Cos'è questa storia delle golf car a Roma e perché nessuno riesce a fermarle

Cos'è questa storia delle golf car a Roma e perché nessuno riesce a fermarle
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Dall'inchiesta dell'Adnkronos rilanciata dal Guardian ai controlli a tappeto dei carabinieri, passando per un parere del Mit che fa discutere: ecco perché le navette elettriche per turisti sono diventate il nuovo caso della Capitale, cosa dice davvero la legge e come la Regione Lazio prova a mettere ordine
6 ottobre 2026

Roma ne ha viste tante. Ha accolto la Fiat 500 come un'icona, ha fatto della Vespa un simbolo da cartolina, ha persino tollerato i tuk tuk che ronzano tra i vicoli. Ma con le golf car qualcosa si è rotto. Quelle piccole vetture elettriche scoperte, nate per scivolare silenziose sui green, oggi sciamano tra il Pantheon, Piazza Navona, il Circo Massimo e Piazza di Spagna, cariche di turisti con lo smartphone in mano. Per chi visita la città sono una benedizione: niente caldo, niente folla, niente caviglie messe alla prova dai sampietrini. Per chi a Roma ci vive sono diventate l'ennesimo tassello di un mosaico già complicato fatto di traffico, overtourism e spazi pubblici contesi.

La questione è uscita dai confini del Raccordo e ha fatto il giro d'Europa. E dietro l'apparente leggerezza di un giro panoramico si nasconde un groviglio normativo che tocca il Codice della strada, la legge sui taxi e Ncc, le regole sulle guide turistiche e un parere ministeriale che, invece di chiarire, rischia di complicare ancora di più le cose. Proviamo a mettere in fila tutto.

Dall'Adnkronos al Guardian: come la vicenda è diventata un caso internazionale

Tutto parte da un'inchiesta dell'Adnkronos, firmata da Fabrizio Rostelli e Lorenzo Capezzuoli Ranchi, che ha acceso i riflettori su quella che i due giornalisti hanno descritto come una vera e propria giungla. Il dato che ha fatto saltare sulla sedia più di qualcuno è questo: secondo l'agenzia, delle circa 500 golf car in circolazione in città, il 90% opererebbe senza autorizzazione.

Il lavoro è arrivato fino a Londra. Il Guardian, con un pezzo della corrispondente Angela Giuffrida, ha rilanciato l'inchiesta con un titolo che è già una sintesi perfetta del problema: i romani, dopo aver abbracciato la 500, la Vespa e i tuk tuk, diranno basta alle golf car? Il quotidiano britannico fotografa bene il doppio volto del fenomeno: comodità e sollievo per i turisti, frustrazione crescente per i residenti. E sottolinea come proprio dopo l'uscita dell'inchiesta le forze dell'ordine abbiano deciso di stringere le maglie dei controlli.

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I numeri dei controlli: tanto rumore, poche sanzioni?

Il blitz è scattato lo scorso 28 settembre. I carabinieri hanno passato al setaccio 131 golf car nelle zone più battute del centro storico, comminando complessivamente circa 38.000 euro di multe per violazioni che spaziano dalla guida senza patente alla sosta irregolare.

Ma se si scorporano i numeri, il quadro diventa più sfumato. I mezzi sottoposti a fermo sono stati 10, pari al 7,63% di quelli controllati. Di questi, soltanto 6 venivano utilizzati di fatto come noleggio con conducente senza licenza: parliamo del 4,58% del totale. Sei, di conseguenza, anche le patenti ritirate per attività svolta senza titolo.

Qui nasce il primo cortocircuito. Da una parte le stime parlano di una platea enorme di mezzi non in regola: secondo altre ricostruzioni, a fronte di circa 400 golf car circolanti, quelle autorizzate dal Comune sarebbero appena 41. Dall'altra, quando le divise scendono in strada, le irregolarità più gravi che riescono a dimostrare sono poche. Non perché il problema non esista, ma perché, come vedremo, la legge rende molto difficile provarlo.

Che cos'è, per la legge, una golf car che gira per Roma

Il primo equivoco da sciogliere riguarda il nome. Quelle che tutti chiamano golf car, quando circolano su strada pubblica, non sono semplici carrelli da campo da golf. Lo ricorda Exelentia, una delle aziende che producono questi veicoli: la categoria esiste già nell'ordinamento italiano con il nome di navetta turistica, ed è soggetta a specifici requisiti tecnici e amministrativi.

