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Le monoposto di Formula 1 sono ufficialmente scese in pista per la shakedown week di Barcellona, un evento a porte chiuse pensato per testare l’affidabilità dei motori conformi al nuovo regolamento tecnico. Proprio le nuove power unit sono al centro dell’attenzione del paddock – in forma ristretta – e degli addetti ai lavori. Continua infatti a tenere banco la questione del rapporto di compressione del motore endotermico Mercedes e, in misura minore, di quello Red Bull. Gli altri motoristi hanno espresso le loro preoccupazioni, ma la FIA – almeno per il 2026 – non prenderà provvedimenti. A confermarlo è stato Nicolas Tombazis.
L’attesa sta finalmente volgendo al termine con il nuovo ciclo tecnico che ha preso il sopravvento in pista. Anche se non è possibile seguire dal vivo, né a distanza, quanto sta accadendo in queste ore a Barcellona, trattandosi di test a porte chiuse, le monoposto hanno acceso i motori e avviato i rispettivi programmi. Il paddock, seppur in forma ridotta, si è riunito e con esso sono tornate a circolare le voci legate al rapporto di compressione del motore endotermico.
Durante la pausa invernale – brevissima, complice il nuovo regolamento che ha chiamato agli straordinari tutte le squadre per essere in pista già questa settimana – si è discusso a lungo della zona grigia individuata da due motoristi per trarre vantaggio prestazionale. Il riferimento è al rapporto di compressione dell’ICE che, a partire da questa generazione di power unit, è fissato a 16:1 e non più a 18:1. Tuttavia, Mercedes e, in misura minore, Red Bull Ford Powertrains avrebbero individuato una soluzione per aumentarlo, ottenendo così un incremento delle prestazioni. In termini cronometrici, già al Gran Premio d’Australia il vantaggio potrebbe attestarsi attorno ai 0,3 secondi al giro, pari a circa 17,4 secondi complessivi sui 58 giri di gara. Stabilire con certezza se queste soluzioni siano o meno oltre i limiti del regolamento, però, risulta estremamente complesso.
Le misurazioni FIA, infatti, devono essere effettuate in condizioni ambientali specifiche, ma si ipotizza che i due motoristi riescano a raggiungere un valore più elevato del rapporto di compressione quando i propulsori operano alla temperatura di esercizio. Audi, Honda e Ferrari hanno quindi interpellato la Federazione per ottenere chiarimenti, appellandosi all’articolo C1.5, che stabilisce come “le vetture di Formula 1 devono rispettare integralmente il presente regolamento in ogni momento della competizione”. Di conseguenza, se il rapporto di compressione deve essere pari a 16:1, come indicato esplicitamente, deve esserlo sia a motore fermo sia in funzione.
Lo scorso 22 gennaio la FIA e i produttori di power unit hanno finalmente avuto un colloquio per discutere della questione. Nel comunicato diffuso si legge che l’incontro è servito a discutere “la ricerca di un allineamento sulla metodologia di misurazione dei rapporti di compressione ad alte temperature”. Per il momento, dunque – come prevedibile – nulla cambierà, anche a causa dei tempi estremamente ristretti e del budget cap. “Penso che probabilmente deluderò un po’, ma l’incontro, come abbiamo detto in alcune occasioni, non è stato un vertice in cui sono state prese, o si intendeva prendere, grandi decisioni”, ha spiegato Nikolas Tombazis, direttore tecnico monoposto della FIA, ai microfoni di RacingNews365.
“L’ordine del giorno della riunione era molto chiaro: discutere gli aspetti tecnici e la metodologia di misurazione del rapporto di compressione. È stata una riunione puramente tecnica su come viene misurato questo parametro. Era chiaro a tutti prima dell’incontro e, durante la riunione, è stato ribadito anche a uno o due partecipanti che volevano discostarsi dall’ordine del giorno che quella non era la sede adatta per discutere di cosa stesse accadendo esattamente su quell’argomento”, ha proseguito. “Una volta chiarito questo, tutte le entità presenti si sono dimostrate costruttive e hanno discusso come scienziati e ingegneri alle prese con un problema, non in termini di opinioni sulla regolamentazione. È un tema che sta facendo notizia e quello che posso dire è che non vogliamo assolutamente che il campionato inizi con interpretazioni diverse dei regolamenti”.
Interrogato dai colleghi inglesi sul fatto che il presunto trucco del rapporto di compressione potesse essere considerato una “scappatoia”, Tombazis ha chiarito che la FIA sta lavorando per trovare una soluzione definitiva prima del Gran Premio inaugurale d’Australia, in programma l’8 marzo. “Cosa sia esattamente una scappatoia è di per sé oggetto di discussione”, ha spiegato. “Non credo si possa parlare di violazioni specifiche delle norme. In realtà, non sappiamo nemmeno quali soluzioni siano state adottate, quindi c’è chi si sta affrettando a fare rumore. La parola scappatoia può avere diversi significati e credo sia corretto dire che ci sono ambiti in cui le regole non sono chiare a tutti. L’obiettivo principale è garantire che la questione venga chiarita in modo definitivo prima della prima gara, così da non doverne discutere ulteriormente”.
La vicenda, però, potrebbe non chiudersi qui. Uno degli undici team in griglia potrebbe infatti presentare un reclamo alla FIA nel corso del weekend di Melbourne qualora non si arrivasse a una soluzione preventiva. La stessa FIA, come spiegato da Tombazis, non avrebbe comunque voce in capitolo sulla decisione di una squadra di protestare. “Quando le normative sono nuove è inevitabile che emergano opinioni diverse su alcune parti. In passato queste situazioni spesso si concludevano con una protesta e un passaggio in corte d’appello internazionale. Il nostro obiettivo è fare chiarezza prima, seguendo tutti i processi di governance esistenti, ma non abbiamo alcun controllo sulla volontà di una squadra di presentare o meno un reclamo. Speriamo di riuscire a chiarire tutto a sufficienza affinché non sia necessario, ma se una squadra decidesse di farlo, sarebbe una sua scelta. Noi stiamo ancora lavorando sulla soluzione”, ha concluso Tombazis.