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La pista torna a tacere dopo la settimana di shakedown collettivo a Barcellona: il primo assaggio concreto delle monoposto nate dal nuovo regolamento tecnico. Ma la Formula 1, anche lontano dall’asfalto, continua a far parlare di sé. In particolare, a riaccendere la polemica sul presunto vantaggio legato al rapporto di compressione del motore è stato il diretto interessato, Toto Wolff, che non le ha mandate a dire ai rivali.
Ancor prima che il 2026 abbia ufficialmente preso il via, il Circus è stato travolto da una diatriba tuttora in corso e che potrebbe non trovare una conclusione prima dell’appuntamento inaugurale in Australia, l’8 marzo. Al centro della discussione c’è una presunta zona grigia del regolamento tecnico che Mercedes – e in misura minore Red Bull Ford – avrebbe individuato per aumentare il rapporto di compressione del motore endotermico della nuova power unit, traendone un vantaggio prestazionale. La FIA ha discusso la questione con i vari motoristi ma, come rivelato da Nikolas Tombazis, al momento non è possibile adottare una soluzione chiara e definitiva per motivi di tempo e di budget cap. Honda, Audi e Ferrari hanno accusato Mercedes di disporre di un motore illegale, ma di fatto non è così: il regolamento è stato rispettato e Toto Wolff ha risposto con parole molto dure alle accuse degli avversari.
A partire da questa stagione, la power unit di Formula 1 sarà suddivisa in ugual misura tra motore elettrico e motore endotermico. Quest’ultimo ha però visto ridurre il rapporto di compressione da 18:1 a 16:1, limite che viene verificato attraverso controlli effettuati a temperatura ambiente. All’interno del paddock si è però ipotizzato che Mercedes e Red Bull Ford abbiano individuato una scappatoia, sfruttando proprio questa zona grigia delle procedure di verifica. Secondo gli altri motoristi, infatti, i due costruttori avrebbero trovato un modo per operare a un rapporto di compressione più elevato quando i motori sono in temperatura.
Ferrari, Honda e Audi hanno quindi fatto pressione sulla FIA appellandosi all’articolo C1.5 del regolamento, che stabilisce come “le vetture di Formula 1 devono rispettare integralmente il presente regolamento in ogni momento della competizione”. Di conseguenza, se il rapporto di compressione deve essere pari a 16:1, come indicato esplicitamente, dovrebbe esserlo sia a motore fermo sia in funzione. Per chiarire definitivamente la questione sarebbe dunque necessario riscrivere le modalità con cui vengono effettuati i test di conformità. Di fatto, però, il motore Mercedes risulta conforme al nuovo regolamento tecnico e Wolff ha sottolineato come la FIA abbia già dato il proprio via libera. Le accuse degli avversari restano quindi gravi insinuazioni che, secondo il team principal, servono solo a mascherare le loro mancate prestazioni ancor prima dell’inizio della stagione.
“Non capisco davvero come alcuni team si concentrino più sugli altri e continuino a sostenere una causa che è molto chiara e trasparente”, ha dichiarato Wolff, come riportato da The Race, durante l’evento di presentazione della W17 a Brackley. “La comunicazione con la FIA è stata molto positiva fin dall’inizio. E non riguarda solo il rapporto di compressione, ma anche altri aspetti. In particolare, in quell’ambito è molto chiaro cosa dicano i regolamenti ed è molto chiaro quali siano le procedure standard per qualsiasi motore, anche al di fuori della F1”.
Per il team principal, l’azione congiunta di Audi, Honda e Ferrari – che avrebbero chiesto alla Federazione di modificare le procedure di test – è qualcosa a cui Mercedes non avrebbe mai preso parte. “Forse siamo tutti diversi – ha aggiunto – forse è meglio trovare delle scuse prima ancora di iniziare, per spiegare perché le cose non vanno bene”.
“Tutti devono fare del loro meglio, ma non è così che faremmo le cose, soprattutto dopo che ti è stato detto più volte che va tutto bene. È legale ed è ciò che dicono le regole. Ma, ripeto, se qualcuno vuole divertirsi distraendosi, allora è libero di farlo”. Wolff ha poi rincarato la dose lanciando una sfida agli altri motoristi: “Dovete solo darvi una mossa. Fare riunioni segrete, inviare lettere segrete e continuare a cercare di inventare metodi di test che semplicemente non esistono? Posso dire, almeno da parte nostra, che stiamo cercando di ridurre al minimo le distrazioni. E ridurre le distrazioni significa guardare più a noi stessi che agli altri, soprattutto quando è abbastanza chiaro cosa dicano i regolamenti e cosa la FIA abbia detto a noi e a loro finora”.
Di fatto, però, la diatriba sul rapporto di compressione dell’ICE potrebbe non concludersi prima del Gran Premio d’Australia. In quell’occasione non è da escludere una vera e propria protesta da parte dei team che si ritengono penalizzati. The Race ha inoltre riportato che nel corso di questa settimana la FIA dovrebbe tenere due incontri con i motoristi per discutere della situazione. Si potrebbe ipotizzare un intervento della Federazione sulle procedure di verifica, che in futuro – senza tempistiche ancora definite – potrebbero essere effettuate con i motori caldi anziché a temperatura ambiente, come previsto attualmente. Tuttavia, un’eventuale iniziativa di questo tipo non godrebbe di unanimità, con Mercedes e i suoi team clienti – McLaren, Williams e Alpine – che potrebbero a loro volta procedere con una protesta.
Una soluzione di questo tipo appare però difficile, anche perché Wolff ha confermato che tutti i feedback ricevuti dalla FIA, incluso quello del presidente Mohammed Ben Sulayem, sono stati positivi sulla conformità della power unit Mercedes al nuovo regolamento tecnico. “Il propulsore è legale – ha ribadito il team principal – corrisponde a come sono scritte le normative e a come vengono effettuati i controlli. La power unit è conforme a come queste misurazioni vengono eseguite in qualsiasi altro veicolo. Tutto il resto, comprese le possibilità di una protesta, non posso giudicarlo”, ha concluso con sicurezza Wolff.