Sul piano della circolazione, la navetta resta un veicolo atipico ai sensi dell'articolo 59 del Codice della strada, la norma che disciplina proprio i mezzi con caratteristiche costruttive particolari che non rientrano nelle categorie classiche. Ed è assimilata alla categoria M1, quella che il Codice, nella classificazione dei veicoli prevista dall'articolo 47, riserva ai mezzi destinati al trasporto di persone con un massimo di otto posti a sedere oltre al conducente. In pratica, per la legge, una navetta turistica omologata è parente stretta di un'automobile.

Gli operatori insistono molto su questo punto anche per rispondere alle critiche sulla sicurezza: secondo Metur, l'associazione che riunisce diverse imprese del settore, tutti i mezzi in regola dispongono di una omologazione europea definita molto rigida. Il che, naturalmente, vale per i veicoli correttamente immatricolati, non per quelli che circolano nel sottobosco dell'abusivismo.

Uso proprio o uso di terzi: il cuore del problema è l'articolo 82

Per capire perché i controlli si inceppano bisogna entrare nell'articolo 82 del Codice della strada, quello che regola la destinazione e l'uso dei veicoli. La norma distingue due grandi famiglie.

C'è l'uso proprio, quando il mezzo viene impiegato nell'interesse dell'intestatario della carta di circolazione e dei suoi passeggeri, senza alcun corrispettivo per il trasporto. E c'è l'uso di terzi, quando il veicolo viene messo al servizio di persone diverse dall'intestatario dietro pagamento. In questa seconda categoria rientrano, tra gli altri, il servizio di piazza (cioè i taxi) e il noleggio con conducente, attività che richiedono licenze, autorizzazioni e un'immatricolazione specifica.

Tradotto: se un albergo accompagna gratuitamente i propri ospiti con una navetta immatricolata a uso proprio, è tutto in regola. Se invece chiede un pagamento per quel tragitto, sta trasformando di fatto il mezzo in un veicolo a uso di terzi, senza averne i titoli. E qui scatta l'uso improprio.

Il parere del Mit che ha fatto discutere

A giugno 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto proprio su questo punto, rispondendo a un quesito della Federazione Italiana delle Imprese di Noleggio Auto e Bus con Conducente. La domanda riguardava la regolarità del trasporto di passeggeri effettuato da strutture ricettive e agenzie di viaggio con veicoli immatricolati a uso proprio.

La risposta del Mit, in sintesi: hotel e agenzie possono mettere al volante delle navette dei driver senza licenza, a patto che il servizio non preveda un pagamento extra. Spetta poi agli organi di Polizia stradale verificare caso per caso se un corrispettivo sia stato richiesto e, in caso affermativo, sanzionare.

Sulla carta il principio è lineare. Nella realtà apre una prateria. Basta infatti ritoccare verso l'alto il prezzo di un soggiorno o di un pacchetto turistico e inserire al suo interno il trasferimento "gratuito" in golf car. Il pagamento c'è, ma è diluito, invisibile, impossibile da isolare durante un controllo su strada. Il risultato è un vuoto normativo che penalizza soprattutto chi lavora rispettando le regole e si ritrova a competere con chi le aggira con un semplice gioco di listini.

Taxi e Ncc sul piede di guerra: cosa dice la legge 21 del 1992

Non sorprende che a sollevare la questione siano stati proprio gli operatori del trasporto con conducente. Il settore è regolato dalla legge quadro 21 del 1992 sul trasporto pubblico non di linea, che riserva il servizio di trasporto di persone a pagamento a chi è titolare di licenza taxi o di autorizzazione Ncc, con tutti gli obblighi che ne derivano in termini di requisiti professionali, assicurazioni, tariffe e controlli.

Le accuse di concorrenza sleale sono pesanti: le golf car abusive, secondo tassisti e noleggiatori, farebbero lo stesso lavoro senza sostenere gli stessi costi. Una navetta che porta un turista dall'hotel alla stazione Termini, o da una piazza all'altra dietro compenso, è a tutti gli effetti un servizio di trasporto.

La replica degli operatori: "Non siamo Ncc, siamo agenti di viaggio"

Di tutt'altro avviso le imprese del settore. Pascal van Duijnhoven, presidente di Metur (Mobilità elettrica per il turismo a Roma), associazione che riunisce 14 aziende dei tour con mezzi elettrici, respinge il paragone con taxi e Ncc, definendolo un confronto tra realtà che non hanno nulla in comune. Il ragionamento è questo: il taxi trasporta una persona da un punto A a un punto B, mentre i tour in golf car sono percorsi organizzati e prestabiliti, venduti da soggetti che operano come agenti di viaggio. Un tassista non può organizzare un tour, loro sì. E se, dice provocatoriamente van Duijnhoven, qualcuno accusa le golf car di rubare il lavoro ai tassisti, allora sono forse questi ultimi a sconfinare nel loro mestiere.

