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11^ coppa Milano Sanremo, con Mercedes AMG fino a Montecarlo

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Vincono Alberto Aliverti e Stefano Cadei su Fiat 508 C del 1937, ma dietro la rievocazione della gara più antica d'Italia c'è un mondo da scoprire

11^ coppa Milano Sanremo, con Mercedes AMG fino a Montecarlo

Un mondo che abbiamo scoperto insieme a Mercedes, nei 3 giorni che ci hanno portato da Milano fino a Montecarlo, passando ovviamente per Sanremo, cornice sudata e ambita da ogni equipaggio. Si trattava dell’11^ rievocazione storica della corsa che per la prima volta prese il via nel 1906 e che di fatto è la più antica a livello nazionale e non solo. Al via c’erano 80 equipaggi con vetture che spaziavano dagli anni 40 fino ai più ‘recenti’ 60 e 70. Il programma prevedeva il transito attraverso 3 regioni (Lombardia, Piemonte, Liguria), dove le auto avrebbero percorso una distanza di oltre 700 km, preferendo passi di montagna e strade secondarie alla più comoda autostrada. 

A nostra disposizione, c’erano una Classe A35 AMG e una SLC43 AMG, ma Mercedes era anche impegnata nella corsa con una SL 300 ‘ali di gabbiano’, che affiancava l’omologa auto forse più famosa con il nome di ‘Cubana’. Si tratta della SL 300 di Alberto Cefis, bergamasco che a metà degli anni ’90 si trova in vacanza a Cuba, dove  scoprì che un esemplare della leggendaria ‘Gullwing’ che nel 1958 aveva gareggiato nel GP de Cuba, giaceva abbandonata all’interno di un capannone. Dopo 20 anni è riuscito a restaurarla e rimetterla in strada, dandoci la possibilità di vederla in questo contesto tanto speciale e appropriato. 

Il tutto è iniziato giovedì 28 marzo, quando abbiamo raggiunto l’autodromo di Monza per la partenza che dal circuito avrebbe portato le auto fino nel cuori di Milano, nella zona del quadrilatero della moda. Prima di partire ci siamo concessi un giro per il paddock, dove le auto tirate al lucido erano schierate una accanto all’altra. Ferrari, Jaguar, Mercedes, MG, Fiat, Alfa Romeo, AC e non solo; 80 gli equipaggi iscritti, con alcuni partecipanti provenienti addirittura dal Messico e dalla Russia. Per loro c’è stato anche modo di sgranchirsi tra i cordoli del tempio della velocità, prima dello start ufficiale e visto che alla porta aperta di un circuito come Monza non si può dire di no, abbiamo approfittato per scaldare la nostra A35, ma senza esagerare, visto che di strada da fare ce ne era parecchia. 

Dalla pista siamo partiti alla volta di Milano e durante il tragitto abbiamo avuto un primo contatto con la navigazione tramite roadbook. Vero è che entrambe le nostre auto erano equipaggiate con navigatore, ma quelle dei concorrenti no di certo e nel tentativo di immedesimarci nel loro tipo di navigazione ci siamo resi conto di quale sia il livello di difficoltà in gare come queste. Il problema vero è che non essendoci alcuna possibilità di ricalcolo, in pratica, il primo errore può costituire l’ingresso in un labirinto nel tentativo di ritornare al punto giusto della navigazione, che irrimediabilmente costerà tempo da convertire alla fine in penalità. Ah in tutto questo, non avete nemmeno l’aria condizionata. 

Raggiungiamo quindi il centro di Milano, lasciandoci alle spalle il gremito centro storico di Monza, alla volta dell’hotel Mèlia che ha ospitato la prima serata di gala, dove gli organizzatori hanno esposto il programma per i restanti due giorni e ringraziato partner e sponsor che hanno reso possibile portare tanto in alto il livello della manifestazione. La mattina seguente ha visto la partenza dalla sede dell’ACI Milano in corso Venezia, luogo in cui è storicamente partita la manifestazione dai suoi esordi e il primo tratto di percorso che avrebbe portato gli equipaggi da Milano fino a Rapallo, sul lungo mare ligure. 

