Ma Paolo Martin è famoso?

Ma Paolo Martin è famoso?
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Paolo Martin è uno dei designer di maggior impatto nella storia dell'automobilismo. Ma è famoso?
26 marzo 2026

Febbraio 2025, su un totale di 29 nomination provenienti da 16 paesi in tutto il mondo, Paolo Martin viene celebrato nella FIVA HERITAGE WALK OF FAME, nella prestigiosa sede centrale dell'Asi, tra i migliori designer viventi al mondo, che ritengono aver avuto l’impatto storicamente più significativo sul mondo dell’automobilismo. Prima di questo riconoscimento, non ci eravamo mai soffermati tanto sul fatto se Martin fosse famoso o meno, attratti dai suoi nuovi progetti di motoscafi round-about con fuoribordo calandrati, brocche di vetro, coltelli, una monovolume interamente carrozzata con materiale monocromo, volta a non disturbare l'aspetto urbano, un ammortizzatore magnetico e quant'altro. Proprio seguendo Martin, che elogia sempre il genio degli sconosciuti ed onora ripetutamente la maestria e la memoria di chi gli ha trasmesso degli insegnamenti siamo spinti a chiederci se abbia ancora un significato positivo essere considerati "famosi" oggi o se il titolo non risulti chiassoso.

Scomodi famosi

Anni addietro si coniò il termine "archistar", a denotare un manipolo di architetti famosi - per qualità indubbie o tesseramenti variopinti - che avevano reso grande ed emozionante l'architettura contemporanea.

Il termine oscurò tutto quanto non vi fosse di "sensazionale", rendendo le "non archistar" ingiustamente autori di serie C, decantando l'inclusività ed andando ad offendere l'essenza stessa misurata dell'Architettura, fatta di gesti creativi di sostanza, di teorie fondate, e quasi sempre eseguiti da personaggi discreti. Il termine risulta dunque inopportuno e volgare, offende la persona di cultura, discreta ed equilibrata. Ma oggi questo è di gran moda.

A Giorgetto Giugiaro l'onorificenza "Designer del Secolo" nei fatti pare più degna alla scritta INRI: che auto nuove possiamo comprare oggi di Giugiaro, e dov'è l'Italdesign?

Come un Marziano a Roma, pronto ad essere mangiato per noia, oggi il titolone si attacca con una mano, nel tempo in cui l'altra stacca la spina all'argomento: l'inaridimento culturale del (cit.) "vivo male perché costa meno" è servito !Al mercato (manco fosse quello delle mucche) i Giugiaro e i Martin di turno sono diventati più scomodi di un letto da fachiro: la cultura "non fa soldi" si continua a farneticare tra ignoranti, nei modi e nei fatti.

In questi termini allora Paolo Martin è meglio che non sia "famoso", almeno per noi: abbiamo già visto infatti quanto la sua P33 stradale - bellissima - per dinamiche incomprensibili e spiacevoli fu demolita dopo 8 mesi appena, per essere ricarrozzata con la "Cuneo", un pezzo che a fronte della P33 rischia di apparire addirittura caricaturale.

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Carne e pesce

Avviciniamo Giugiaro a Martin perché ad incontrarli a questa premiazione, oltre che a trasmetterci concreti valori, ci ha lasciati di contro un po' così: l'ambito della premiazione è quello di esperti ai massimi livelli, più che piacevoli e che hanno reso questo evento - come ogni anno - della massima serietà. Ma ci ha fatto un po' malinconia trovare rifugio all'oasi culturale di Villa Rey, constatando quanto il mondo sia attualmente disturbato da peones senza storia, che magari credono che per bissare il successo di un'auto, basti incollarci su lo stesso nome di prima. Non va' così, ci vuole cultura dell'auto,il mercato è chiaro.

Ci è venuta in mente quell'occasione al Mauto in cui per simpatia, partì un energico "ti sfido" ( al disegno ) di Giorgetto, a cui rieccheggiò un deciso "Non so se ti conviene" di uno scherzoso ma tagliente Martin.

Era come mettere sullo stesso piano la Golf, bestseller mondiale di mercato e la Halley, prototipo sperimentale di monovolume compatta, unica monovolume dal vano motore completamente accessibile ( encomio!): i due designer non c'entrano nulla l'un con l'altro. Ma pur di avere un contesto umano e virtuoso in campo, che proseguisse la storia dell'ormai fievole carrozzeria italiana, avremmo voluto vedere i due al lavoro.

Quindi niente premio?

