F1. Caso penalità in pit-lane a Monaco: ecco perché l'Alpine ha riavuto il podio e Russell invece è rimasto fregato

F1. Caso penalità in pit-lane a Monaco: ecco perché l'Alpine ha riavuto il podio e Russell invece è rimasto fregato
Pubblicità
Il pasticcio del cronometraggio a Montecarlo si trasforma in un giallo regolamentare. Vi spieghiamo l'assurdo vicolo cieco della FIA che restituisce il podio a Gasly ma condanna la Mercedes di Russell
12 giugno 2026

La giustizia federale, in Formula 1, ha quasi sempre il sapore freddo della burocrazia, di un foglio di carta intestata che arriva a riscrivere la storia quando i motori sono ormai spenti e i camion sono già in viaggio verso la gara successiva. Eppure, dietro la decisione dei commissari della FIA di cancellare i due penalty da cinque secondi inflitti a Pierre Gasly nel Gran Premio di Monaco, restituendogli un clamoroso e meritatissimo terzo posto, c’è una storia densa di ingegneria, intuizione e, soprattutto, di emozioni negate. Una decisione storica che, se da un lato ripara lo scippo subìto dal pilota francese, dall'altro ha scatenato un vero e proprio terremoto politico nel paddock, mandando su tutte le furie scuderie del calibro di Mercedes, Red Bull e McLaren.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

A guidare l'assalto politico delle Alpine è stato Steve Nielsen. L’ex direttore sportivo della FOM, oggi uomo chiave del muretto di Enstone, ha sfruttato ogni grammo della sua profonda conoscenza dei sistemi di cronometraggio per smontare il teorema della Federazione. Il problema, emerso solo grazie al Right of Review, risiedeva nel calcolo della velocità media nella prima "zona" della pit lane, subito dopo l'ingresso. Le barriere di Montecarlo, modificate tra il 2025 e il 2026, hanno permesso ai piloti di tagliare la traiettoria in modo molto più aggressivo. Il sistema della FIA calcolava la velocità su una distanza teorica preimpostata di 2692 centimetri, ma le scansioni LIDAR post-evento hanno dimostrato che la traiettoria minima reale era di soli 2615 centimetri. Un delta di ben 77 centimetri che falsava completamente la media oraria, trasformando un ingresso pulito in un'infrazione fantasma.

"Se potessi scegliere, baratterei i punti pur di riavere quel momento sul podio", ha ammesso Nielsen con straordinaria franchezza. "Quell'emozione è l'unica cosa che nessuno potrà mai restituirci. È un enorme peccato per Pierre e per tutta la squadra, anche se siamo felici di aver riavuto la nostra posizione". Una parziale giustizia che accentua il paradosso di un weekend in cui i controlli elettronici della squadra si sono rivelati più precisi di quelli della Federazione. Nielsen ha spiegato che, di norma, quando un pilota viene pizzicato per eccesso di velocità in pit lane, gli ingegneri lo vedono sui propri monitor ancora prima della notifica ufficiale. Questa volta, invece, i dati interni di Enstone erano immacolati. Da lì è nata la certezza di aver subito un torto, alimentata anche dalle anomalie notate già nelle libere del venerdì e del sabato, che avevano spinto il muretto a chiedere a Gasly la massima cautela in ingresso, come sottolineato anche da Mike Krack in Aston Martin.

Nel pomeriggio del Principato si è consumato un vero e proprio cortocircuito che ha travolto altre vetture, scatenando la dura reazione dei rivali. Stephen Knowles per Red Bull, William Courtenay per la McLaren e i rappresentanti della Mercedes avrebbero fatto mettere a verbale la propria netta contrarietà durante l’udienza, come riporta Mara Sangiorgio ai microfoni di Sky. I top team sostengono che il sistema di cronometraggio fosse identico e coerente per tutti durante l'intero fine settimana, e che le squadre avessero deliberatamente ricalibrato i propri limitatori per compensare i difetti noti della pista, giudicando ingiusto il trattamento di favore concesso ex post ad Alpine. La rabbia è dettata soprattutto dal fatto che piloti come George Russell hanno scontato la sanzione direttamente in corsa con addirittura un drive-through, vedendo la propria strategia e il risultato finale irrevocabilmente compromessi. Nielsen non ha nascosto la sua solidarietà per i colleghi: "Il nostro caso è stato relativamente facile da sistemare perché i secondi sono stati aggiunti a fine gara, ma per chi ha scontato la sanzione durante i pit stop non c'è modo di tornare indietro. Non sapremo mai se i loro eccessi di velocità fossero reali o meno, ed è una situazione davvero sgradevole. Se fossi stato al loro posto, sarei furioso".

Dietro questa disparità si cela un brutale vicolo cieco del regolamento sportivo della FIA. Perché la Mercedes o la stessa Red Bull non possono presentare un analogo reclamo adesso? La risposta sta nella natura stessa delle sanzioni e nelle rigide finestre temporali del Codice Sportivo Internazionale. In Formula 1, le penalità per eccesso di velocità in pit lane non sono di per sé appellabili. L'unica strada legale percorribile è il Diritto di Revisione (Right of Review), che richiede però due condizioni tassative: la scoperta di un elemento nuovo, significativo e non disponibile al momento della decisione, e la presentazione dell'istanza entro un limite temporale rigidissimo dopo la fine della corsa. L'Alpine si è mossa immediatamente, blindando il ricorso prima della scadenza dei termini. Per gli altri team, ormai, il tempo è scaduto. Ma il vero ostacolo giuridico è ancora più profondo: come specificato dagli stessi steward nel documento ufficiale, i commissari non hanno alcuno strumento normativo o potere legale per "annullare" o compensare una penalità che è già stata fisicamente scontata in corsia box. Anche dimostrando l'errore del sistema, non si possono restituire i secondi persi nel traffico o la posizione ceduta a causa di una sosta allungata artificialmente. La Federazione non ha una macchina del tempo regolamentare.

Resta la firma su un terzo posto che per l’Alpine interrompe un digiuno da podio che durava da Brasile 2024. Un risultato figlio della dea bendata, per ammissione dello stesso direttore sportivo, arrivato approfittando dei ritiri altrui e capitalizzando una strategia perfetta che ha tenuto Gasly davanti fino al traguardo. La vettura non ha ancora il passo per lottare stabilmente con i top team, ma la traiettoria di crescita è innegabile, grazie soprattutto al motore Mercedes, fortemente voluto da Flavio Briatore. La festa silenziosa di Monaco è già storia e la concentrazione è completamente sull’appuntamento di Barcellona, ma Enstone esce dal Principato con una consapevolezza granitica: sui circuiti cittadini, dove il centimetro fa la differenza tra la gloria e il muretto, gli ingegneri di Alpine sanno leggere la pista meglio degli strumenti della FIA. E al paddock, stavolta, non resta che masticare amaro davanti a una giustizia a metà.

Pubblicità