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Il mercato cinese si conferma il principale grattacapo per i costruttori premium europei. Dopo i segnali di difficoltà emersi nei mesi scorsi, Mercedes-Benz ha chiuso il secondo trimestre con un pesante calo delle vendite nel Paese del Dragone, pari a circa il 30%, un risultato che ha inciso in modo significativo sui conti della divisione automobilistica e costretto il gruppo a rivedere alcune delle previsioni per il resto del 2026.
Se da un lato i servizi finanziari e la divisione Vans hanno contribuito a sostenere il bilancio complessivo, dall'altro Mercedes-Benz Cars ha accusato un netto peggioramento della redditività, dimostrando ancora una volta quanto il mercato cinese resti determinante per gli equilibri economici della Casa di Stoccarda.
Nel secondo trimestre il gruppo ha registrato ricavi pari a 32,1 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 33,2 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente.
Nonostante questo, l'utile operativo è cresciuto del 21,5%, raggiungendo 1,55 miliardi di euro, mentre l'utile netto è salito del 13,5% a 1,08 miliardi. Un risultato che non riflette un miglioramento del business automobilistico, bensì gli effetti del piano di efficientamento e alcune operazioni straordinarie, tra cui la vendita della società di noleggio Athlon ad Arval e la cessione di una quota delle azioni Daimler Truck.
Più debole invece la generazione di cassa: i flussi delle attività industriali sono scesi a 1,1 miliardi di euro, contro gli 1,86 miliardi registrati un anno fa.
È proprio la divisione auto ad aver mostrato le maggiori difficoltà. Il fatturato di Mercedes-Benz Cars è diminuito del 4,9%, fermandosi a 22,99 miliardi di euro, mentre le consegne globali sono calate del 7,9%. Un dato che sorprende considerando che le vendite delle auto completamente elettriche sono aumentate di ben oltre il 50% rispetto allo scorso anno. La crescita delle BEV, tuttavia, non è bastata a compensare la contrazione della domanda per gli altri modelli e il peggioramento del mix di vendita.
L'utile operativo della divisione è praticamente evaporato: appena 49 milioni di euro, con un crollo del 93,7%. Sul risultato hanno inciso soprattutto 704 milioni di euro di svalutazioni legate alle attività in Cina.
Anche escludendo questa voce straordinaria, però, il quadro resta negativo: l'utile operativo si sarebbe attestato a 909 milioni di euro, in calo del 26%, mentre il margine operativo sarebbe sceso dal 5,1% al 4%. Anche la liquidità generata dalla divisione si è ridotta drasticamente, passando da 1,3 miliardi a 379 milioni di euro.
Il dato più significativo riguarda proprio il mercato cinese. Il crollo di circa un terzo delle vendite ha completamente annullato gli ottimi risultati ottenuti nelle altre aree strategiche, dove Mercedes continua invece a crescere: +4% in Europa e +10% negli Stati Uniti.
Il peso della Cina emerge da un altro indicatore particolarmente significativo: escludendo il mercato cinese, le vendite globali del gruppo sarebbero cresciute del 2%. Un dato che dimostra quanto la crisi del settore premium nel Paese stia condizionando le performance dei marchi occidentali.
La pressione competitiva dei costruttori locali, sempre più forti nel segmento elettrico e tecnologico, continua infatti a mettere in difficoltà i brand europei, costretti spesso a ridurre i prezzi o a rivedere le proprie strategie commerciali.
Alla luce dei risultati del primo semestre, Mercedes-Benz ha aggiornato le proprie prospettive finanziarie. Restano confermate le attese di un fatturato di gruppo sostanzialmente stabile, di un utile operativo significativamente superiore rispetto allo scorso anno e di flussi di cassa in leggera diminuzione.
Cambiano invece le stime relative alla divisione Mercedes-Benz Cars. Se fino a pochi mesi fa la Casa prevedeva vendite e ricavi stabili, ora entrambe le voci sono attese in lieve calo, proprio a causa delle "persistenti difficoltà" del mercato cinese.
Secondo l'amministratore delegato Ola Källenius, il contesto resta "molto difficile", ma Mercedes proseguirà con il piano industriale che prevede oltre 40 nuovi modelli tra il 2025 e il 2027. Il manager ha inoltre sottolineato come gli ordini di auto elettriche in Europa siano più che raddoppiati, mentre le vendite delle BEV sono cresciute di oltre il 50%.
Quello di Mercedes non è un caso isolato. Da mesi quasi tutti i grandi costruttori europei stanno facendo i conti con una realtà ormai evidente: la Cina non è più il mercato che garantiva margini facili ai marchi premium occidentali.
L'ascesa di produttori come BYD, Xiaomi, NIO, Zeekr, Li Auto e Aito ha completamente cambiato gli equilibri. Oggi i clienti cinesi trovano sul mercato modelli tecnologicamente avanzati, spesso più economici e sviluppati su misura per le loro esigenze.
Per Mercedes, BMW, Audi e gli altri marchi tedeschi la sfida non è più semplicemente vendere auto elettriche, ma riuscire a convincere un pubblico sempre più orientato verso prodotti nazionali. E i numeri del secondo trimestre dimostrano che questa partita è ancora tutta da giocare.