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Lotus Cars, dal 2017 controllata dal colosso cinese Geely, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 550 posti di lavoro presso la sede storica di Hethel, nel Norfolk, attiva dal 1966. Una misura che riguarda circa la metà della forza lavoro.
La decisione arriva in un contesto segnato dai dazi statunitensi e da una congiuntura internazionale sempre più instabile. La Casa di Hethel parla della necessità di “un modello di business flessibile” che consenta di adeguare le risorse alla domanda, rafforzando l’ipotesi di una diversificazione delle attività, che potrebbe includere in futuro anche produzioni per conto terzi.
Le voci di una possibile chiusura dello stabilimento o di un trasferimento negli Stati Uniti per aggirare le barriere doganali imposte dall’amministrazione Trump sono state smentite dalla stessa Lotus. Infatti, la produzione resterà a Hethel, ma l’azienda ha confermato i timori sui tagli occupazionali.
Il marchio fondato nel 1952 da Colin Chapman è in difficoltà da tempo e, solo nel 2022, la casa inglese ha registrato una perdita di 145,1 milioni di sterline, con le vendite precipitate a 576 auto. L’anno seguente i conti hanno segnato un nuovo rosso, pari a 128,5 milioni di sterline, spingendo a una prima riduzione del personale. Ora, nel 2025, arriva la seconda ondata di tagli, mirata a ridurre drasticamente i costi.
Con la gamma elettrica in fase di sviluppo e la necessità di posizionarsi in un mercato globale sempre più competitivo, Lotus si trova a un bivio. La sfida sarà riuscire a rilanciare le proprie sportive senza tradire l’eredità di leggerezza e innovazione che ha reso celebre la firma di Hethel, e al tempo stesso trovare nuove fonti di reddito per sopravvivere alla trasformazione del settore.