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La crisi dell'auto tedesca non è più soltanto una questione industriale. Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW stanno affrontando una combinazione di problemi che mette sotto pressione uno dei pilastri dell'economia e dell'identità della Germania: la concorrenza cinese, la transizione verso l'elettrico, i dazi americani e costi di produzione sempre più elevati.
Il risultato è un settore costretto a ridimensionarsi proprio mentre Pechino accelera. Secondo i dati dell’associazione tedesca VDA, la produzione di automobili in Germania è già diminuita del 28% dal 2016. E il conto rischia di diventare ancora più pesante nei prossimi anni, soprattutto per la rete di fornitori che vive attorno ai grandi gruppi.
Come raccontato dal New York Times, il problema per l'industria automobilistica tedesca arriva da due direzioni. Da una parte c'è la Cina, per decenni uno dei principali motori delle vendite di Volkswagen, Mercedes e BMW. Dall'altra ci sono gli stessi produttori cinesi, ormai sempre più aggressivi sul mercato europeo.
Nel giugno 2026, i marchi cinesi hanno venduto in Europa occidentale più auto di quelli giapponesi per la prima volta, secondo i dati di Schmidt Automotive Research. È un segnale di un cambiamento profondo: BYD, Geely e altri costruttori hanno sviluppato rapidamente modelli elettrici, batterie e tecnologie digitali, riuscendo a proporli a prezzi difficili da replicare per i concorrenti tedeschi.
La situazione è particolarmente delicata in Cina, dove le vendite dei marchi stranieri stanno crollando. Nei primi sei mesi dell'anno Volkswagen ha registrato un calo del 26%, Mercedes del 28% e BMW del 20%. Per la Germania significa mettere in discussione un modello industriale costruito per decenni sull’export e sulla capacità di vendere automobili premium in tutto il mondo.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i dazi statunitensi, che aumentano la pressione su un’industria fortemente dipendente dai mercati internazionali. Ma il problema non riguarda soltanto i grandi marchi. Il Financial Times ha raccontato come la crisi stia costringendo numerosi fornitori tedeschi a cercare nuovi settori in cui investire.
Sembach, azienda bavarese che produce componenti in ceramica, ha ridotto la propria produzione destinata all’automotive da circa 600 a 400 milioni di piccoli pezzi l'anno e punta a diminuire dal 80% al 40% entro il 2033 la quota di ricavi legata alle automobili. La stessa strada viene seguita da gruppi più grandi: Schaeffler sta puntando su robotica, spazio e difesa, mentre Bosch ha annunciato 22.000 tagli occupazionali e sta accelerando sulla robotica.
Secondo il richiamato VDA, il settore automotive tedesco potrebbe perdere altri 125.000 posti di lavoro entro il 2035. È qui che emerge la vera dimensione della crisi: la Germania non sta semplicemente vendendo meno auto, sta cercando di capire come sostituire un intero modello produttivo. La riconversione verso difesa, robotica e tecnologie mediche può offrire nuove opportunità, ma difficilmente riuscirà a compensare in tempi brevi il peso perso dall'automotive. Il vecchio motore industriale tedesco, insomma, non si è ancora fermato. Ma sta cambiando marcia.