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Il 2026 della Formula 1 è ufficialmente iniziato con le luci artificiali del tracciato di Sakhir che si sono accese mentre la notte scendeva progressivamente sul Bahrain, sede dei test prestagionali. Una nuova era ha preso il via con il regolamento tecnico che avevamo già visto debuttare nello shakedown collettivo di Barcellona. Ora, però, le monoposto hanno finalmente potuto girare in condizioni ottimali, consentendo ai piloti di saggiare progetti complessi e ancora difficili da decifrare. Scopriamo com’è andato questo Day 1.
Il momento tanto atteso è arrivato: il paddock ha riaperto le sue porte dando il via alla prima delle due settimane di test prestagionali in Bahrain. Anche la stampa è tornata in azione sul campo, con la nostra inviata Diletta Colombo che ci ha portato all’interno del complesso meccanismo della Formula 1. Con un nuovo regolamento alle porte, decifrare i reali valori in campo è estremamente complicato persino per gli stessi addetti ai lavori. Non ne ha fatto mistero Rob Marshall, direttore tecnico della McLaren, che ha ammesso di essere rimasto stupito dall’equilibrio tra i vari team e dal fatto che nessuno abbia portato in pista un progetto completamente diverso e potenzialmente disastroso in termini di performance, come accadde nel 2022 con la Mercedes.
Parlando del team di Woking, è inevitabile sottolineare che la Formula 1 abbia ripreso esattamente da dove si era conclusa lo scorso dicembre, con Lando Norris in cima alla classifica. Sceso in pista nel turno pomeridiano, il campione del mondo in carica ha siglato con la MCL40 il miglior tempo assoluto della giornata, fermando il cronometro sull’1:34.669 e completando 58 giri. Al mattino era stato Oscar Piastri a scendere in pista, riportando la vettura ai box dopo 54 tornate e chiudendo con il quinto tempo. Lo stakanovista di giornata è stato però Max Verstappen, autore di 136 giri che confermano l’affidabilità della power unit Red Bull-Ford. Un dato a cui si aggiunge il secondo tempo di giornata, a soli 129 millesimi da Norris, e che ha attirato l’attenzione di Toto Wolff.
Più che attirare l’attenzione, sarebbe forse più corretto dire che il team principal della Mercedes abbia cercato di spostare sugli avversari di Milton Keynes il dibattito interno al Circus. Il tema caldo della giornata è stato infatti, ancora una volta, il rapporto di compressione del motore endotermico: una zona grigia del regolamento che la squadra di Brackley avrebbe sfruttato per ottenere un vantaggio in termini di potenza. Wolff ha provato a smontare le accuse, ma difficilmente la questione si chiuderà qui, o comunque in tempi brevi. Mercedes teme infatti che la FIA possa intervenire modificando i controlli, passando da verifiche effettuate a temperatura ambiente a controlli basati sulla temperatura di esercizio della power unit. A difendere il motore tedesco è intervenuto anche James Vowles, che ha sottolineato come l’ingegno ingegneristico non debba essere punito: «La F1 non è una serie con BoP».
L’attenzione si è naturalmente concentrata anche sulla Ferrari, che ha visto Lewis Hamilton in azione al mattino con 52 giri completati, seguito nel pomeriggio da Charles Leclerc, rientrato ai box dopo 79 tornate. Da quanto osservato a bordo pista dalla nostra inviata Diletta Colombo, la SF-26 ha mostrato un comportamento piuttosto instabile al posteriore. Un aspetto che potrebbe incidere meno sullo stile di guida del monegasco, ma che rischia di rappresentare un limite più marcato per il sette volte campione del mondo, storicamente poco incline a digerire vetture con questo tipo di bilanciamento. Non la situazione ideale per Hamilton, che dovrà inoltre adattarsi a un nuovo ingegnere di pista, destinato però a cambiare già tra qualche gara.