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Audi premia i talenti nell'innovazione. De Meo: «Il nostro paese rimane strategico»

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Agli "Audi Innovation Award" si è parlato di auto intelligenti, nuove tecnologie, ibrido e inter-connessione

Audi premia i talenti nell'innovazione. De Meo: «Il nostro paese rimane strategico»

Auto di grossa cilindrata sfilano borbottanti lungo la via meneghina più cool. Eleganti signore si fanno largo sul piccolo marciapiede allungango lo sguardo nelle vetrine più chic dei marchi di moda più celebri. Vetture Audi e Lamborghini su scintillanti piedistalli, come in un concessionaria a cielo aperto, brillano alla luce delle decorazioni natalizie più raffinate di Milano.

 

Al numero 27 di quella stessa via, che deve il suo nome al “piccolo caporale” di Ajaccio, un temporary store legato alla moda, da due concetti: l'eleganza e la creatività. Lì, all'Audi City Lab, dove per una decina di giorni si sono tenuti e si terranno importanti eventi legati al design, finanza e alle future tecnologie automotive e non solo, si è tenuto ‘Audi Innovation Night”.

 

Un'occasione mirata per assegnare gli “Audi Innovation Award" a due talenti nell’ambito dell’innovazione, Alberto Ferrari e Silvano Spinelli. Il primo, ingegnere di Bologna, colui che ha creato una App per migliorare la vita ai portatori del morbo di Alzheimer e il secondo che, grazie al suo team di lavoro ha perfezionato una molecola antitumorale. Una serata di riconoscimenti ma che ha offerto anche l'occasione per fare il punto sullo stato dell'arte della tecnologia automotive.

 

Luca de Meo, membro del Board Audi AG vendite e marketing insieme all’urbanista Federico Parolotto, con grande chiarezza e lucidità hanno esposto i nuovi trend nell’ambito della tecnologia, dell’architettura, per poter comprendere come potersi approcciare a una mobilità moderna. Per quanto riguarda il nostro settore, ovvero l'automotive, de Meo  ha sottolineato con fermezza come sia fondamentale valorizzare i talenti e spingere  i giovani a fare qualcosa che li porterà ad avere un lavoro. Ma non si è fermato qui, passando poi a un altro tema molto caldo, ovvero l'Italia, quale paese dove investire.

Dobbiamo valorizzare i talenti e spingeri i giovani ai lavori manuali

 

A tal proposito ha affermato:
«Audi non vuole essere un turista in questo paese. Abbiamo dei grandi marchi, come Lamborghini e Ducati. Siamo dentro nel "sistema Italia" e vogliamo svilupparlo. La situazione in Italia, per i giovani, è drammatica. Sotto i trent'anni la percentuale di disoccupazione è del 43% e i 2,5 milioni di ragazzi che hanno un lavoro, utilizzano contratti a tempo determinato. Ci stiamo perdendo, sostanzialmente, un'intera generazione.  Per un confronto brutale, in Germania la media è del 8%, che scende al 2% nella regione dove è ubicata Ingolstadt , sede di Audi».

 

Continuando poi con un messaggio di incaraggiamento alle nuove leve

«Una delle chiavi del successo tedesco, svizzero e di tutto il nord Europa è la precisa volontà di integrare i ragazzi, fin dalla più giovane età, nell'attività pratica, utilizzando la formazione duale ovvero sei mesi di lavoro e sei mesi di studio. I ragazzi devono essere pagati per quello che valgono. Servono gli avvocati, i medici, gli ingegneri, ma come azienda di auto, un po' old economy, abbiamo bisogno di persone che producano le cose: informatici, meccatronici. In Germania, anche i tecnici sono accettati socialmente. Dico una banalità, ma nell'era della conoscenza bisogna investire sui talenti».

 

Come anticipando la domanda che qualcuno, noi in primis, gli avrebbe fatto dopo qualche minuto, de Meo ha concluso dicendo: «L'Italia è il secondo paese europeo per la produzione manufatturiera e il quinto al mondo, quindi dobbiamo credere nella produzione manuale. Come gruppo, compriamo un miliardo e quattrocento mila euro di componenti e qualcuno li produce. Quindi... In ogni caso per noi l'Italia è importante»

 

Nel futuro? L'auto connessa, l'ibrido e la vettura intelligente

La serata è continuata con un' interessate “passeggiata” nel futuro, immaginando come sarà l'auto che guideremo nei prossimi dieci-vent'anni e come essa si interfaccerà con il resto del parco circolante e le nostre città. Temi che ci hanno fornito l'assist per qualche domanda al membro del consiglio di amministrazione Audi.

 

Audi come guarda alla vettura del futuro? O meglio: come vi ponete rispetto a tre parole chiave come ibrido-connessione-auto intelligente?
«Queste sono le tre tendenze tecnologiche fondamentali che Audi vede per i prossimi 5-10 anni. Per quanto riguarda l'elettrificazione, sia ibrido quindi elettrico-combustione, sia totalmente elettrico, siamo già sul mercato con la Audi A3 e-tron e vi anticipo che ogni anno usciremo con una vettura con questo tipo di motore. Per quanto riguarda poi la vettura che guida da sola, tutti avranno visto la nostra RS7 robotizzata che ha girato sul circuito di Hockenheim a 240 km/h. Mi ricordo quando anni fa vidi un sistema di questo tipo che, pensate, occupava un intero baule. Oggi, a distanza di pochi anni, è grosso quasi quanto un tablet».

 

L'auto intelligente, che guida da sola, non va intesa però come la possibilità offerta al conducente di fare altro durante i trasferimenti. È corretto?

«Certamente. Noi la vediamo come un tema di sicurezza e di confort. Le vetture potranno prendere delle decisioni non appena il guidatore commetterà un errore. Del resto il 90% degli incidenti è legato a un errore umano. Per finire, l'ultima parola chiave che mi ha proposto, ovvero “l'auto connessa” è il prossimo grande obiettivo che ci permetterà di legare la nostra vettura alle infrastrutture delle città, agli enti, agli altri utenti».

 

Cosa quanto mai complessa, soprattutto in Italia, dove la comunicazione, soprattutto tra le amministrazioni non è così semplice...
«Sì, in effetti i problemi sono molti, ma bisogna fare un passo alla volta e cercare di migliorare in quella direzione perché l'auto connessa ci permetterà di segnalare al comune la presenza di una buca pericolosa e avvertire gli altri automobilisti, di trovare facilmente parcheggio – il 20% dei consumi in città sono da attribuire alla ricerca del parcheggio -  e di prevenire un incidente. Ovviamente, per fare questo, dobbiamo prendere ispirazione dall'aeronautica dove già dal lontano 1919 è stata istituita la IATA (International Air Transport Association) che permette di avere un interscambio mondiale e una comunicazione globale sul traffico aereo».

 

Ci auguriamo anche noi che le nostre amministrazioni guardino un po' più al cielo e meno al terreno, ma con i piedi per terra!


Maurizio Vettor

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