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Dopo un anno di assenza dalla griglia, Valtteri Bottas è tornato ufficialmente in pista. Il finlandese ha inaugurato la nuova avventura con Cadillac – undicesimo team in griglia nell’era del regolamento tecnico 2026 – nella prima giornata di test prestagionali in Bahrain, completando 49 giri e fermando il cronometro sull’1:39.150 come miglior riferimento personale prima di cedere il volante a Sergio Perez per il prosieguo del programma.
Foto copertina ANSA
Per la squadra americana si tratta dei primi chilometri veri in un contesto ufficiale, e Bottas ha spiegato come il lavoro stia finalmente entrando nel vivo dal punto di vista prestazionale. “Stiamo passando dai problemi di progettazione iniziali a una fase in cui iniziamo a imparare molto di più sulla performance. Oggi è sembrato davvero che i test siano iniziati. Dobbiamo ancora sistemare alcune cose, ma è normale”. Parole che fotografano un progetto ancora giovane ma già focalizzato sull’ottimizzazione del pacchetto.
Il cambio regolamentare ha stravolto le sensazioni al volante e Bottas non ha nascosto le differenze rispetto al passato. “È molto diversa. Come feeling, in passato la mia guida era più basata sul far scivolare la macchina. Ora è un approccio differente, bisogna adattarsi”. Le nuove power unit e la gestione energetica avranno un peso determinante soprattutto in gara: “Nei test è abbastanza lineare: fai il giro push o lo stint costante e cerchi di ottimizzare il pacchetto. Ma in gara sarà più una questione di attaccare e difendere. Se sbagli e finisci la batteria troppo presto nel giro, sei nei guai”.
Anche in frenata le variabili non mancano. “Stiamo provando soluzioni diverse e questo porta molta variabilità. Con più deployment in una curva puoi arrivare anche 10-20 km/h più veloce rispetto a prima. Sono aspetti che stiamo ancora imparando con queste nuove auto”. Un processo di apprendimento che coinvolge non solo i piloti ma l’intera struttura tecnica.
Alla domanda su dove si percepisca maggiormente il fatto che Cadillac sia un team completamente nuovo, Bottas è stato diretto: “In tutto. Stiamo ancora migliorando procedure, riunioni, organizzazione. Ma non c’è nulla che mi faccia pensare che non siamo pronti almeno per fare una gara solida e arrivare al traguardo. Non vedo grandi colli di bottiglia”. L’obiettivo, almeno in questa fase iniziale, è costruire basi solide e affidabili.
Tra gli aspetti positivi, il finlandese ha apprezzato la riduzione delle dimensioni delle monoposto: “Si sente la differenza. Ricordano un po’ il periodo 2014-2016. Non sono ancora così piccole e leggere, ma siamo nella giusta direzione. Le preferisco: sono più agili”. Il suo riferimento resta però l’era 2017-2021, definita la sua preferita per la performance in curva, pur con tutte le difficoltà nel seguire da vicino un’altra vettura.
Uno dei temi più delicati emersi riguarda invece le partenze e la gestione del turbo. “Ora serve quasi una decina di secondi per far salire correttamente il turbo. È qualcosa che dobbiamo capire meglio. Se sei in fondo alla griglia e le luci stanno per spegnersi, c’è abbastanza tempo per farlo girare?”. Secondo Bottas nelle prime gare potremmo assistere a partenze molto variabili, almeno finché i team non troveranno una finestra di utilizzo più costante.
Dal punto di vista mentale, l’approccio è inevitabilmente diverso rispetto agli anni trascorsi in squadre già affermate. “Sì, ho dovuto cambiare mentalità. Qui stiamo costruendo qualcosa da zero. Nulla è garantito in Formula 1: abbiamo visto nuove squadre arrivare molto lontane dal passo o addirittura non qualificarsi. Ma non esiste un universo in cui Cadillac sia qui per sparire”. Anzi, Bottas si è detto sorpreso dai progressi compiuti finora: “Sono rimasto colpito dai passi avanti fatti fino a questo punto. Fa parte della Formula 1: si impara in fretta”. Dopo un anno lontano dalle gare, la motivazione è rimasta intatta. “Ero impaziente di tornare. La pausa è stata utile, ma avevo davvero voglia di ricominciare”.