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Il maxi polo europeo delle batterie di CATL in Ungheria deve fare i conti con un nuovo stop. Lo stabilimento di Debrecen, destinato a diventare uno dei principali centri produttivi del gruppo cinese in Europa, non può infatti avviare ufficialmente la produzione di celle fino a quando non saranno risolte alcune criticità relative alla sicurezza sul lavoro.
La decisione arriva dopo una serie di controlli effettuati dalle autorità locali, che hanno riscontrato problemi legati in particolare all'esposizione dei lavoratori alle polveri di nichel. Al momento CATL può procedere soltanto con le attività di messa a punto degli impianti.
I problemi sono emersi durante le attività di collaudo e di produzione sperimentale. Secondo quanto riportato dalle autorità della contea di Hajdú-Bihar, alcuni lavoratori sarebbero stati esposti a livelli di polvere di nichel superiori ai limiti previsti per la sicurezza occupazionale.
CATL ha avviato all'inizio di giugno un programma di monitoraggio biologico dell'esposizione. I controlli effettuati successivamente hanno evidenziato, nel mese di agosto, nove dipendenti con indicatori di esposizione al nichel superiori ai livelli attesi.
Tra l'11 e il 25 agosto sono quindi scattate ulteriori ispezioni. Gli accertamenti hanno evidenziato, in alcune aree dello stabilimento, una dotazione di dispositivi di protezione considerata insufficiente. Il 25 agosto le autorità hanno ordinato l'interruzione immediata delle attività in diversi reparti, tra cui quelli dedicati al taglio laser delle lamine positive e negative, all'avvolgimento e all'asciugatura delle celle.
CATL dovrà ora completare tutti gli interventi richiesti prima di poter iniziare ufficialmente la produzione.
Lo stabilimento di Debrecen rappresenta un progetto strategico per CATL e per la sua presenza industriale in Europa. L'investimento complessivo previsto è di circa 7,34 miliardi di euro, con l'obiettivo di arrivare a una capacità produttiva complessiva di 100 GWh tra celle e moduli.
Una parte del progetto è già operativa: la fabbrica dedicata ai moduli, con una capacità annua di circa 5 GWh, ha iniziato la produzione nel maggio 2026.
La situazione è invece più complicata per le celle. La prima fase dello stabilimento ha ottenuto la licenza produttiva il 25 agosto, ma il via libera non si è tradotto nell'immediato avvio della produzione a causa dello stop imposto per le problematiche di sicurezza.
Anche la seconda fase procede a rilento. La richiesta della relativa licenza produttiva è stata respinta il 19 agosto, in questo caso per un problema amministrativo legato all'indicazione degli edifici completati nella planimetria generale del sito.
I ritardi non riguardano soltanto CATL, ma possono avere conseguenze anche sulla catena di approvvigionamento europea. L'impianto ungherese è infatti destinato principalmente a fornire batterie agli stabilimenti locali di Mercedes-Benz e BMW.
Per mantenere regolare la fornitura a Mercedes, CATL starebbe utilizzando batterie provenienti da altri propri stabilimenti, sostenendo quindi costi aggiuntivi. La produzione BMW collegata al progetto non sarebbe invece ancora iniziata e, di conseguenza, non risulterebbe al momento direttamente interessata dal problema.
Alle difficoltà legate alla sicurezza sul lavoro si aggiunge un livello crescente di attenzione da parte delle autorità ungheresi sul rispetto delle norme ambientali.
Un parlamentare ungherese ha reso noto che CATL è stata sanzionata con una multa di 10 milioni di fiorini, circa 31.000 dollari, per diverse violazioni relative ai permessi ambientali integrati.
Tra le irregolarità contestate figurano la mancanza di una corretta etichettatura dei rifiuti, cartelli insufficienti per identificare i rifiuti pericolosi e controlli di sicurezza non adeguati, che avrebbero consentito l'accesso non autorizzato ad alcune aree dell'impianto.
Il caso CATL si inserisce quindi in un contesto politico e normativo più ampio. Il governo ungherese ha annunciato il 16 agosto un inasprimento delle regole per i cosiddetti investimenti strategici: i grandi progetti non potranno più contare su esenzioni dalle normative in materia ambientale, di tutela della natura e di pianificazione urbanistica.
Le aziende che non rispetteranno le regole potranno inoltre vedersi impedire l'ottenimento di nuovi permessi edilizi per almeno sei mesi.
CATL, Samsung e SK On figurano tra i primi grandi investitori interessati dal nuovo approccio.
Il cambio di rotta arriva dopo la transizione politica dell'aprile 2026, quando l'opposizione ha sconfitto il governo guidato da Viktor Orbán. La nuova amministrazione ha iniziato a riesaminare alcuni dei principali progetti di investimento approvati durante il precedente esecutivo.
CATL non è l'unica azienda cinese del settore ad aver incontrato ostacoli in Ungheria. A giugno il governo aveva disposto la sospensione delle attività di uno stabilimento di Semcorp, produttore di separatori per batterie agli ioni di litio, dopo il rilevamento di elementi metallici nelle acque sotterranee della zona.
Anche BYD è stata sanzionata con una multa di 10 milioni di fiorini per presunte irregolarità relative allo smaltimento di terreno contaminato in un'area agricola.
Nel frattempo, anche il progetto produttivo automobilistico di BYD in Ungheria avrebbe accumulato ritardi: l'avvio della produzione, inizialmente previsto per il quarto trimestre del 2025, sarebbe stato spostato al quarto trimestre del 2026.
Per i produttori cinesi, dunque, l'Ungheria resta un importante punto d'accesso al mercato europeo, ma il contesto sta diventando decisamente più severo. I grandi investimenti nel Paese dovranno ora confrontarsi con controlli ambientali e di sicurezza più stringenti, proprio mentre CATL e BYD cercano di trasformare l'Ungheria in una delle principali basi industriali europee.