Formula 1

F1: le mani di Romain Grosjean, la prova che il motorsport è ancora pericoloso

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La mano sinistra martoriata di Romain Grosjean a 45 giorni dal suo incidente in Bahrain ci ricorda che il motorsport è pericoloso. E che tutti i piloti di Formula 1 sono meritevoli di rispetto

F1: le mani di Romain Grosjean, la prova che il motorsport è ancora pericoloso

A 45 giorni dall'incidente che lo ha visto protagonista in Bahrain, Romain Grosjean si è tolto le bende e ha mostrato sui propri canali social le condizioni della sua mano sinistra. Sono immagini forti, che ci fanno sbattere ancora una volta la testa contro l'assunto fondamentale del mondo delle corse: il motorsport è pericoloso. C'è scritto sui pass per i giornalisti, ma si fa presto a dimenticarsene, a considerarlo un vago presagio di sventura senza fondamento. La condizione della sua mano ci apre gli occhi su quello che sarebbe potuto essere, e invece fortunatamente non è stato. 

Grosjean sui social ha una presenza non certo da star, ma quasi da boomer. I suoi sono contenuti semplici, che raccontano la sua vita in famiglia, la sua passione per la cucina, i suoi viaggi con i selfie di rito pre-partenza. Immagini goffe, sicuramente non patinate come quelle del re della sofisticazione, Lewis Hamilton, e non ironiche come quelle di Kimi Raikkonen, che star dei social lo è senza volerlo. Le foto di Grosjean prima ci facevano sorridere per la loro ingenuità, ora ci fanno tirare un sospiro di sollievo. Vederlo abbracciare i suoi bimbi, preparare delle torte, riconquistare piano piano la piena funzionalità di quella mano malconcia è rassicurante.

Rassicurante non è, invece, il pensiero di quello che sarebbe potuto succedere. La minaccia del fuoco in Formula 1 è tornata a serpeggiare negli ultimi tempi, inquietando non poco. E ricordandoci quanto una frazione di tempo irrisoria possa essere decisiva per evitare l'irreparabile. A Grosjean sono bastati 28 secondi per uscire dall'inferno di fuoco in cui si era trovato. Ci stanno volendo mesi, però, per recuperare totalmente. E nonostante questo Grosjean avrebbe voluto correre ad Abu Dhabi, prima che il buon senso e l'istinto di conservazione prevalessero. 

Uscito dal fuoco come un supereroe, Grosjean continua a mostrarci il lato oscuro del motorsport, con i segni che porta ancora oggi sulla sua pelle martoriata. Un nonnulla, rispetto a quello che sarebbe potuto accadere. Ma comunque un nuovo punto di partenza per migliorare la sicurezza dei piloti e per ricordarci quanto sia fragile la loro posizione in pista. Si fa presto a definire chi corre oggi un professionista da videogioco, ma i rischi sono concreti, e sempre presenti, anche se lo spettatore occasionale fatica a percepirli. 

E bisognerebbe ricordarsi di aver rispetto per tutti i piloti dello schieramento. Ci sono i campioni, quelli di talento, i mediocri e i meno dotati, ma tutti, a prescindere dal loro valore, rischiano l'irreparabile in pista. Grosjean, tanto vituperato per i suoi - oggettivi, beninteso - errori in pista, ha ottenuto il rispetto che meritava solo nel momento in cui è uscito da eroe da una monoposto in fiamme. Non dovrebbe essere così difficile, pur riconoscendo eventuali mancanze, dare il giusto credito a chi può incorrere nelle conseguenze che possiamo solo intuire dalle immagini della provatissima mano di Romain. Guardiamola bene, e ricordiamoci, una volta per tutte, che il motorsport è e resta pericoloso.

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