Sveglia presto per noi che per il primo tratto scegliamo la SLC 43 AMG e ci gettiamo in autostrada (ma come?) per cercare di precedere le auto su alcuni tratti di prove cronometrate e prove di media lungo il percorso prima del pranzo (ah ecco!). Asti e le colline che cullano il suo DOCG sono state teatro di uno dei passaggi più belli ed evocativi a nostro avviso, con il passaggio delle auto sugli sterrati. È qui che ci siamo resi conto dello spirito pioneristico che, senza dubbio, ha fatto nascere la gara nel 1906. Non il semplice svernare dell’aristocrazia’ milanese verso i lidi più caldi del mare, ma un piccolo grande viaggio alla scoperta di tre territori che ancora oggi sanno sorprendere e far capire quanto di bello il nostro paese abbia da offrire sotto questo aspetto. Da qui proseguiamo verso Novi Ligure per un pit stop al tavolo e dopo un consulto con alcuni esperti decidiamo di continuare a puntare verso l’entroterra più che la costa.

Qualche deci... Centinaio di curve più tardi ci ritroviamo immersi nella natura del parco naturale dell’ Antola, che è caratterizzato da un paesaggio molto particolare a livello di vegetazione e i rilievi sono ricoperti da un manto roccioso marrone molto particolare. Il fiume che scorre qui ha creato delle profonde gole che solcano tutta la zona prima di riversarsi in mare e già che ci siamo, tra il passaggio di un concorrente e l’altro, ne approfittiamo per fare il punto sulla SLC 43. Il progetto nacque con la W170, la prima SLK, e si tratta forse di uno dei progetti più cari al marchio tedesco viste le 710.000 unità vendute. La ricetta è semplice: spyder 2 posti con tetto rigido, motore anteriore e trazione posteriore, per una vettura che non è una sportiva secca e dura ma una GT che sa farvi sorridere offrendovi un livello di comfort dato dal tetto rigido che nel segmento è difficile trovare. Il nome SLC è comparso nel 2011 (W172) e l’ultimo restyling risale al 2016, non sarà al passo con i tempi come la classe A, ma si porta dietro alcuni elementi molto interessanti, come lo sterzo assistito idraulicamente che restituisce un feeling molto difficile da trovare oggi su auto analoghe. Questo si traduce anche in sistemi di assistenza alla guida non troppo raffinati, ma il nostro consiglio è di preferire i percorsi più guidati alle tratte autostradali, dato che questa SLC tra le curve riesce a stamparvi un bel sorriso in faccia. La parte migliore è il V6 da 390 cv e 500 Nm di coppia abbinato al 9 G-Tronic. Lo avevamo già provato sulla C43 AMG, ma, forse, la trazione integrale non rende giustizia a questo propulsore, che sulla SLC scalpita e fa muovere il posteriore in uscita dalle curve più chiuse. Cosa avremmo aggiunto? Bèh, di sicuro un bel differenziale avrebbe aiutato a scaricare ancora meglio la potenza a terra, ma come già detto, questa non è un’auto per piloti.

Da qui raggiungiamo gli altri a Rapallo, dove passeremo la notte prima del via per l’ultima tappa verso Sanremo e poi Monte Carlo. L’arrivo di questa tappa era al porto della cittadina, che piano piano si sta rialzando dopo i danni arrecati dal nubifragio dello scorso inverno. Anche qui ci ha fatto piacere notare come l’area intorno all’arrivo fosse circondata da un pubblico numeroso, tra appassionati e curiosi, che hanno atteso fino all’arrivo dell’ultima vettura. A questo punto, per noi c’era il solito briefing per capire da che parte andare il giorno seguente e un sonnellino prima della sveglia presto per ripartire. 

L’ultima giornata è stata forse la più bella, anche perché caratterizzata da tre passi capaci di svegliare il più pigro dei bradipi: Turchino, Faiallo e Ginestro. Nastri di asfalto che si arrampicano sulla montagna e che si raggiungono da Campomorone, alla volta del parco naturale delle Capanne di Marcarolo, proprio sul confine che divide la Liguria dal Piemonte. È stato qui che per la prima volta in questo viaggio abbiamo visto la Sl 300 posarsi su strada con tutta la sua eterna eleganza, un momento che custodiremo con gelosia finché la memoria ce lo consentirà. Da qui abbiamo fatto incetta di curve fino a Loano, continuando a scoprire un entroterra ricco e a tratti incontaminato, selvaggio quasi, mentre accompagnavamo in concorrenti tra una prova e l’altra. Il pomeriggio, invece, ha visto un cambio al volante, quando abbiamo lasciato la nostra SLC per la A35. Scelta azzeccata? Azzeccatissima! 

