F1 2026. Nei test in Bahrain nessuno ha sbagliato strada, ma chi riuscirà davvero a distinguersi? I piloti dovranno reinventarsi

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Oltre i tempi sul giro, nei primi sei giorni di test della F1 2026 a Sakhir emergono più domande che certezze. Vetture radicalmente diverse, piloti costretti a reinventarsi e progetti partiti sulla giusta strada: riusciremo a capire chi davvero si distinguerà in questo anno zero? L’analisi dal Bahrain
11 febbraio 2026

I test prestagionali 2026 della Formula 1 in Bahrain sono finalmente cominciati, ma i piloti stanno ancora cercando di capire vetture che sono ancora nebulose, per una serie di fattori che non fanno altro che complicarne la comprensione. Il nodo della gestione dell’energia ha sparigliato le carte in tavola talmente tanto da richiedere un cambio di paradigma da parte dei piloti, piegati giocoforza dalle esigenze di un regolamento tecnico che premia l’efficienza più della potenza, la ragione più dell’istinto. Sono gli stessi piloti a non aver trovato necessariamente ancora un equilibrio, con vetture che restano comunque tutte da scoprire anche a livello di comportamento in pista.

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A Sakhir si comincia a intuire qualcosa, delle tendenze che potrebbero essere semplici capricci di gioventù di vetture completamente nuove oppure il segnale di un DNA che va in una certa direzione. Che le monoposto 2026 potessero essere instabili lo si poteva intuire dalla riduzione della deportanza inferiore rispetto al ciclo precedente, che conferisce alle vetture agilità ma anche una forte reattività di fondo. Ma le monoposto viste a Sakhir sembrano presentare una tendenza al sovrasterzo che in certi casi porta i piloti al limite dell’errore.

Si è visto soprattutto in casa Ferrari, con la SF-26 scomposta al posteriore sia con Lewis Hamilton al mattino che con Charles Leclerc nel pomeriggio. Resta da capire quanto il comportamento in ingresso curva di queste monoposto possa essere imputato anche alla necessità dei piloti di dover modulare il proprio stile di guida in base alle esigenze di un ciclo tecnico differente. Sono piccoli dettagli, anche a livello di frenata e della gestione della nuova power unit con un input maggiore dell’elettrico, con tutte le conseguenze del caso.

Oggi il miglior tempo se l’è preso Lando Norris con la McLaren equipaggiata con il chiacchieratissimo motore Mercedes, sul quale aleggia ancora lo spettro di potenziali accorgimenti per compensare l’ormai famigerato escamotage sul rapporto di compressione del motore endotermico. Vantaggio sul quale oggi Toto Wolff ha abbozzato, sottolineando come siano stati semplicemente gli avversari a sovrastimare l’influsso di questa soluzione, spaventati com’erano dall’idea di fare una figuraccia.

Che Wolff minimizzi è normale, così come è sensato che cerchi di distogliere l’attenzione dall’argomento che ha tenuto banco per l’intera, brevissima pausa invernale cercando di far passare la Red Bull per la potenza da tenere d’occhio in questo nuovo ciclo tecnico. Al netto dei secondi fini dell’esperto top manager di casa Mercedes, è vero che la power unit Red Bull-Ford ha stupito moltissimi all’interno del paddock. Le premesse per qualche difficoltà, in fondo, c’erano tutte. E invece Red Bull e Racing Bulls si sono presentate in pista con una solidità ammirevole, vista la tenuta della power unit.

Che partire da zero con un progetto del genere lo dimostra Audi, decisamente più in difficoltà rispetto a una Red Bull che a suo tempo aveva sicuramente condotto un’invidiabile campagna acquisti, andando a pescare soprattutto in casa Mercedes. Ma le qualità della power unit di Red Bull sembrerebbero andare oltre l’apprezzabile affidabilità. Wolff oggi ha lanciato il tema dell’erogazione dell’energia sul dritto, in cui la rivale si distinguerebbe, non solo su un singolo giro, ma con una ripetitività che non è passata inosservata.

Sono solo le prime sensazioni di una sei giorni di test che sembra destinata a generare più domande che risposte, non solo per chi deve spiegare da fuori, ma anche per chi deve mettersi al volante di queste vetture così diverse da quelle che le hanno precedute da ogni punto di vista. Non poteva che essere così in un anno zero di cui sicuramente stupisce una cosa. Come ha sottolineato Rob Marshall, nessuno sembra aver clamorosamente sbagliato strada. Non era per nulla scontato, a ben vedere. Ma se è facile notare come tutti i progetti siano nati senza grandi storture, è molto più complicato capire chi si distingue davvero. Per ora ci sono solo supposizioni, sullo sfondo di intrighi politici che continuano a tenere banco.

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