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Il sole di Miami doveva illuminare il debutto della nuova era tecnica per la Ferrari, ma per Lewis Hamilton il venerdì delle qualifiche della Sprint si è trasformato in un brusco ritorno alla realtà. Nonostante il massiccio pacchetto di aggiornamenti che ha letteralmente rivoluzionato le forme della SF-26, il cronometro ha emesso un verdetto amaro: settima posizione.
Il cuore del problema risiede nel comportamento e nella scarsa agilità della vettura nella sezione centrale del tracciato. Un errore proprio nel cuore del settore più guidato, dove la Ferrari non è riuscita ad aggredire i cordoli come necessario, ha innescato una reazione a catena che ha compromesso la velocità d'uscita sul lungo rettilineo, spegnendo ogni speranza di prima fila. Nel paddock, il volto del sette volte campione del mondo riflette una delusione che fatica a nascondere dietro la solita professionalità. Il feeling con la "nuova" SF-26 non è ancora sbocciato, e le risposte cercate nei dati sembrano ancora lontane.
"Speravo che andasse meglio", ha ammesso Lewis a fine sessione, con la voce di chi ha lottato con un mezzo poco comunicativo. "Ma la macchina non mi ha dato grandi sensazioni, onestamente. Pensavo che saremmo stati più forti di quanto lo siamo stati oggi". L'incertezza regna sovrana anche sull'efficacia immediata del nuovo pacchetto aerodinamico, che sulla carta avrebbe dovuto proiettare la Rossa stabilmente all'inseguimento della vetta. Quando gli viene chiesto se il team si aspettasse di più da questa configurazione o se il potenziale emergerà solo su piste più tradizionali, Hamilton è lapidario: "Beh, non ne ho idea. Faremo del lavoro durante la sera per cercare di capire perché non siamo stati così veloci".
Nonostante il colpo basso della qualifica Sprint, l'anima del campione non si arrende. C'è una gara corta da affrontare e, soprattutto, una qualifica per il Gran Premio domenicale ancora da scrivere. "Voglio essere ottimista, possiamo fare molto meglio. Oggi non è andata bene, ma non è finita qui".