Nella partita entra anche un'altra figura professionale: quella della guida turistica. Dopo la riforma nazionale approvata a fine 2023, la guida è una professione regolamentata con un percorso di abilitazione specifico. Gli operatori delle golf car sostengono però di non svolgere quel ruolo, ma quello di accompagnatore turistico o tour leader, una figura disciplinata a livello regionale. La differenza è sostanziale: l'accompagnatore non entra in chiese e musei e si limita a fornire informazioni di base e una contestualizzazione storica e culturale dei luoghi attraversati, come consentito dalle norme della Regione Lazio. Una distinzione sottile, che però segna il confine tra un'attività lecita e l'esercizio abusivo di una professione.

Cosa rischia chi sgarra

Il ventaglio delle conseguenze per chi utilizza una navetta fuori dalle regole è ampio. Chi impiega un veicolo per un uso diverso da quello indicato nella carta di circolazione va incontro, in base all'articolo 82, a una sanzione amministrativa e alla sospensione della carta di circolazione. Chi svolge di fatto un servizio di noleggio con conducente o di taxi abusivo ricade invece nelle norme più severe degli articoli 85 e 86 del Codice, che prevedono sanzioni pecuniarie salate, la sospensione della patente e, nei casi più gravi, misure che arrivano fino alla confisca del mezzo. È esattamente quello che è successo ai sei conducenti fermati durante i controlli di fine settembre.

A queste violazioni si sommano quelle ordinarie, che nel centro di Roma non mancano: soste vietate davanti ai monumenti, accessi non autorizzati alla Ztl, conducenti sprovvisti di patente. Il problema, ancora una volta, non è l'assenza di sanzioni, ma la difficoltà di dimostrare l'illecito più rilevante, cioè il trasporto a pagamento mascherato.

Le proposte di Metur: un codice identificativo come per gli affitti brevi

Paradossalmente, sono proprio le imprese a chiedere con più forza una regolamentazione. Metur si è proposta come ponte tra Regione Lazio e Roma Capitale e ha messo sul tavolo alcune idee concrete. La principale è l'introduzione di un Cin, un codice identificativo nazionale sul modello di quello già adottato per gli affitti brevi, per creare un registro dei mezzi e degli accompagnatori, eventualmente abbinato a una Scia o ad altri requisiti.

Gli operatori chiedono inoltre stalli dedicati dove sostare durante il servizio, per far salire e scendere i clienti o consentire le foto di rito senza intralciare la circolazione. E sul fronte dell'abusivismo la linea è netta: ben vengano controlli e sanzioni, dal ritiro della patente al fermo del veicolo fino alla revoca della licenza per chi non rispetta le regole.

La Regione Lazio prepara la legge sulle navette turistiche

Qualcosa, intanto, si muove. Nella commissione Mobilità della Regione Lazio è iniziato l'esame della proposta di legge sulle navette turistiche, il primo tentativo strutturato di governare il fenomeno nei centri storici e nelle aree a vocazione turistica.

Il testo prevede che le golf car possano circolare soltanto su itinerari prestabiliti e autorizzati, mentre ai Comuni verrebbe affidato il potere di stabilire orari, soste, fermate e limitazioni. È prevista inoltre l'istituzione di un Registro regionale degli operatori, pensato per monitorare mezzi, autorizzazioni e attività, un'idea che in parte ricalca proprio le richieste avanzate dalle imprese del settore. L'obiettivo dichiarato è fornire alle amministrazioni locali gli strumenti per tutelare sicurezza, decoro urbano e patrimonio storico.

Una spinta che arriva anche dal Campidoglio. L'assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, ha spiegato all'Adnkronos che il Comune sta premendo per un intervento a livello regionale, perché senza regole chiare si tratta di un'attività che rischia di sfuggire al controllo.

E adesso?

La storia delle golf car a Roma è, in piccolo, il ritratto di come una città d'arte fatica a stare dietro alle trasformazioni del turismo. Un mezzo nato per i campi da golf è diventato un business, il business ha corso più veloce delle norme e le norme esistenti, a partire dal Codice della strada, si sono rivelate troppo rigide su alcuni fronti e troppo porose su altri. Il parere del Mit ha chiarito i principi senza fornire strumenti per farli rispettare, i controlli producono numeri modesti rispetto alle stime e gli stessi operatori chiedono di essere regolati.

La palla ora passa alla Regione Lazio. Se la legge sulle navette turistiche vedrà la luce, Roma potrebbe diventare un modello per altre città d'arte alle prese con lo stesso fenomeno. Se invece l'iter dovesse arenarsi, la giungla delle golf car continuerà a crescere, una piazza dopo l'altra.

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