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In Formula 1 la fiducia si costruisce un millesimo di secondo alla volta, soprattutto quando si pesta il piede sul pedale del freno. La rivelazione di Lewis Hamilton alla vigilia del Gran Premio di Barcellona non è solo un dettaglio tecnico, ma la fotografia di come il sette volte campione del mondo stia ridisegnando la Ferrari. Sulla sua SF-26 non usa più i dischi Brembo, ma ha preteso il passaggio a Carbon Industries, il materiale dei suoi anni d'oro in Mercedes. "In primo luogo ho cambiato i miei freni in Giappone, era qualcosa che avevo chiesto molto tempo fa", ammette Lewis, svelando un retroscena che spiega i suoi recenti progressi.
"Guardo a ogni elemento di ciò che abbiamo e cerco di capire come possiamo migliorarlo; alla fine dipende dalla preparazione, dalle preferenze e dal feeling del pilota. Sia io che Charles abbiamo testato l'opzione con cui sto correndo e lui alla fine non l'ha voluta. Ha scelto una strada tutta sua e ora ha cambiato idea, quindi per me non fa alcuna differenza. Non è l'unico fattore che ha fatto la differenza, come ho detto. Il mio obiettivo è dare un input che elevi l'intera squadra, e Charles è parte di questo". Per far svoltare la Scuderia serve la combinazione di molti elementi: "Con una vettura di Formula 1 è tutto molto, molto complesso, non c'è una sola cosa che cambia tutto, è una combinazione di molte cose, parti in movimento che si uniscono e lavorano insieme in sinergia, e penso che finalmente siamo in un posto in cui stiamo lavorando davvero bene come squadra".
Questo ascolto profondo dimostra che la musica a Maranello è cambiata rispetto alle frustrazioni della passata stagione, quando Lewis si sentiva un leone in gabbia. "Penso di essere passato da una stagione in una macchina che ho ereditato, per la quale non avevo dato alcun input, a una macchina in cui ho avuto voce in capitolo. Ci sono elementi della vettura che avevo chiesto e la squadra ha ascoltato, il che è stato fantastico". Il cambiamento è prima di tutto psicologico, una liberazione dopo mesi complicati. "Penso che abbia più a che fare con il fatto che, quando ti trovi in uno scenario in cui sai cosa serve per migliorare e lo gridi dalla cima della montagna, e non viene necessariamente fatto perché non può essere fatto immediatamente, o richiede mesi di sviluppo, o non può accadere fino all'anno successivo a causa dei regolamenti, qualunque cosa sia, è come sbattere la testa contro il muro ed è dura". Una delle sue più grandi battaglie era legata all'identità stessa del Cavallino: "L'anno scorso una delle cose che dicevo era: 'Dove sono le nostre innovazioni?'. Sapete, la Ferrari dovrebbe essere l'innovatrice, dovrebbe essere quella che tutte le altre squadre cercano di seguire, e quest'anno ci vedete arrivare con cose innovative che gli altri hanno seguito, e ci sono molte altre innovazioni in arrivo, il che è davvero emozionante".
Il merito di questa rinascita va condiviso con il muretto, capace di rimettere il pilota al centro del progetto. "Penso che probabilmente il fatto che ora stia iniziando a vedere accadere alcune di queste cose, e Fred è stato davvero fantastico nel lavorare con me e aiutarmi a fare certi cambiamenti che volevo, e questo in un certo senso ti sblocca per alzarti e fare quello che sai fare meglio". Questa totale fiducia ha rigenerato il campione britannico, che sente attorno a sé un calore unico. "Sono arrivato quest'anno con una mentalità migliore, più in forma e con un approccio decisamente migliore, quindi sì, una combinazione di tutte queste cose. Penso che sia stata davvero una grande prima parte della stagione; insomma, ovviamente potrebbe andare meglio, ma penso che ci sia una sensazione davvero positiva, l'armonia tra me, il mio team personale e la squadra corse è migliore di quanto sia mai stata, sapete, ci è voluto un buon anno per conoscersi e siamo più allineati che mai e penso che questa sia davvero una buona base su cui costruire per andare avanti. C'è ancora un'enorme quantità di lavoro da fare, ci sono ancora miglioramenti da fare in termini di motivazione delle truppe, sono tutti così appassionati; quando torni in fabbrica, non ho mai visto un amore per una squadra come questo e una passione per il team, si tratta solo di dirigerla, guidarla nella giusta direzione, ed è quello che cerco di fare".
