1.500 euro per 1,6 km in taxi: la disavventura di una turista neozelandese

1.500 euro per 1,6 km in taxi: la disavventura di una turista neozelandese
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Ha preso un taxi per un tragitto di appena 1,6 km e si è vista addebitare oltre 1.500 euro
29 agosto 2025

Può capitare, soprattutto in vacanza, di dover mettere in conto una corsa in taxi più cara del previsto. Ma quanto accaduto a una turista neozelandese in Croazia va ben oltre ogni immaginazione: per un tragitto di appena 1,6 chilometri si è vista addebitare oltre 1.500 euro. Una cifra esorbitante che, però, non è stata frutto di una truffa, bensì di un clamoroso errore.

Secondo quanto ricostruito, la corsa era stata inizialmente calcolata dal tassametro in 185 euro. Una cifra già molto elevata per un percorso così breve. Dopo le proteste della cliente, il tassista ha accettato di ridurre la tariffa a 150 euro, cifra che la donna ha deciso di pagare con carta di credito.

La sorpresa è arrivata poco dopo: sul cellulare della turista, il messaggio di conferma della banca riportava un addebito di 1.506 euro, ben dieci volte superiore alla somma concordata. Nonostante lo shock, la viaggiatrice ha deciso di non perdere tempo prezioso per non rischiare di perdere il volo di ritorno in Nuova Zelanda. Una volta a casa, però, ha sporto denuncia alle Autorità locali, che hanno poi coinvolto la polizia croata.

Dopo una breve indagine, la vicenda si è conclusa con una spiegazione piuttosto banale: il tassista, probabilmente per distrazione, avrebbe digitato un importo sbagliato sul terminale POS. L’errore è passato inosservato in quel momento, sia a lui sia alla cliente. Alla fine, la turista ha ricevuto un rimborso di 1.350 euro e le scuse del tassista, che non subirà conseguenze legali.

A rendere ancora più complesso l’episodio c’è il sistema che regola i taxi in Croazia. Qui, infatti, i conducenti non sono obbligati a rispettare un tariffario unico o un tassametro standardizzato: ciascun tassista può stabilire le proprie tariffe. Questa particolarità può portare a costi elevati, come i 185 euro inizialmente richiesti per un viaggio di meno di due chilometri, una cifra fuori mercato per la maggior parte delle città europee, ma non illegale secondo la normativa croata.

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