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La tensione commerciale tra Bruxelles e Pechino si arricchisce di un nuovo, cruciale capitolo. Di fronte alla prospettiva che l'Unione Europea introduca dazi compensativi anche sulle vetture ibride plug-in prodotte in Cina - una mossa che andrebbe a colpire uno dei segmenti di mercato a più alta espansione - BYD ha deciso di non arretrare. Al contrario, il gigante automobilistico di Shenzhen ha lanciato un guanto di sfida aperto alle istituzioni comunitarie, delineando una strategia di radicamento che punta a neutralizzare le barriere tariffarie attraverso una totale "europeizzazione" della propria filiera.
La dichiarazione d'intenti è arrivata in concomitanza con un momento cruciale per il brand: il lancio a Berlino della nuova Dolphin G DM-i. Si tratta di una compatta plug-in concepita e sviluppata espressamente per intercettare le esigenze di una clientela europea che, secondo i vertici della stessa Casa, non manifesta ancora una piena maturità o prontezza al passaggio verso l'elettrico puro. È in questa cornice che Lars Bialkowski, vicepresidente di BYD, ha scandito la traiettoria del gruppo per i prossimi anni: "Il nostro obiettivo strategico, da qui a cinque anni, è essere percepiti a tutti gli effetti come un costruttore europeo".
Per BYD, il Vecchio Continente non rappresenta soltanto un mercato di sbocco, ma il fulcro di un piano di conquista globale che punta a un traguardo ambizioso: scalare la vetta del settore automotive per diventare, entro il 2030, il più grande produttore mondiale di autovetture.
I dazi ipotizzati dalla Commissione Europea rischiano di rallentare i flussi di importazione, ma non la capacità produttiva in loco. Il fulcro di questa reazione industriale è lo stabilimento di Szeged, in Ungheria. Ormai operativo nei suoi assetti strutturali primari, l'impianto si prepara ad avviare le linee di produzione già dal prossimo autunno, segnando il debutto manifatturiero diretto del marchio sul suolo comunitario. Se l'Ungheria accelera, lo scacchiere geopolitico registra invece una frenata temporanea sul fronte turco, dove il progetto relativo alla fabbrica di Smirne attraversa una fase di momentaneo rallentamento strategico.
La spinta all'espansione di BYD non si esaurirà con le fabbriche di proprietà già avviate. Il gruppo punta a una penetrazione capillare e verticale, guardando con forte interesse anche alla ristrutturazione e all'acquisizione di asset industriali già esistenti e dismessi o parzialmente inutilizzati da altri marchi.
A confermare questa postura aggressiva è stato Alfredo Altavilla, manager di lungo corso nel settore e oggi special advisor di BYD per l'Europa. Altavilla ha chiarito che il gruppo non pone barriere di bandiera o di provenienza nell'analisi delle opportunità industriali, confermando implicitamente che sotto la lente d'ingrandimento della dirigenza cinese vi sono anche storici siti produttivi italiani, tra cui spiccano i complessi di Cassino e Mirafiori. L'obiettivo è rilevare capacità produttiva preesistente per accelerare i tempi di rollout e aggirare i vincoli all'import.
La solidità della sfida lanciata a Bruxelles trova fondamenta nei numeri macroeconomici espressi dal brand sul mercato europeo. BYD ha progressivamente esteso la propria impronta commerciale, arrivando a presidiare stabilmente 37 mercati continentali, con l'obiettivo dichiarato di toccare quota 40 mercati entro la fine dell'anno in corso, parallelamente al potenziamento della rete di vendita e delle strutture di post-vendita.
I dati relativi al recente passato evidenziano una progressione geometrica: il 2025 si è chiuso con circa 190.000 veicoli consegnati in Europa, registrando un incremento del 270% rispetto all'anno precedente. Un trend rialzista confermato dalle rilevazioni mensili più recenti, che vedono il solo mese di maggio mettere a segno un progresso del 144%.
Ad accompagnare l'offensiva di prodotto vi è infine lo sviluppo di un ecosistema proprietario legato alla ricarica veloce. La rete Flash Charging, l'infrastruttura di ricarica ultra-rapida sviluppata da BYD, sta infatti compiendo i primi passi concreti anche sul territorio italiano, dove nelle scorse settimane è stata ufficialmente inaugurata la prima colonnina pilota a Bologna.
"Siamo interessati a qualsiasi stabilimento in qualsiasi parte d'Europa, appartenente a qualsiasi costruttore. Che sia europeo, cinese o coreano non è rilevante, purché il progetto soddisfi i nostri requisiti."
Alfredo Altavilla, Special Advisor per l'Europa di BYD