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Si avvicina la prima storica gara italiana delle Gran Turismo World Series è siamo riusciti a rubare un po’ di tempo al pilota italiano più vincente. Campione olimpico e-sport a Tokyo 202,1 Campione nella Nations Cup del FIA GT Championship sempre nel 2021. 2° posto nelle Gran Turismo World Series del 2022. Dopo un 2025 molto competitivo chiuso con il 5° posto delle Gran Turismo World Series dominate dallo spagnolo Josè Serrano, Valerio Gallo si presenta nuovamente tra i favoriti del campionato 2026. Durante un’ora e passa di quella che si è presto trasformata in una chiacchierata tra appassionati di corse , di simracing e, ovviamente, di Gran Turismo abbiamo avuto il grande piacere di conoscere un ragazzo con i piedi ben piantati per terra e consapevole del suo talento. Ecco cosa ci ha raccontato. Buona lettura.
Valerio Gallo: Direi con Gran Turismo Sport. È il titolo che ha lanciato davvero gli esports su GT. Prima facevo competizioni interne, ma con GT Sport sono arrivati gli eventi ufficiali: Milano con Mercedes, poi Tokyo, Montecarlo nel 2019, Sydney nel 2020. Lì ho capito che poteva diventare qualcosa di serio.
Gallo: Ho iniziato prestissimo: a tre anni giocavo già a Gran Turismo 2. È una passione di famiglia. Poi crescendo mi ci sono specializzato sempre di più.
Gallo: Sì, mi piace diversificare. Gran Turismo è la mia casa, ma ogni tanto provo iRacing, Assetto Corsa, Automobilista. Non ci passo troppo tempo per ovvie ragioni, però mi piace vedere come mi adatto a fisiche diverse.
Gallo: Dipende. All’inizio può distrarre, perché ogni gioco ha una fisica diversa. Ma è anche una skill: essere versatili. Anche dentro GT cambi auto o pista e cambia lo stile di guida. Assetto Corsa è più aggressivo, iRacing richiede ancora più precisione.
È un buon allenamento mentale.
Gallo: Uso Fanatec, il volante ufficiale Gran Turismo. Ho un cockpit completo, monitor a bassa latenza, postazione stabile. Ma ho iniziato come tutti: scrivania e sedia da ufficio.
Gallo: Secondo me con Gran Turismo non conta tantissimo. Ci si qualifica anche col pad: Moxon, per esempio, si è qualificato per le prossime World Series con Subaru usando il pad. Il volante dà più sensibilità, ma GT lavora molto bene con tutte le periferiche. Il direct drive aiuta nei controsterzi, ma non è un vantaggio enorme. Su simulatori più avanzati sì, fa la differenza.
Gallo: Il netcode di GT è tra i migliori. Su iRacing è molto criticato. Sulla fisica GT potrebbe migliorare: spesso è sottosterzante e le auto si somigliano un po’. GT7 è migliorato rispetto a GT Sport, ma resta un simcade: accessibile, unificato, pensato anche per il single player.
Gallo: Le penalità sono un aspetto che va ancora migliorato. Alcune piste hanno track limits un po’ strani e questo pesa molto quando devi spingere al limite. A volte il sistema non distingue bene tra contatti volontari e incidenti di gara, oppure non riconosce quando riesci a salvare la macchina senza perdere controllo. È un elemento fondamentale per chi compete ad alto livello, quindi spero che venga raffinato.
Gallo: Tantissimo. Molti pensano che per andare veloci bisogna muoversi velocemente. È il contrario: devi essere fluido, preciso, tranquillo. L’esperienza crea automatismi e riduce l’ansia. Devi gestire gomme, benzina, traffico, pressione. La calma è fondamentale.
Gallo: Non del tuito. Usiamo una versione specifica del gioco. A volte il BOP è rivisto per la pista dell’evento. Anche la pioggia può comportarsi diversamente: più realistica, più imprevedibile. Vogliono creare variabilità.
Gallo: Ottimo. Siamo competitivi in pista, ma fuori siamo persone normali. È quasi una famiglia. GT ha sempre puntato sull’accoglienza. Non c’è tossicità come in altri esports dove ci sono montepremi enormi. Noi corriamo per la gloria, non si sono premi in denaro, anche questo aiuta a mantenere un clima sereno.
Gallo: Sicuramente José Serrano. È la mia rivalità storica. Ho vinto il Nations 2021 davanti a lui, ora è in grande forma. Ci rispettiamo molto.
E poi Mikail Hizal, campione del mondo 2019. È stato uno dei più forti al mondo e per il suo stile di guida è stato un riferimento anche per me. Oggi lavora in Polyphony Digital come tester per il bilanciamento delle auto e come community feedback manager. Ha influenzato tantissimo il modo di guidare di molti di noi.
Gallo: Fraga è un esempio perfetto di come il sim racing possa aprire porte nel motorsport reale. Lui nasce nei kart e nelle formule, ma a un certo punto si è fermato per i costi. È diventato conosciuto grazie a Gran Turismo: il titolo mondiale gli ha dato un boost enorme.
Adesso corre in Super GT e Super Formula in Giappone, e sta facendo risultati molto buoni. Magari non è arrivato in Formula 1, ma ha trovato la sua strada. È uno dei casi più concreti di sim-to-real.
Gallo: Corro per FreeM – Sim FreeM, un progetto che unisce la parte esports con quella più tradizionale del motorsport. FreeM è un marchio italiano molto forte nell’abbigliamento tecnico da gara, e con Sim FreeM stiamo portando avanti un percorso dedicato al sim racing. È un ambiente professionale, molto attento ai dettagli, e mi trovo davvero bene.
Gallo: Non solo F1. Seguo molto il WEC, le endurance, il multiclasse. Sono patito del multiclasse: categorie diverse, doppiaggi, marchi diversi, strategie incrociate… crea variabilità, è affascinante.
Gallo: Lo adoro. Mi piace un botto il drifting. È uno sport di stile, di criteri. Non conta il cronometro, ma l’esecuzione. La giuria valuta la linea, l’angolo, la fluidità. E poi il twin drift è spettacolare: devi coordinarti con l’altro pilota. È una disciplina molto particolare.
Gallo: In Italia siamo ancora indietro: manca una vera cultura degli esports e non c’è ancora un riconoscimento istituzionale forte. All’estero, come negli Stati Uniti, esistono team universitari e programmi dedicati. Da noi i centri di simulazione stanno nascendo, ma serve molto di più.
Gallo: Sì, e ci sono esempi concreti: Fraga, Baldwin, Mardenborough. Durante il Covid molti piloti reali hanno streammato e avvicinato il pubblico. GT è una vetrina, ma servono più opportunità.
Gallo: Non ancora, ma mi piacerebbe tantissimo. Spero che le opportunità crescano.
Gallo: Da “Best Racer”. Me lo ero dato da ragazzino per scherzo, quando ancora non esistevano gli esports. Poi è rimasto.
Come vi abbiamo anticipato ad inizio articolo Valerio Gallo è un ragazzo normale con un grande talento per il simracing, a lui vanno i nostri complimenti ed i nostri auguri per la sua carriera.
In questa intervista abbiamo visto che il simracing può essere la porta per una carriera sulle piste fisiche, reali, ma che per crescere ha bisogno di un cambiamento culturale. Forse considerarlo un'attiività che richiede dedizione ed impegno e non solo come una porta di accesso economica al mondo delle corse potrebbe essere il primo passo. Voi cosa ne pensate? Raccontatacelo nei commenti.