F1. "Ho pensato di essere nel muro!": Norris da pole a Madrid, ma ora deve "copiare" i dati di Piastri per la gara. Ecco perché

F1. 'Ho pensato di essere nel muro!': Norris da pole a Madrid, ma ora deve 'copiare' i dati di Piastri per la gara. Ecco perché
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Lando Norris firma una pole position pazzesca nelle qualifiche del GP di Madrid 2026. Tra il brivido all'ultima curva e le FP2 saltate, il britannico della McLaren racconta il suo giro al limite e rivela perché dovrà studiare la telemetria di Piastri per la gara
12 settembre 2026

Su una pista tortuosa come quella di Madrid la qualifica ha un peso specifico speciale. Non solo perché in gara, come confermato già dalle formule propedeutiche, sarà difficilissimo superare, ma soprattutto perché bisogna avere il massimo della fiducia nei propri mezzi. E Lando Norris quest’anno sta dimostrando di guidare da campione del mondo a bordo di una MCL40 che al Madring sapeva di poter esprimere il suo massimo potenziale. La pole position conquistata tutta nel primo settore non fa altro che mettere la ciliegina sulla torta per Norris che, dopo i risultati delle libere e delle prime due sessioni di qualifica, non si aspettava di posizionare la sua McLaren davanti a tutti. Fermando il cronometro sull’1:31.824, il britannico ha arpionato una prima posizione pesante in vista del proseguimento del weekend. 

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Ma soprattutto, in termini di orgoglio personale, con il pilotaggio, visto che Norris ha perso completamente la seconda sessione di libere per la sostituzione del cambio. Con un ritmo costruito con meno tempo, Lando ha dato una grande prova di forza. La sua 19esima pole in carriera sigla anche la 180esima partenza dal palo per la squadra di Woking. Un capolavoro d’istinto, di quelli costruiti sui millimetri e sul filo del rasoio, lì dove il margine d'errore sparisce per far spazio al coraggio. Tra i muretti e l'asfalto da poco posato del nuovo tracciato cittadino spagnolo, l'inglese della McLaren ha trovato il limite nel momento di massima pressione, abbassando il proprio crono di ben sette decimi e mezzo nel finale del Q3. Un giro al limite dell'assurdo, chiuso con un brivido da batticuore proprio all'ultima piega.

I segreti di questo giro? Non li so nemmeno io! In realtà ho avuto ottime sensazioni per tutta la sessione. Non avendo girato nelle FP2 di ieri ho dovuto giocare un po' in difesa per recuperare il tempo perduto, ma c'erano un paio di curve in cui sapevo esattamente cosa volevo fare, soprattutto nelle chicane dove prima faticavo a spingere quanto volevo. Nell'ultimo tentativo ho migliorato di circa sette decimi e mezzo in un solo colpo: non è qualcosa di cui andare fieri se pensi a quanto fossi lontano prima, ma il fatto di esserci riuscito in Q3, quando conta di più, è la cosa che mi rende più orgoglioso. È stato un giro praticamente perfetto in ogni curva, a parte l'ultima. Lì mi sono fatto prendere un po' troppo dall'entusiasmo e ho staccato troppo tardi in entrata: per un attimo ho pensato davvero di finire contro il muro. Per fortuna il rettilineo fino a Curva 1 era breve... Ma per il resto è stato un giro perfetto: buone uscite, ottima gestione dei cordoli, ho azzeccato tutti quei piccoli dettagli fondamentali qui”.

La sensazione del limite, su un cittadino che concede pochissima confidenza, Norris la sente direttamente nella pancia della sua vettura, senza bisogno di guardare i riferimenti sul display. “Non ho il Delta sul volante, ma non mi serve. Riesco a percepire quando faccio le cose per bene, quando azzecco un'uscita o quando sono al limite. Anzi, di solito quando mi sento un po' a disagio in curva significa che sto andando davvero forte! Potevo sentirlo che stavamo facendo bene, i miei piedi facevano esattamente quello che volevo ed è lì che arrivano i tempi. A volte, quando sei più cauto sulle chicane, la macchina reagisce persino peggio sui cordoli; alla fine ho solo sperato nel meglio ed è andata bene. L'asfalto nuovo è migliorato parecchio durante la sessione, e noi siamo usciti al momento giusto: è stata la mia prima vera out-lap pulita di tutto il weekend, portando le gomme nella giusta finestra di utilizzo”.

Il confronto con gli altri tracciati cittadini evidenzia le peculiarità del nuovo layout di Madrid, tra sezioni veloci e punti ciechi. “Non direi che è come Monaco: lì hai le barriere ovunque e devi rischiare di più ad ogni metro. Madrid è più una via di mezzo tra Singapore, Baku e Jeddah. Non ci sono tantissime curve ad alta velocità, c'è un po' di tutto. In realtà ci sono stati meno incidenti di quanti la gente si aspettasse, anche perché c'è molto grip e l'uscita sui cordoli non crea i problemi che si vedono altrove. La Monumental (Curva 12 e 13)? È un tratto suggestivo, ha molto carattere per via dei cambi di pendenza e del banking, anche se dovendo gestire la batteria non la si percorre a tavoletta come si vorrebbe. Sarebbe più divertente con più potenza e meno gestione elettrica, ma il banking aiuta a seguire chi sta davanti. In futuro alcune curve si potrebbero ritoccare per favorire i sorpassi”.

Nonostante l'esaltazione per la prima posizione in griglia, la testa del britannico è già proiettata alla gara, dove i punti interrogativi restano parecchi a causa del lavoro sui long run saltato al venerdì e di alcune caratteristiche del tracciato che potrebbero complicare le strategie. “L'assenza di girato nelle FP2 mi lascia diverse incognite. Non ho fatto veri stint ad alto carico di benzina, quindi stasera dovrò studiare parecchio i dati di Oscar e lavorare fino a tarda notte. Non so quale sarà il degrado e come dovrò gestire le gomme o la batteria sui vari punti della pista; dovrò scoprirlo e adattarmi al momento durante la gara. Inoltre, la pit lane qui è lunghissima, forse la più lenta dell'anno: sei chilometri di sensazione! Ieri scherzavo sul fatto di rimuovere l'edificio che c'è in mezzo. Quando si costruisce un nuovo tracciato spendendo così tanti soldi, la priorità dovrebbe essere fare una pit lane corta per incentivare i pit stop e le strategie estreme. Con una perdita di tempo così alta, la voglia di fermarsi diminuisce. La partenza verso Curva 1 sarà cruciale come sempre, ma la parte più importante del lavoro per oggi è stata fatta, ed è questo ciò che mi rende più felice”. 

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