di Enstone hanno passato gli ultimi giorni a misurare al millimetro la pit-lane monegasca, convinti che un errore di campionamento della FIA abbia falsato i rilevamenti. Gasly morde il freno, pesa le parole, ma non riesce a nascondere l'intensità di un dramma sportivo che lo ha segnato profondamente. "Non voglio dire troppo finché l'udienza non sarà terminata e la squadra non avrà parlato con la FIA", esordisce Pierre, visibilmente tirato. "Posso solo dire che i ragazzi hanno lavorato duramente, dando il massimo per portare nuove prove. Per ora la situazione è questa".

Ma quando si sposta il focus sull'aspetto umano, la corazza del professionista cede il passo all'emozione pura di chi ha visto sfumare il sogno di una vita. Le immagini del traguardo a Monaco lo mostravano con i pugni al cielo, in un urlo liberatorio strozzato solo pochi secondi dopo via radio dal muretto. "Ero consapevole di quello che stava accadendo, ma in quel momento correvo con un livello di emozioni altissimo", confessa Gasly, ricordando quei concitati istanti. "È stata una gara eseguita alla perfezione. Ero orgoglioso della prestazione mia e della squadra, e tagliare il traguardo in terza posizione è qualcosa che merita di essere ricompensato con il podio. Quello era il mio modo di vivere il mio momento, basato su tutto ciò che avevo provato dentro l'abitacolo. Volevo condividere quel tipo di emozione".

Una delusione talmente enorme da richiedere un reset totale, consumato tra le mura di casa per ricaricare le batterie dopo una sequenza di giorni ad altissima tensione. "Ho avuto bisogno di qualche giorno per calmarmi. Monaco è un weekend già di per sé intenso, dentro e fuori la pista. La guida ti consuma un'energia pazzesca, corri costantemente con l'adrenalina a mille. Se a questo unisci la situazione che si è creata, c'era davvero tantissimo materiale da elaborare. Il martedì è stato una giornata lunghissima, passata a parlare con la squadra, con gli avvocati, ad analizzare il nostro caso. Sono rimasto molto dentro a quanto accaduto. Ho passato il tempo a casa, allenandomi con la mia ragazza e il mio cane, parlandone con la mia famiglia e le persone vicine".

Per un pilota che non guida una vettura da vertice assoluto, occasioni del genere non sono la normalità della domenica, ma treni ad altissima velocità che passano raramente. Ed è questo il dettaglio che rende il boccone impossibile da digerire per il francese. "A livello sportivo – escludendo ovviamente la morte di Antoine Hubert a Spa nel 2019 – questo è stato in assoluto il giorno più duro che io abbia mai vissuto in Formula 1 e nella mia intera carriera agonistica. È stato il momento più difficile da gestire, perché la prestazione era stata monumentale. Da bambino sono cresciuto guardando la F1, l'iconico GP di Monaco... per un francese ha un significato speciale, e non avevo mai avuto la possibilità di salire su quel podio".

"Sapete, se guidi una macchina che ti dà la possibilità di finire sul podio un weekend sì e l'altro pure, è diverso. Voltare pagina è facile: vieni qui a Barcellona, lotti di nuovo per il podio e magari vinci. Nella mia carriera non ho ancora avuto una vettura del genere sotto il sedile. So benissimo che quando si presenta l'occasione, può succedere una volta all'anno, una volta ogni due anni, o forse due o tre volte in una stagione. Ma quando c'è, devo essere io ad afferrarla. Monaco era un luogo speciale, con un risultato speciale. È stato il momento più duro, che mi ha insegnato molto su me stesso e su come reagire, ma no... non è stato affatto un bel momento".

Ora, però, c'è la pista di Barcellona a pretendere il 100% dell'attenzione. Un tracciato vero, tradizionale, che fungerà da perfetta cartina di tornasole per i progressi tecnici della Alpine, attesa alla conferma dopo i correttivi apportati al retrotreno tra il Canada e il Principato. "Sono felice che ci sia subito un'altra gara, ho resettato la testa per essere qui al massimo delle mie forze. A Monaco, il venerdì eravamo in netta difficoltà con grip e bilanciamento, non avevamo fiducia e le Audi, le Racing Bulls e persino le Williams sembravano velocissime. Poi in qualifica siamo riusciti a mettere tutto insieme. Sulla carta Monaco era una delle piste più deboli per il nostro pacchetto, eppure abbiamo fatto benissimo; questo ci dà grande fiducia. Barcellona è un circuito molto più tradizionale, con curve ad alta velocità che dovrebbero sposarsi meglio con la nostra vettura. Qui avremo tre sessioni di libere per capire davvero se i passi avanti fatti dal Canada in poi, con i tanti pezzi cambiati dai ragazzi, saranno confermati. Domani avremo le prime risposte".

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