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Quali veicoli circoleranno tra dieci anni sulle nostre strade?

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Uno studio dell'Aci e della Fondazione Caracciolo prefigura gli scenari del futuro

Quali veicoli circoleranno tra dieci anni sulle nostre strade?

Mancava la sfera di cristallo, ma la vertigine era quella: in occasione dell’annuale Conferenza del Traffico e della Circolazione, giunta all’edizione numero 74, organizzata dall’ACI, si è parlato della mobilità che verrà, destinata a cambiare entro dieci anni in modo profondo lo scenario delle nostre strade.

Un parterre di lusso, impreziosito dalla presenza del premier Conte e del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, con esperti del settore chiamati a commentare i dati contenuti nello studio “Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica”, realizzato da Fondazione Caracciolo – Centro Studi dell’Automobile Club d’Italia, ENEA, CNR, ICT e Tecnologie per Energia e Trasporti. 

Giuseppe Conte durante il suo intervento alla Conferenza del Traffico e della Circolazione
Giuseppe Conte durante il suo intervento alla Conferenza del Traffico e della Circolazione

Uno studio confortante: infatti, grazie agli sforzi dell’industria dell’auto e dell’energia, ed insieme ai significativi risultati già conseguiti dai veicoli benzina e diesel in fatto di riduzione delle emissioni inquinanti (PM, CO, NOx), si immagina che l’Italia riuscirà a sfiorare l’obiettivo 2030 - ridurre a 49 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti le emissioni di “gas serra” - oltretutto in uno scenario che non prevede politiche incentivanti. 

«L’approfondito studio della Fondazione Caracciolo - ha detto nel suo intervento Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’ACI - ci consegna un chiaro e reale scenario sul futuro della nostra mobilità. Grazie alla costante evoluzione delle tecnologie, alla naturale crescita dell’elettrificazione dei veicoli e alle spontanee scelte del mercato, progressivamente e senza forzature, è possibile raggiungere una nuova mobilità sostenibile, che salvaguardi il diritto universale alla mobilità, specie nelle aree metropolitane, e garantisca un significativo miglioramento della qualità dell’aria e la tenuta del forte settore automotive italiano. La transizione eco-razionale della mobilità consentirà di raggiungere il contenimento delle emissioni di C02 su livelli prossimi agli obiettivi fissati dall’Europa al 2030. Un’ulteriore auspicabile accelerazione di questo percorso potrà arrivare dal sostegno a rottamare le vecchie auto da Euro0 a Euro3, le più inquinanti, con modelli più sicuri e avanzate, come le ultimissime Euro 6d o le più accessibili Euro4 e Euro5».

Piena sintonia di vedute tra Conte ed il Presidente dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani
Piena sintonia di vedute tra Conte ed il Presidente dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani

Meno emissioni, ma accise ridotte

Lo studio della Fondazione Caracciolo prevede che, rispetto agli obiettivi europei, il settore automobilistico contribuirà per 54,5 Mt di CO2, mancando il risultato pieno solo per l’11%.

Per eliminare anche i 5 milioni di tonnellate di CO2 eq mancanti all’appello, sarebbero necessarie politiche che incentivino la sostituzione dei mezzi di trasporto più vecchi ed inquinanti, pubblici e privati (in Italia ci sono quasi 14 milioni di vetture ante Euro4, il 35% del parco circolante, mentre tra i mezzi pubblici 60% è costituito da autobus diesel Euro3), promuovendo il trasporto pubblico e la mobilità condivisa, insieme a quella ciclopedonale.

Lo scenario 2030 prefigurato da ACI, CNR ed ENEA ipotizza che le auto termiche saranno l’82% del parco circolante, le ibride il 10%, le elettriche (BEV e PHEV) quasi il 9%.

Inoltre, le emissioni di un veicolo andrebbero valutate per l’intero ciclo di vita, dato che non si inquina solo nella fase d’uso, ma anche in produzione, distribuzione, trasporto, uso, dismissione e riuso.

Per esempio, nella fase di produzione, le auto elettriche emettono l’82% in più di CO2 delle termiche, per poi recuperare nella fase d’esercizio, arrivando a “pareggio emissivo” dopo circa 45.000 km e con l’aumento delle percorrenze aumentano i vantaggi emissivi: a 150.000 km un’auto elettrica produce emissioni di CO2 inferiori almeno del 20% rispetto ad una termica.

C’è poi anche una valutazione economica, e di non poco rilievo: con la diffusione dell’auto elettrica e i minori consumi legati al progresso dei motori, vanno a ridursi in modo consistente anche le entrate fiscali frutto delle accise sui carburanti, che nel 2018 hanno generato - per le sole vetture - un gettito di 18,474 miliardi di euro.

Infine, non va sottovalutato il contributo che veicoli ibridi, a metano e GPL potranno offrire al raggiungimento dei target ambientali: una vettura a metano, ad esempio, ha emissioni inferiori a 95 g CO2/km, valore già in linea con gli obiettivi europei. 

  • Marcotano, Campi Bisenzio (FI)

    C'è un altro aspetto,taciuto dalle Case ma che le mette in allarme: la manutenzione,i "tagliandi": le auto elettriche ne hanno poco bisogno, non ci sono olii da cambiare periodicamente o parti soggette ad usura,tranne ovviamente freni gomme e sospensioni che però si cambiano più di rado e non sempre in concessionaria. E i venditori sui tagliandi attuali ci guadagnano,e tremano all'idea di perdere questa fonte di reddito...
    L'Industria dovrà riorganizzarsi profondamente,e non tutti sono pronti a questo cambiamento epocale.
  • DocAlchemist, Milano (MI)

    Nessuno parla delle diecine di migliaia di disoccupati, visto che produrre auto elettriche, che è tecnologicamente semplice, ha già incominciato a programmare licenziamenti dalle fabbriche. Non vorrei che finisse come la RAI o Alitalia: molti assunti, costi enormi, e prodotto invendibile a prezzi remunerativi. Quindi un altro carrozzone fallimentare sulle spalle di tutti, come era l'industria automobilistica di Stato.
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