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È davvero l’inizio di un nuovo campionato? Non si può non chiederselo, vedendo il campione del mondo in carica Lando Norris prendersi di forza la pole position per la Sprint del Gran Premio di Miami 2026 di Formula 1. Si è ripreso la ribalta con una McLaren MCL40 che il suo team principal, Andrea Stella, aveva definito nuova. È completamente rivista, la monoposto della scuderia di Woking, dopo essere rimasta invariata dai test di Barcellona. E il lavoro di fino a livello aerodinamico – area in cui per ammissione di Stella c’erano delle mancanze – si vede.
La McLaren può effettivamente lasciare il segno in questo weekend di gara, Norris e Piastri lo hanno chiaramente mostrato nel corso della breve lotta per la qualifica. Possono sfruttare l’efficace power unit Mercedes, di cui hanno compreso le sofisticazioni a livello di software nel corso dei primi weekend di gara. E hanno un vantaggio rispetto alla scuderia ufficiale della Stella a tre punte. La Mercedes a Miami non ha praticamente portato aggiornamenti. E in attesa che arrivino in Canada, la W17 diventa più fragile.
È una vettura, la W17, che se paragonata alle rivali più vicine appare più semplice, spogliata delle sofisticazioni aerodinamiche che arriveranno. E nel venerdì di Miami ci sono stati anche dei singhiozzi a livello di power unit, con George Russell che si lamentava del turbo nelle FP1, mentre Andrea Kimi Antonelli languiva ai box per un problema tecnico al propulsore. Sono fragilità esposte in un fine settimana in cui l’obiettivo sarà quello di contenere i danni, in attesa di un nuovo slancio con gli aggiornamenti.
In questo senso, la prima fila a cui si è aggrappato Antonelli diventa molto preziosa, soprattutto perché il suo compagno di squadra e rivale per il titolo è solo sesto. Kimi ha un feeling speciale con la pista che gli ha regalato il suo primo acuto sul giro secco, proprio nella sprint qualifying nel 2025. E il più giovane leader di sempre del mondiale piloti è stato in grado di sfruttare al meglio le gomme su una pista infuocatissima, tanto quanto il sole cocente che la scaldava nel torrido pomeriggio di Miami. Cogliere il giro per ultimo è stato un azzardo che ha pagato, vista l'evoluzione della pista.
Il rischio di chiedere troppo agli pneumatici nel primo settore, finendo per surriscaldarli e perdere di conseguenza grip su una pista su cui affrontare le curve con il ritmo giusto è fondamentale, era concreto. Antonelli è stato molto conservativo nella prima parte del giro, per poi esprimere il suo ritmo più avanti. Non è stato così per Charles Leclerc, che ha piazzato la sua Ferrari SF-26 completamente rivista in quarta posizione. Ha suonato la carica troppo presto, finendo per arrivare in affanno.
È la conclusione decisamente poco soddisfacente di una sprint qualifying che per la Ferrari sembrava destinata ad altro, dopo le due prime tranche disputate con le medie. Con questa mescola, il distacco tra McLaren e Ferrari era ridottissimo. E restituiva l’immagine di due progetti con punti di forza differenti. Vista in pitlane a Miami, la SF-26 è la vettura 2026 al momento più sofisticata, con una serie di soluzioni che saltano all’occhio per il livello di dettaglio. Lo si vede chiaramente nella zona del diffusore, in cui il concetto di scarico soffiato proposto a inizio anno ha subito un’evoluzione marcata, con il flap diventato sostanzialmente una gabbia.
Ma il fatto che il pacchetto di aggiornamenti sia così complesso probabilmente ha reso più difficile trovare il corretto set-up con solo una sessione di prove libere a disposizione, pur se allungata a 90 minuti per i cambiamenti al regolamento tecnico. Viene anche da pensare che possa esserci stata anche qualche lacuna a livello di esecuzione, vista l’incapacità di progredire nella SQ3 rispetto alla concorrenza. Quella di plafonare in qualifica è una tendenza che si è già vista in passato da parte della Rossa, dopotutto. La riapertura del parco chiuso dopo la Sprint potrebbe essere la chiave per svoltare il weekend di gara, sia per Leclerc che per un Lewis Hamilton decisamente meno efficace rispetto al compagno di squadra.
Si è rivisto anche Max Verstappen, con un quinto posto tutto sommato incoraggiante cui si è aggrappato con una Red Bull RB22 profondamente rimaneggiata. Al netto dei dettagli – come l’ala posteriore in stile Macarena di chiara ispirazione Ferrari – la RB22 è sembrata meno bizzosa, ma sconta comunque le debolezze a livello di trasmissione e power unit emerse nei primi weekend di gara. Con il nuovo pacchetto, però, Isack Hadjar non sembra aver carburato per niente.
Al netto di valori in campo ancora tutti da verificare nel corso di un weekend di gara con l’incognita meteo per domenica a mo’ di spada di Damocle, va detto che sul giro secco si è notata la differenza data dai correttivi al regolamento. Le modifiche hanno effettivamente fatto venire meno la necessità di effettuare il lift and coast, e i piloti dagli on-board sembrano spingere con una maggior naturalezza. È un buon segnale. Questo non vuol dire che la F1 2026 2.0 sia un paziente guarito. Certe magagne, in fondo, sono congenite e non rimediabili. E non è un mistero per nessuno.