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Sotto i riflettori e l'umidità asfissiante di Marina Bay, Max Verstappen ha piazzato la zampata che pesa. In un circuito storicamente ostico per la Red Bull, l'olandese ha estratto dal cilindro un giro perfetto per prendersi la pole position del Gran Premio di Singapore 2026, precedendo un reattivo Charles Leclerc. Un risultato tutt'altro che scontato, arrivato al termine di una sessione tiratissima in cui i margini sono stati infinitesimali dal primo all'ultimo minuto.
"È stata una bella qualifica, davvero molto combattuta. I distacchi tra di noi sono stati risicatissimi per tutta la sessione", ha raccontato un Verstappen visibilmente soddisfatto a fine giornata. Per Max, spezzare l'incantesimo di Marina Bay rappresentava un obiettivo preciso, specialmente dopo la vittoria nella Sprint: "Sono davvero felicissimo di essere in pole, perché questa era proprio quella che volevo. La macchina è stata molto solida per tutto il fine settimana. C'è sempre qualcosa che guardi e pensi possa essere migliorato, ma oggi è bastato per la pole e questo mi rende felice".
Una superiorità che trova spiegazione anche nella nuova era tecnica che la Formula 1 sta attraversando. Se in passato la Red Bull faticava a trovare la finestra d'utilizzo ideale tra i muretti di Marina Bay, oggi la situazione sembra radicalmente cambiata: "I nuovi regolamenti fanno sì che la nostra vettura funzioni in modo un po' diverso rispetto a prima. Siamo più forti in punti differenti della curva. Ma ce la teniamo stretta: veniamo da un trend estremamente positivo ed è speciale fare la pole proprio qui".
Eppure, nemmeno una prestazione maiuscola è bastata a eliminare del tutto qualche piccolo difetto di gioventù sulla monoposto di Milton Keynes. Quando gli si fa notare che durante la sessione si era lamentato della cambiata, l'olandese risponde con la consueta schiettezza: "Quel problema è rimasto, abbiamo dovuto conviverci. Ma la macchina è stata nella giusta finestra per tutto il weekend, quindi si è trattato solo di affinare e rifinire piccolissimi dettagli". Un lavoro di fino reso ancor più delicato dalla pioggia caduta nelle ore precedenti, che ha lavato via la gommatura lasciata nei giorni scorsi: "La pista sembrava un po' più lenta. Se non sbaglio ieri eravamo più veloci: c'era meno grip, forse perché abbiamo girato sul bagnato e il rubbering si è un po' dissolto".
Con la pole di oggi, Verstappen raggiunge quota 50 partenze al palo in carriera, una cifra tonda e prestigiosa che però non sembra scalfirne l'approccio pragmatico e quasi dissacrante. Interpellato sul valore di questo traguardo, la battuta arriva spontanea: "È meglio di 49, ma non è buona come 51. Continuiamo a spingere".
Accanto a lui in prima fila scatterà ancora una volta Charles Leclerc, rinnovando un duello che dura da quando entrambi muovevano i primi passi sulle piste di kart. Il ricordo va inevitabilmente a quattordici anni fa, alla celebre sportellata di Val d'Argenton rimasta nella memoria di tutti gli appassionati. "All'epoca c'erano diversi piloti che sembravano avere grandi possibilità di arrivare in Formula 1, e Charles era decisamente uno di questi", ha ricordato Max guardando il rivale di sempre. "È bello ritrovare nel motorsport che conta le stesse persone contro cui hai corso per tutta la vita. Significa che il livello era altissimo fin da giovani. Abbiamo condiviso parecchie prime file insieme, è bello essere ancora qui".
Se il giro secco ha sorriso alla Red Bull, l'incognita principale resta legata al passo gara e, soprattutto, allo stacco della frizione. Con le simulazioni di lungo stint praticamente annullate dalle condizioni meteo della Sprint, il momento decisivo della corsa rischia di consumarsi nei primi cento metri. "Nessuno sa davvero come andrà sui lunghi stint perché non abbiamo potuto fare vere prove", ammette il campionissimo. "Per me la parte più importante sarà la partenza. Sappiamo che non è stato il nostro punto di forza ultimamente, quindi dobbiamo lavorarci per domani".
Un punto debole ancora più evidente se confrontato con gli scatti fulminei della Racing Bulls. Ma quando gli si chiede se il problema sia legato all'hardware Red Bull o se sia solo una lotteria gestita dal pilota, Verstappen non cerca alibi né rifugi diplomatici: "I motori sono esattamente gli stessi. È tutto identico tra le due vetture, quindi non ci sono scuse". Nemmeno lato software. Domani lo spegnimento dei semafori dirà se il lavoro notturno avrà portato i frutti sperati per trasformare una pole da record nella vittoria perfetta.