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Solo un mese fa vi raccontavamo, proprio su queste pagine, del disastro urbanistico e logistico che ha colpito Padova: viabilità in coma profondo e 350 milioni di euro letteralmente sventrati sull’asfalto in nome di una crociata contro le auto. Tutto pur di accaparrarsi i fondi europei, ignorando alternative ben più logiche, economiche e fluide. Ebbene, a quanto pare ci sbagliavamo su un dettaglio. L'asfalto non si è limitato a farsi sventrare: ora, complici le temperature estive, ha iniziato a "sputare" fisicamente i binari.
Basta la prima, vera ondata di caldo torrido di questa fine di giugno per mandare in tilt il cantiere infinito del Sir3. Ieri pomeriggio, proprio davanti all'Azienda Ospedaliera - uno dei nodi nevralgici della città, dove le ambulanze e i cittadini dovrebbero scorrere senza il minimo intralcio - un paio di metri della nuova rotaia si sono letteralmente sollevati, deformati dal sole.
Un'immagine che in poche ore ha fatto il giro dei social, scatenando, giustamente, l'ira di chi da anni vive come ostaggio in un cantiere senza fine, osservando la propria città sfigurata in nome di un progresso che, per ora, ha portato in dote soltanto stress, gas di scarico e un conto salatissimo pagato sulla pelle dei cittadini.
E l'amministrazione? Come si giustifica davanti all'ennesimo scricchiolio (in questo caso letterale) di un progetto faraonico e concettualmente anacronistico? La toppa, come spesso accade quando l'ideologia si scontra con la fisica, è peggio del buco.
L'assessore alla mobilità, Andrea Ragona, non fa una piega: "Quanto accaduto alla rotaia di fronte all'ospedale è un fenomeno noto... Le prove di trazione servono proprio a evitare che si riproponga". Ah, ecco. Le "prove tecniche". Ora si chiamano così. Ma la giustificazione non si ferma qui: la colpa, signori, è del meteo. Il gran caldo, sentenzia l'assessore, sta mettendo alla prova tutti: a Roma devono fermare i bus elettrici per non fondere le batterie, a Firenze i tram tradizionali si fermano per i freni surriscaldati.
Invece di rassicurare, queste parole sono l'ennesima conferma empirica di ciò che denunciamo da tempo: per ostinarsi su un mezzo rigido, invadente e costosissimo, si è scartata a priori un'alternativa molto più intelligente. Bastavano i filobus di ultima generazione. Il traffico sarebbe scorso in maniera fluida, le persone sarebbero arrivate prima a destinazione e, trovando un mezzo agile e non opprimente, lo avrebbero usato volentieri. Invece, si è generato un astio viscerale verso un sistema di trasporto percepito ormai come un nemico invasore.
Ma guai a pensare che la colpa sia solo di chi siede oggi a Palazzo Moroni. Questo scempio non ha un solo colore politico. Che siano giunte di destra o di sinistra a scaldare le poltrone, il risultato per chi guida e per chi lavora è sempre lo stesso: un disastro su tutta la linea.
Le responsabilità per questo mostro di acciaio e cemento sono perfettamente bipartisan. C'è chi lo ha ideato e partorito anni fa (la destra), chi ne ha prolungato l'agonia e chi, oggi, lo difende a spada tratta stanziando altre valanghe di fondi (la sinistra). Da una parte e dall'altra continuano a giocare a scaricabarile. La triste verità è che destra e sinistra, in questa folle e cieca crociata contro l'automobile, si sono dimostrate due facce della stessa medaglia.
Mentre le rotaie saltano, la politica pensa alle inaugurazioni. Lo fa notare con amara ironia Liliana Gori, storica voce dell'associazione Non Rotaie Padova: "È già stata organizzata la festa per il tram giovedì prossimo a Voltabarozzo, se non sistemano la faranno davanti all'ospedale?".
Mentre ci si prepara a stappare bottiglie per celebrare l'avanzamento dei lavori, i patavini continuano a boccheggiare negli abitacoli delle loro auto. Incolonnati in tangenziale o bloccati in un centro paralizzato, sono costretti a bruciare benzina da fermi, impennando i livelli di smog proprio lì dove si voleva purificare l'aria.
Un autogol perfetto. Il cantiere avanza, la politica festeggia e a rimetterci sono, ancora una volta, solo ed esclusivamente gli automobilisti patavini.