Crisi auto, Magna chiude una storica fabbrica: oltre 200 posti di lavoro a rischio

Crisi auto, Magna chiude una storica fabbrica: oltre 200 posti di lavoro a rischio
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La multinazionale canadese Magna International ha deciso di anticipare la chiusura dello stabilimento tedesco di Dorfprozelten. La decisione arriva dopo anni di difficoltà economiche, nonostante investimenti e piani di rilancio. L'ennesimo segnale delle profonde trasformazioni che stanno interessando l'industria automobilistica europea
16 luglio 2026

La crisi che sta attraversando l'industria automobilistica europea continua a colpire anche i grandi fornitori della filiera. L'ultima conferma arriva da Magna International, uno dei principali produttori mondiali di componentistica per auto, che ha annunciato la chiusura anticipata del proprio stabilimento di Dorfprozelten, in Baviera. Una decisione che coinvolgerà 216 lavoratori e che rappresenta un nuovo capitolo delle difficoltà che stanno investendo il settore, stretto tra il rallentamento della domanda, la transizione verso l'elettrificazione e la necessità di ridurre i costi produttivi.

La fabbrica Magna chiuderà prima del previsto

Lo stabilimento di Dorfprozelten era specializzato nella produzione di specchietti retrovisori interni ed esterni per numerose case automobilistiche. La sua chiusura era già stata presa in considerazione negli anni scorsi, ma grazie a un accordo con il sindacato IG Metall, alle pressioni delle istituzioni locali e a un importante piano di riorganizzazione, l'impianto era riuscito a prolungare la propria attività.

Ora, però, Magna ha deciso di anticipare la chiusura alla metà del 2027, motivando la scelta con un "andamento economico persistentemente negativo". Nemmeno gli investimenti effettuati negli ultimi anni e i programmi di riduzione dei costi sono riusciti a riportare il sito verso una redditività sostenibile. La decisione comporterà la perdita di 216 posti di lavoro, interrompendo anche gli accordi che garantivano l'occupazione di parte dei dipendenti fino alla fine del 2028.

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Le proteste dei sindacati e il difficile momento della componentistica

La decisione ha provocato una dura reazione del sindacato IG Metall, che accusa la dirigenza di non aver rispettato gli impegni presi negli anni precedenti. Il personale aveva già accettato importanti sacrifici, compresi esuberi e riorganizzazioni, confidando nell'arrivo di nuove commesse e prodotti che avrebbero garantito il futuro dello stabilimento.

I sindacati sostengono invece che Magna non abbia mai trasferito nuove produzioni all'impianto bavarese, lasciandolo progressivamente senza prospettive industriali. Una situazione che riflette le difficoltà dell'intera filiera europea della componentistica, alle prese con margini sempre più ridotti e con la trasformazione del mercato legata alla diffusione dei veicoli elettrici.

Una trasformazione che coinvolge tutta Magna e l'industria europea

La chiusura di Dorfprozelten non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni Magna Steyr, la divisione dedicata all'assemblaggio conto terzi con sede a Graz, ha dovuto affrontare la fine della produzione di diversi modelli, tra cui Jaguar I-Pace, Jaguar E-Pace, BMW Z4 e Toyota GR Supra, oltre alle conseguenze del fallimento di Fisker. Parallelamente, il gruppo sta cercando nuove opportunità industriali, anche attraverso accordi con costruttori cinesi interessati a produrre veicoli direttamente in Europa.

Nonostante Magna Steyr continui a essere uno dei più importanti costruttori conto terzi al mondo, capace di sviluppare e assemblare modelli per numerosi marchi internazionali, la riduzione delle commesse tradizionali e il cambiamento degli equilibri del mercato stanno imponendo una profonda riorganizzazione. La chiusura dello stabilimento tedesco diventa così l'ennesimo segnale di come la transizione dell'automotive europeo non riguardi soltanto le case automobilistiche, ma coinvolga in maniera sempre più pesante anche tutta la rete dei fornitori, con conseguenze dirette sull'occupazione e sul tessuto industriale del continente.

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