Con lei infatti ci saremo trovati davanti percorsi molto stretti e tortuosi sulla montagna che ci avrebbe fatto scendere verso Sanremo. In casi come questi scaricare a terra tutta la potenza è fondamentale. Come tutti sanno la A35 si affida alla trazione 4Matic con Haldex, quindi un sistema che tende a privilegiare l’anteriore, ma il bello è che in modalità Sport+ l’auto è molto secca e piatta e reagisce bene ai repentini cambi di direzione. In un contesto come questo, dove la potenza passa in secondo piano, ci siamo resi conto dopo pochissimi chilometri che la SLC non riuscirebbe a leggerle la targa per più di 3-4 curve. Il DCT a 7 rapporti, invece, va capito e assecondato secondo logiche che non sono estreme, ma volte a salvaguardare la meccanica: In frenata, ad esempio, dovrete fare più affidamento sul freno a pedale per abbattere velocità e solo all’ultimo richiamare le marce per dare direzionalità e puntare bene la corda della curva. Se lo rispettate riuscite a togliervi delle soddisfazioni non da poco, mentre lo scarico con i suoi scoppi e rimbombi aggiungi un po’ di sale a questa ricetta che nonostante l’apparenza più cittadina ha da dire la sua anche in questi percorsi, soprattutto grazie a un impianto frenante instancabile. Quello che però fa più impressione è come questa Classe A riesca ad essere confortevole e a suo agio anche in città, ma, soprattutto, in autostrada. Complice un Cx risicato e una cura aerodinamica da prima della classe, anche viaggiando qualche km/h sopra il limite, si ha l’effetto che fino a qualche anno fa si percepiva su ammiraglie come la Classe S, ovvero quello di andare molto più piano della velocità indicata. 

Il navigatore, poi, ci ricorda che è meglio frenare e prendere l’uscita, visto che Sanremo è ormai vicino e una volta giunti in centro è il momento della passerella finale tra i concorrenti e il fiume di persone che si è radunato per assistere al passaggio. C’è da dirlo, il giallo sgargiante della nostra Classe A ci da una mano a non passare inosservati, ma di fronte a Jaguar E-Type e Porsche 356, bisogna solo farsi da parte. Sanremo è stata una cornice spettacolare, intensa ma breve, che ci ha catapultato fino al principato, dove la gara era già conclusa e le coppe virtualmente assegnate prima dell’ultima cena di gala

Qui c’è stato tempo per una visita al cantiere Riva, dove il costruttore custodisce alcuni dei suoi Aquarama, che negli anni lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Ultima tappa all’hotel Fairmont, forse il più famoso di Monte Carlo, visto che si affaccia sul tornantino del circuito che ospita la F1. Tempo di tirarsi a lucido e siamo pronti per la cena che avrebbe assegnato i vari premi agli equipaggi. La serata è stata conclusa con un po’ di sano car spotting, un must in posto come questo e la mattina dopo, durante il rientro, abbiamo riavvolto il nastro pensando ai gironi trascorsi al seguito di questa rievocazione. Le parole dello stesso Aliverti, che si cimenta in questo tipo di corse una settimana sì e l’altra pure, hanno confermato l’alto livello di difficoltà per gli equipaggi, ma anche l’ottima organizzazione e logistica offerta dall’organizzazione, che, nemmeno con noi, si è mai fatta trovare impreparata. Probabilmente un paragone con la 1000 Miglia sarebbe azzardato e fuori luogo, ma lo spirito che contraddistingue questa iniziativa è di certo il quid che le ha permesso e le permetterà di prosperare nel tempo. Da parte nostra, un grosso applauso va a tutti gli equipaggi presenti e alle vetture che con tanti anni sulle spalle sono riuscite a portarli al traguardo. Alla prossima rievocazione, allora. 

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