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Incidenti: motociclisti e pedoni, allarme rosso

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I dati del 2017 mostrano la crescita delle morti in strada a fronte di un leggero calo dei sinistri. Resta una chimera l’obiettivo del dimezzamento di vittime per il 2020

Incidenti: motociclisti e pedoni, allarme rosso

Quasi dieci al giorno: sulle strade italiane continua e si aggrava il bilancio dei morti causati da incidenti stradali ed anche i primi segnali del 2018 confermano purtroppo la tendenza al peggioramento della situazione.

L’Istat ha diffuso i dati riguardanti il 2017: si apprende così che il numero delle vittime è cresciuto del 2,9%, mentre i sinistri sono in leggero calo (-0,5%); nel complesso, i costi sociali imputabili agli incidenti stradali è di 19,3 miliardi di euro l'anno, corrispondenti all'1,1% del Pil.

Le cifre che più preoccupato sono quelle relative al forte incremento di vittime fra i motociclisti e pedoni (pari rispettivamente al +11.9% e +5,3%); di pari passo, sono in crescita i decessi su autostrade (+8%) ed strade extraurbane (+4,5%), mentre diminuiscono negli abitati dei grandi Comuni (-5,8%). In calo le multe per cellulare al volante

Nel 2017 si sono contate 3.378 vittime, rispetto alle 3.283 del 2016, mentre gli incidenti sono stati 174.933 contro i 175.791 del 2016; in leggera diminuzione (-1%) anche il numero dei feriti, che l’Istat indica in 246.750 rispetto ai 249.175 nel 2016, di cui oltre oltre 17.000 sono giudicati gravi, coinvolgendo al 68% gli uomini ed al 32% le donne.

L’analisi delle cause degli incidenti porta a risultati chiari: distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità troppo elevata si confermano le più frequenti, pari complessivamente al 40,8%; tra le altre cause rilevanti, il mancato rispetto della distanza di sicurezza (21.463, al 9,6% del totale)), manovre irregolari (15.932, 7,1%)), comportamento scorretto del pedone (7.204, 3,2%).

Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o ai semafori (17,1%), seguito da guida distratta (14,6%); su quelle extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (20,1%) precede la velocità troppo elevata e il mancato rispetto della distanza di sicurezza (entrambi al 14,6%).

Il Rapporto Aci-Istat mette a fuoco la situazione grave per le categorie “deboli“: gli anziani (75-79 anni) sono le prime vittime, al 7,8% del totale. ma l’allarme suona soprattutto per i motociclisti (735 vittime, +11.9% di morti) e pedoni (ben 600, +5,3%).

E certo non consola che nel contempo siano in calo le vittime fra ciclomotoristi (-20,7%, ma il 50 cc chi lo guida più?) e ciclisti (-7,6%); gli utenti definiti vulnerabili rappresentano in totale circa il 50% dei decessi (1.681 su 3.378).

Nel 2017, è in crescita il numero dei decessi (+8%) su autostrade, tangenziali e raccordi, e sulle strade extraurbane (+4,5%), mentre diminuiscono (-5,8%) quelli all’interno dei centri abitati dei grandi Comuni; riguardo il numero di incidenti, sono in calo quelli che avvengono sulle strade urbane (130.461, -0,5%) ed extraurbane (35.077, -0,7%), mentre aumentano quelli in autostrada (9.395; +0,4%); in parallelo, sono diminuiti i feriti in città e sulle strade extraurbane (174.612 e 56.294 rispetto a 176.423 e 56.962 del 2016, pari a -1%, e -1,2%).

«Rispetto allo scorso anno registriamo, purtroppo, un aumento delle vittime sulle nostre strade - ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci - dopo la flessione del 2016. La rete viaria nazionale è vasta, ma in molti casi obsoleta, non aggiornata nei sistemi di sicurezza passiva quali guard-rail, asfalto e aree di sosta. Mi auguro che a breve venga avviato un piano strategico di riordino dell’intero sistema infrastrutturale, nelle città così come per le grandi arterie. Un contributo fondamentale per la sicurezza potrebbe essere fornito dagli ADAS, i sistemi avanzati di ausilio alla guida, che Aci auspica da tempo siano obbligatori su tutti i nuovi modelli».

L’Istat ha fornito anche una fotografia sulle infrazioni alla guida maggiormente sanzionate: al primo posto, si conferma il superamento dei limiti di velocità (2.843.552 multe, +6,9%), seguito dal mancato rispetto della segnaletica (391.369 verbali, +7,8%), dal mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (202.993, +3,4%) e ai ciclisti per comportamenti errati (+3,8%).

In contrazione le sanzioni per mancato uso di lenti o l’uso improprio di telefoni cellulari o cuffie (145.815, -8,0%): un dato sorprendente, quest’ultimo e che deve far riflettere, perché l’esperienza personale ci porta a pensare che l’uso disinvolto del telefono in auto non sia affatto un pericoloso malcostume in estinzione, tutt’altro.

Non vorremmo che nascondesse una sorta di resa da parte delle Autorità delegate al controllo di fronte ad un fenomeno divenuto endemico ed ormai ritenuto, nei fatti, non più arginabile.

 

  • JJMonti, Varese (VA)

    Distrarsi alla guida di un’auto è molto più facile oggi:
    Le auto sono vendute con una smart tv in mezzo al cruscotto.
  • quagliodromo, Telgate (BG)

    Condivido il commento di satoru e aggiungo che era prevedibile, dopo anni di incuria delle strade e di mancata educazione stradale.
    Inutile piangere sul latte versato senza avere un progetto serio per cambiare le cose.
    Anche per me la lotta alle telefonate alla guida è prioritaria, ma anche la sistemazione delle strade, soprattutto per quanto riguarda la segnaletica orizzontale e verticale.
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