I due secondi posti consecutivi sono benzina sul fuoco per gli obiettivi iridati, anche se battere la Mercedes richiederà un'impresa. "Penso che sarà difficile battere la Mercedes e penso che stiamo solo lavorando per concentrarci su noi stessi e cercare di migliorare se possiamo, ma questo è solo l'inizio per noi come squadra, ovviamente dopo un anno difficile vedere dei cambiamenti in questa stagione è davvero positivo e penso che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, ma non è tutto, abbiamo altro in arrivo, abbiamo altri miglioramenti da fare e spero che potremo essere lì per uno scenario del genere, ma penso che noi esistiamo per vincere e non penso che esistiamo per vincere per default grazie a qualcun altro, esistiamo per vincere attraverso la pura performance e meritandocelo, ed è su questo che stiamo lavorando". Monaco ha mostrato un gap evidente, ma per Lewis non è una questione di motore: "Non ho parlato molto con loro dell'analisi, ma penso che sia puro carico aerodinamico, sapete, abbiamo visto a Miami che abbiamo portato un pacchetto di aggiornamenti su cui la squadra ha lavorato duramente, la Mercedes non ha portato aggiornamenti e ha vinto facilmente, poi ha portato un grande pacchetto di aggiornamenti di quattro decimi, mezzo secondo, a Montreal, ed essendo un circuito a bassissima velocità immagino che non si sia visto necessariamente troppo, ma poi arriviamo a Monaco e si vede, potevo vedere quando era davanti a me quanto prima potesse andare di potenza, quanto più retrotreno avesse nelle curve e io non riuscivo a tenere il passo, e questo è solo carico aerodinamico".
Nel paddock intanto si rincorrono voci tecniche sul futuro dei motori e la power unit di Milton Keynes come benchmark dell’ADUO. "È sicuramente una sorpresa perché i motori Red Bull e Mercedes sono molto, molto vicini; la Red Bull ha fatto un lavoro fantastico con il suo motore, ma lo ha fatto anche la Mercedes. Ho sentito che c'erano alcune persone della Mercedes che sono andate alla Red Bull e in ogni caso hanno fatto qualcosa che nessuno pensava avrebbero fatto in così poco tempo per un nuovo produttore di motori, e tanto di cappello a loro. Penso che la Mercedes abbia ancora un motore altrettanto valido, forse un motore altrettanto valido, sono molto, molto vicini tra loro, quindi non c'è molto da dire alla fine".
C'è spazio anche per la psicologia e per un pizzico di ironia. George Russell ha recentemente dichiarato che il suo stile si adattava meglio alle vecchie vetture, ma Hamilton non crede che la nuova generazione sia un limite invalicabile per lui: "No, voglio dire, penso che la gente parli del mio stile di guida che non funzionava con la macchina precedente, e di sicuro ero meno felice nella vettura precedente, ma ho comunque vinto delle gare e sono stato comunque in grado di tirare fuori grandi corse, se pensate a Silverstone per esempio, quindi penso che se il tuo stile di guida non si adatta a una generazione non ottieni una vittoria, ma no, penso che sia stato solo saper imporsi di adattarsi. Penso che ci fossero molti elementi, proprio come l'anno scorso, che non funzionavano per me con l'assetto che avevamo qui ed è passato molto tempo prima di riuscire a cambiare quelle cose, e abbiamo iniziato a vedere quelle cose cambiare e di questo sono davvero grato, sapete, il mio obiettivo venendo nella squadra è quello di entrare e osservare, vedere se posso portare vent'anni di esperienza, sette campionati che ho vinto, esperienza e input in un'organizzazione già grande e aiutarli a salire di livello, ed è quello che sto cercando di fare, non lasciando nulla di intentato, vi ho detto l'anno scorso quanto lavoro stessi facendo dietro le quinte per cercare di aiutare la squadra a navigare e migliorare e finalmente sto iniziando a vederne i frutti".
Infine, un sorriso per la stampa, tra la ricerca dell’asciugamano di Kimi Antonelli messo a disposizione nel post gara per asciugarsi il sudore ("Il suo asciugamano? Il suo asciugamano che gli è stato preso da Kim [Kardashian, la compagna di Hamilon, ndr] a Monaco?") e l'inizio dei Mondiali di calcio: "Non ho un pronostico, non lo seguo molto, non così da vicino a dire il vero, mi piacciono di più la MotoGP e la NFL, ma mi sintonizzerò di tanto in tanto e terrò sempre d'occhio quello che fa l'Inghilterra e spero solo che non cantino 'It's coming home' troppo presto, perché è quello che facciamo di solito; cantatelo una volta che l'abbiamo preso, sapete, non prima, è una grande canzone ma cavolo... e poi non vedo l'ora di vedere i ragazzi in giallo, sapete, il Brasile, amo guardare il Brasile". Ma da domani, l'unico colore che conterà davvero sarà il rosso della sua Ferrari.