Martin risulta essere l'unico creativo fino ad oggi in grado ideare oggetti di successo di ambiti totalmente eterogenei - barche, biciclette, postazioni dentistiche, pentole, penne, coltelli, torte di mele, quadri, asciugacapelli da alberghi, molle per portiere, livree da aerei, ingegnerizzati e perfettamente funzionanti, visualizzati e progettati, scolpendoli integralmente di suo pugno nel legno, da solo. Fare il suo lavoro di ideatore modellatore ad oggi costerebbe tantissimo e ci vorrebbero decine di persone, senza arrivare comunque ad un progetto col suo carattere: che sia il caso di correggere il tiro tra le governance aziendali?

Intervistando dei suoi committenti, si è appreso quanto Martin sia in grado di comprendere con immediatezza la ratio della commessa progettuale, senza averla affrontata prima. Fin da bambino Martin smontava, capiva rielaborava una miriade di "manufatti", dal legno ai motori, dalle maschere mortuarie ai quadri, agli impianti: Martin ha vissuto nella pratica ma ponendo sempre la progettazione al vertice della priorità: non è un artigiano ma un visionario che sa' dar forma alla la materia.

Questa rara attitudine, la sua formazione personale, sottolineano l'importanza dell'iniziativa di FIVA, volta a valorizzare un self-made man in un epoca in cui si costringe sempre al lavoro di gruppo, per un prodotto finale anonimo. Chi ha segnato la storia è sempre stato da solo, con buona pace dei minestroni di idee.

Famosi = serissimi

I nostri stilisti sono seri e glaciali come "quelli famosi" ed hanno la faccia di Armonica mentre fissa negli occhi Frank, prima di impiombarlo nel duello finale di "C'era una volta il West". Sergio Pininfarina viaggiava con rotolini di carta in tasca su cui si annotava le migliori barzellette da raccontare in riunione, a cui facevano eco quelle pronte e più sagaci di Scaglietti, come quella della donna di Sassuolo, portando una risata via l'altra. Nel centro stile Pininfarina di Grugliasco diretto da Martin all'epoca, c'è chi disegnò talmente bene una crepa sulla vetrata con un chiodo tagliato in due e rincollato, che la dirigenza la fece sostituire, credendola davvero rotta.

Martin, esausto per un progetto di motoscafo che la committenza continuava a ripensare e modificare, mandò direttamente al titolare dell'azienda - un'ottima azienda tuttora più che stimata e amica di Martin, ma comunque al proprio capo - un racconto surreale in cui Noè (papà Cecchi) mastro d’ascia torna a costruire questa "benedetta b-arca", a cui giunge in aiuto perfino Gesù, con il suo architetto ed apostoli al seguito. Trovandosi poi al mattino l'ennesima modifica ai suoi lavori, appende un'ascia direttamente allo scafo, come a dire "già che ci siete...". Insomma, se per diventare famosi in Italia ci si fa prendere dalla serietà performante e aggressiva che tanto affligge il "competitivo" ambito specialistico contemporaneo si è fuori strada: chi non scherza non ha stile!

Com'è accaduto?

Ma come è riuscito Martin a riuscire nella sua vocazione? Sicuramente la sua innaturale velocità di modellazione e l'immediata resa tridimensionale in legno dei suoi potenti progetti lo hanno immediatamente messo in luce fin da giovanissimo: una modellazione tutta ricavata dal legno pieno, senza stuccature, senza margine di correzione, che ha asservito persino il primo modello della nascente Miura - ora scomparso non si sa dove.

Il lavoro di sinergia di Dallara, Giugiaro e Gandini, non poteva trovare che Martin come modellatore a completamento di questa straordinaria auto.

Per Bertone

Il modello in legno massello eseguito da Martin per il progetto della Miura è coevo dello stemma Bertone, ideato e realizzato in ottone lucidato da Martin per Nuccio: l'originale è passato di mano su E-Bay per 12,00 euro pochissimi anni fa, senza riuscire a recuperarlo, come del reso il modello qui in fotografia.

Modelli famosi

La Ferrari 206 competizione speciale fu invece progettata e scolpita per Pininfarina nella camera del proprio alloggio in affitto a Torino, tratta da un blocco di cirmolo massello, senza quelle appendici nere ufficialmente volute da Renzo Carli, ma forse da qualcuno che così gli sussurrò all'orecchio.

Sotto ai nostri occhi

Anche pochi giorni fa, altro motivo di questo articolo, abbiamo assistito ad una di queste realizzazioni, osservando ogni passo del metodo di Martin: un pezzo di cedro del libano è diventato il modello mancante della Lancia Beta MonteCarlo.

Una mattina il designer si alza e pensa: manca un modello della Beta. Senza indugiare va nella sua legnaia, anch'essa autocostruita come tutto ciò che lo circonda a casa sua, a cercare tra i ceppi accatastati.

