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C’è una sottile linea di confine tra il realismo di chi mastica amaro e l’ostinazione cieca di chi indossa la corona di campione del mondo. Lando Norris, alla vigilia del weekend del Gran Premio di Barcellona, cammina esattamente su quel filo. Il ritiro di Monaco, l'ennesimo boccone avvelenato di una stagione nata sotto una stella decisamente diversa rispetto al trionfale 2025, fa ancora male. Ma la pista spagnola è terra di risposte tecniche, il circuito che non mente mai, e il pilota della McLaren si presenta nel paddock con una vulnerabilità disarmante, mescolata a un’incrollabile speranza.
Il quadro clinico della sua MCL40, per ora, descrive una difesa del titolo complicatissima. Problemi di affidabilità continui, frustranti, ma soprattutto sempre diversi tra loro. Una reazione a catena che toglie certezze. “Quando continui ad avere cose che vanno storte, non puoi costruire fiducia nella macchina, non puoi provare nuove soluzioni. Tutto questo sta rendendo la difesa del titolo quasi impossibile per il momento. Fa male a me e fa male a tutta la squadra. Nessuno di noi vuole ritirarsi. Vogliamo darci un'altra possibilità di difendere i costruttori e il mondiale piloti, ma per ora semplicemente non è possibile. Dobbiamo solo continuare a spingere forte. Fa male, ma a volte sono le corse”, ammette Lando con totale trasparenza.
Il fantasma delle penalità in griglia per la rotazione delle power unit è già lì, concreto, all’orizzonte di un giugno caldissimo. Norris confessa di essere ormai vicino al limite dei componenti consentiti e sa che, prima o poi, dovrà pagare il conto alla sfortuna. Ma il vero nodo, oltre ai motori che tradiscono, è l'anima stessa di questa vettura, emersa in tutta la sua spietata rigidità tra i muretti del Principato. Lando entra nei dettagli di una guida che quest'anno non permette sbavature, quasi contro natura. “Abbiamo faticato molto. Non potevamo fare due cose... due cose. Ca**o, non potevamo fare due cose insieme. Non potevamo curvare e frenare. O freni o curvi. Non c'è una via di mezzo”. Un limite strutturale che Red Bull e Mercedes, invece, sembrano digerire molto meglio.
Eppure, nonostante l'evidenza dei numeri e una concorrenza che non sbaglia un colpo, il britannico si rifiuta di alzare bandiera bianca. “Non credo che il titolo sia impossibile. Ti fa sentire come se iniziasse a essere impossibile, ma io continuerò a crederci finché potrò. Credo ancora che come squadra possiamo ribaltare la situazione e fare progressi, ma siamo anche contro un team e un pilota che al momento stanno dominando. Che non commettono errori, che azzeccano tutto. Il pilota sta facendo un lavoro incredibile. È dura avere fiducia quando sei contro qualcuno così. Penso che la cosa che ci dà fiducia siano ancora Miami e il Canada. Abbiamo avuto due weekend dignitosi sul passo. La speranza è ancora lì, la determinazione anche”. Il riferimento è chiaramente alla Mercedes e Kimi Antonelli.
C’è spazio anche per un pensiero ai rivali, in particolare a un George Russell che sta vivendo l'altalena psicologica della lotta iridata, schiacciato anche dalle prestazioni di un compagno di squadra che sta facendo un lavoro incredibile, forse superiore alle aspettative di molti. Lo scorso anno, ricorda Norris, il percorso mentale era diverso: “Mentre l'anno scorso sono passato dal non avere molta fiducia al pensare 'cosa ho da perdere adesso?', direi che lui ha fatto l'opposto. È passato dal sentirsi molto sicuro di sé a perdere probabilmente un po' di quella fiducia. E forse ora sta arrivando a quel punto; ogni pilota deve trovare il proprio modo di affrontare la cosa”.