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Il Gran Premio di Barcellona, da sempre, è l'esame di maturità della Formula 1. Se vai forte qui, al Circuit de Barcelona-Catalunya, puoi andare forte quasi ovunque. Lo sa bene la McLaren, attesa a una prova del nove fondamentale dopo le ultime uscite, e lo sa benissimo Oscar Piastri. L’australiano ha tracciato la rotta per il fine settimana spagnolo, toccando i temi caldi del momento: la gestione complessa degli pneumatici Pirelli, che ha appena rinnovato fino al 2028, le recenti modifiche regolamentari sulla gestione dell'energia e le prospettive di una McLaren chiamata a confermare il proprio status di top team.
"Speriamo di essere molto più competitivi questo fine settimana", ha esordito Piastri nel paddock del Montmelò. "Sarà un ottimo test, non solo per noi ma per tutti, per capire finalmente dove ci troviamo sulla griglia di partenza”. Un test vero, su una pista "vera", che arriva dopo i rompicapi di Montréal. Il Canada ha lasciato in dote non pochi grattacapi alla McLaren, soprattutto sul fronte gomme, un aspetto su cui l'australiano si è soffermato a lungo, analizzando le difficoltà di approccio in curva evidenziate anche da altri colleghi: "È difficile distinguere cosa dipenda dalle gomme e cosa dalle vetture. Ogni volta che ti trovi tra le mani un'auto con meno carico aerodinamico, questa non ama fare due cose contemporaneamente, come frenare e girare in inserimento. Ma a dire il vero, da quando sono in F1 e anche prima, pochissimi pneumatici amano fare due cose insieme".
Il problema, secondo Oscar, è legato alla finestra di utilizzo e alla rigidezza delle mescole attuali: "Penso che siano coperture piuttosto rigide, dure. Inoltre, c'è stata molta approssimazione sul carico aerodinamico reale che queste vetture avrebbero generato, ma le decisioni andavano prese molto presto. Sono pneumatici decisamente difficili da portare nella giusta finestra di temperatura. Era da tanto tempo che non eravamo costretti a fare dei veri e propri giri di warm-up; in Canada le mie gomme non sono mai entrate in temperatura. Gestirle è complicato per ragioni totalmente diverse rispetto al passato".
Il Montmelò, con i suoi curvoni ad alta energia, sarà uno stress test brutale per le mescole. Sulla scelta della Pirelli di portare mescole teoricamente più morbide, Piastri frena gli entusiasmi: "È come paragonare mele con arance rispetto all'anno scorso. Su questa pista è sempre stato difficilissimo fare più di un giro secco in qualifica, l'energia scaricata a terra è troppa e la gomma degrada nell'arco del singolo tentativo, a prescindere dalla mescola. In gara, però, i delta di prestazione tra le varie mescole si faranno sentire e potrebbero aprire a strategie interessanti".
Non solo gomme. Il 2026 è l'anno della grande rivoluzione tecnica, e i flussi di energia delle nuove Power Unit rimangono il grande terreno di scontro ingegneristico. Tra software da affinare e "tagli" improvvisi di potenza in rettilineo, i piloti hanno dovuto reinventare il proprio stile di guida. Un processo caotico, che ha richiesto correzioni in corsa da parte della Federazione. "Le cose sono decisamente migliorate", ammette Piastri, ricordando i test invernali proprio qui a Barcellona. "Il comportamento del motore dipende moltissimo dal layout del tracciato. A Shanghai, ad esempio, recuperare energia non era un problema, ma il punto era riuscire a usarla tutta sul lunghissimo rettilineo posteriore. Se non ci riuscivi, la usavi in modo inefficiente nel resto del giro. Questo tipo di bizzarrie esisterà sempre su certe piste. Ma qui a Barcellona non credo che sarà così grave. Se penso ai test pre-stagionali, questa pista era un incubo per via delle cose folli che eravamo costretti a fare al volante. Ora le regole sono state adattate, i limiti di velocità quando alzi il piede e i messaggi di 'power-limit pending' sono molto più flessibili da tracciato a tracciato. Dovrebbe essere tutto molto più normale".
Infine, una battuta sul fronte politico e sul compromesso del "60/40" nella ripartizione della potenza tra motore termico ed elettrico entro il 2028, modificato per evitare lo spettro di vetture che "piantano in asso" il pilota a metà rettilineo: "Se avessi preferito che questo cambiamento avvenisse un anno prima? Probabilmente sì. Ma capisco le difficoltà, specialmente per i nuovi costruttori. Non è facile spendere una fortuna e fare uno sforzo enorme per progettare un motore e poi dover rifare molte cose per l'anno successivo. Lo comprendo perfettamente, sarebbe stata dura. Ma come sport abbiamo riconosciuto che quel cambiamento era necessario, e averlo fatto è certamente meglio che non aver fatto nulla. È un passo nella giusta direzione per il prossimo anno, e il passo più grande in ottica 2028".