Sbozzato il legno della dimensione giusta, pone mano ai suoi fedeli strumenti, che lo seguono da prima ancora degli anni in Pininfarina, da Michelotti, e il pezzetto di legno qualsiasi si appresta a divenire in pochissime ore uno dei suoi celebri modelli in massello. Come dicevamo, Martin "pensa in tre dimensioni", l'avevamo già raccontato con "Visions in Design", anche se val la pena rinverdire concetti così affascinanti.

Martin afferma che, come per la Beta appena fatta, ogni suo lavoro sia figlio di un archetipo, custodito in una stanza senza tempo: il maestro vi sa accedere e - osservando - riesce a riprodurre precisamente quanto fatto cinquant'anni fa', operando in una dimensione atemporale.

Queste capacità, oggettivamente, denotano una mente estremamente concentrata e dotata di facoltà che entrano in sfere dell'umano non troppo consuete. Martin in sogni vigili non di rado vede libri di cui legge la trama e addirittura ne appunta i nomi e cognomi dei protagonisti che compaiono. Non ne ha mai trovato riscontro della loro esistenza tangibile. Se temi del genere possono inquietare, parliamo allora del senso della traiettoria in moto, perfetto, per cui quando gli consegnarono a Roma una nuovissima moto BMW, non si capacitarono come potesse essere già a Torino quando vi arrivò.

Noi conoscemmo Martin proprio domandandogli della Berlina Aerodinamica, che - senza troppo girarci attorno - ricostruì seduta stante per spiegarla con maggior concretezza scolpendola direttamente nell'epowood.

In sintesi: questa capacità di vivere e vedere forme composte in una dimensione astratta e saperle ricreare in termini non solo volumetrici, ma come realtà ingegnerizzate e pronte al funzionamento, è un merito che tra i noti - a livello internazionale - può essere attribuito solo a Paolo Martin.

Il pensiero in tre dimensioni diventa materiale

Ma come nascevano questi modelli che hanno fatto la storia del design? Ora come allora, in poco tempo il bozzetto deciso, senza mai ne opzioni ne "belle copie", prende forma direttamente dal legno massello.

Abbiamo potuto seguire lo sviluppo di una nuova concept a nostro avviso ancora dotata di spirito visionario: l'auto infatti nasce con una carrozzeria di una lega di vetro stratificato e compositi, per essere un oggetto urbano. Con una carrozzeria dall'aspetto monolitico e della trasparenza di una pasta di vetro colorata, il concept segue lo sviluppo di un veicolo pensato per non disturbare il contesto estetico urbano: una "goccia d'acqua colorata", che una volta posteggiata non mostra null'altro di sé, che non sia la forma. Fanali, montanti, maniglie, tutto scompare "nel blu". Chiaramente quello che pare un pensiero astratto è corredato invece da studi complessi, per nulla facili e mai visti prima. Martin consiglia sempre di progettare un bicchiere d'acqua: un oggetto di prima necessità, da reinterpretare in modo migliorato rispetto a quanto visto fino ad ora. Non cercare la rivoluzione ma l'inedita soluzione.

Martin ci parla dei suoi "famosi"

Questo discorso sui "famosi", il motivo di questo articolo, deriva anche da una riflessione di Martin stesso, che ci ha scosso. L'unica cosa che toglierebbe alla sua vita dice, è l'essere andato a scuola, dove cercano di Insegnarti e non ti danno gli strumenti per apprendere: la scuola - dice - "ruba le mani ai bambini", non stimola la creatività. Ha forse torto?

A lui "nessuno ha mai insegnato nulla, ha sempre appreso tutto", per poi pensare a come avrebbe potuto farla lui quella stessa cosa. Ed ha appreso da maestri che considera con riverenza assoluta e sentita. Se alcuni sono "Famosi", come Michelotti e Buzzi, altri sono il cruccio di Paolo, li "sconosciuti", a cui vorrebbe quasi dedicare un memoriale e anche anche in loro onore e ringraziamento scriviamo queste righe.

Racconti veri

È noto che un giorno, da piccolo, un uomo bussa alla porta di casa della nonna Adele, a Coazze. Ha una gerla di vimini sulle spalle che contiene dei rami ed un falcetto. La nonna chiede a questo signore di fargli quattro sedie e lui, con coltello e succhiello taglia a misura i pezzi di ramo, li incastra e li impaglia. Per sdebitarsi la nonna gli prepara cipolle al forno con amaretti, altro che Pos! A Martin si chiarifica dentro una dote che già possiede: la modellazione. Il legno sarà il metodo espressivo di tutti i suoi modelli, dalle moto alle barche, dalle auto agli oggetti. E quel coltello, nato per far esprimere la creatività, beh' oltre che uno strumento, una passione, non è forse diventato la sagoma ispiratrice della Modulo? Quell'uomo usci, lasciò le sue seggiole e innescò forse la scintilla che accese il più grande designer modellatore dei nostri tempi. A Torino vi era invece un corniciaio, il più bravo intagliatore di cornici del tempo: qui Martin approfondisce da giovanissimo l'arte dell'ornato, il cesello di dettaglio e rimane ammirato e riconoscente a questo sconosciuto, per lui degno di esser "famosissimo".

Però questo corniciaio non diventa per niente famoso: il modernismo lo rende di colpo non più richiesto, demodé. I suoi capolavori di cornici, degne del barocco più plastico, giacciono invenduti e la povertà prende a divorarlo. Si scalderà il suo ultimo inverno bruciando le sue cornici, fino ad essere ritrovato un giorno, accanto alle ultime ceneri passate per il camino, morto di freddo. Tutti i suoi lavori sono probabilmente ancora nelle case più blasonate di Torino, ma l'autore lo citiamo noi per primi, senza poterne trovare il nome. Da Fabio Buzzi, Martin apprende come si costruisce una barca. Una barca tra le migliori al mondo, disegnate dal progettista-pilota più vincitore della storia della motonautica mondiale. A fare i modelli di stampo e non solo, è il signor Cecchi, mastro d'ascia, detto Papà Cecchi. Questo sa realizzare il modello in legno di una 80 piedi perfettamente speculare. Conosce il legno come nessuno e le sue realizzazioni sono un capolavoro di ingegno, risoluzione dei problemi e perfezione. Anche Cecchi - per la società un po' cannibale - avrebbe dovuto, come il corniciaio, essere famoso? Finì dimenticato, nonostante nella nautica fosse un riferimento.

Questo è uno scritto che vuole trasmettere l'esempio di chi fa cose eccellenti, per rinnovare e sostenere la voglia di apprendere, di creare senza freno e di sentirsi parte attiva di un certo gruppo di persone che cercano, con ponderato entusiasmo, di fare del loro meglio. Non per osannare i maestri dunque, ma anzi per cercare di superarli, per fare - come loro - crescere sempre di più la cultura della bellezza. Cerchiamo un silenziosissimo chiasso, una moderata euforia, un'incontrollata precisione. Alle "archistar", a quelli del millenio, ai più "più degli altri"...alle gerarchie inibitrici e a una realtà in cui o sei dio o sei nulla, Martin ci consiglia di guardare un Nuraghe: fatto da gente "senza nome" che ha realizzato un'architettura dalla raffinatezza ancora incomprensibile, dalla forza materica spropositata, precisissima e dall'ingegno costruttivo tuttora inspiegato: quello è un buon esempio da cui prender spunto. Vi lasciamo con i cinque comandamenti secondo Martin, più semplici dei dieci, scritti su maneggevole carta e molto efficaci per creare qualcosa: "Nel corso della mia vita e attività creativa ho sempre seguito alcune semplici regole: attitudine, curiosità, creatività, genialità e idee. 

L'attitudine é un importante fattore di formazione del modello comportamentale dell'individuo che tenderà a scegliere e preferire le attività e i comportamenti più consoni a quelle attitudini che gli assicurino i migliori e più evidenti risultati. La curiosità è una componente e un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa che io considero “la base” essenziale che in seguito porterà allo sviluppo della creatività individuale o determinerà in modo significativo le scelte di ognuno di noi. La curiosità è un istinto, di natura abituale o episodica, caratteristico dell'uomo ma diffuso anche in alcune specie animali, atto a soddisfare un desiderio circa la natura di un oggetto o di un fenomeno di qualsiasi genere esso appartenga. La creatività non è altro che un'intelligenza che si diverte. I creativi sono capaci di cogliere associazioni remote e infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza.

La genialità è la capacità di individuale e vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. Le idee: per attivare l'ippocampo e necessario averne almeno una poi le idee sono come le ciliegie, una tira l'altra. PS. quanto scritto viene da una riflessione e deduzione, non vincolante, ma semplicemente osservando, dall'alto di un campanile, il lato comportamentale delle persone. (mail del 15 marzo 2025, 19:05) - Paolo Martin. Ora andate e correte a sbizzarrirvi!

Alessandro Sammartini

Modello Dino Ferrari 206/1967 Berlinetta competizione, costruito a casa, in Via Vincenzo Lancia 71, in massello di cirmolo, dal pieno
Modello Dino Ferrari 206/1967 Berlinetta competizione, costruito a casa, in Via Vincenzo Lancia 71, in massello di cirmolo, dal pieno

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