Smog in Italia: Palermo batte Milano e conquista la maglia nera 2025, ecco perché

Smog in Italia: Palermo batte Milano e conquista la maglia nera 2025, ecco perché
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Il capoluogo siciliano registra 89 giorni oltre il limite di PM10, superando storiche "regine" dello smog come Milano e Napoli. Il rapporto Legambiente fotografa un'Italia che migliora, ma troppo lentamente per centrare gli obiettivi europei del 2030
9 febbraio 2026

Per decenni, quando si parlava di smog in Italia, lo sguardo correva automaticamente verso nord. La Pianura Padana, con la sua conformazione geografica che intrappola l'aria come in una pentola a pressione, le nebbie invernali, il traffico intenso e gli allevamenti intensivi, deteneva saldamente il primato dell'aria più irrespirabile del paese. Milano, Torino, le città lombarde, piemontesi ed emiliane, erano loro le regine indiscusse delle polveri sottili.

Nel 2025, però, la geografia dello smog italiano si ribalta in modo sorprendente. A conquistare la maglia nera non è una metropoli padana, ma Palermo. La centralina di via Belgio del capoluogo siciliano ha registrato ben 89 giorni oltre il limite di legge per il PM10, più del doppio dei 35 consentiti dalla normativa. Un dato che relega Milano al secondo posto con 66 giornate fuori soglia, seguita da Napoli con 64 e dall'altra città siciliana Ragusa con 61 sforamenti.

Il paradosso siciliano dello smog urbano

Il primato palermitano racconta una storia di traffico veicolare e urbanistica. Come spiega il rapporto Mal'Aria di città 2026 di Legambiente, la centralina incriminata si trova in un punto strategico del tessuto urbano, nei pressi di un asse viario molto trafficato che funge da ingresso anche per i mezzi pesanti. Qui le emissioni dirette del traffico si sommano alla formazione di particolato secondario, mentre la ventilazione irregolare e le fasi di ristagno urbano favoriscono l'accumulo degli inquinanti. Anche in un anno meteorologicamente favorevole, queste condizioni spingono i valori oltre soglia con preoccupante regolarità.

La presenza di Ragusa nella top five nazionale dimostra che il problema non riguarda solo le grandi città. Il PM10 nasce infatti da un intreccio complesso di fonti: traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività industriali e agricole, oltre al particolato che si forma in atmosfera dalla combinazione di gas precursori come ammoniaca e biossido d'azoto. Questa natura multisettoriale spiega perché lo smog possa emergere con virulenza anche in centri di medie e piccole dimensioni.

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Una graduatoria che migliora, ma non abbastanza

Dietro le due città siciliane si allineano Frosinone, Lodi, Monza, Cremona, Verona, Modena, Torino, Rovigo e Venezia, a completare la lista dei tredici capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni l'anno.

Il dato complessivo porta in realtà una notizia positiva: nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi che hanno superato il limite giornaliero, contro i 25 del 2024. Si tratta di uno dei risultati migliori dell'ultimo decennio. Legambiente attribuisce questo miglioramento a un anno particolarmente favorevole dal punto di vista meteoclimatico, con un inverno mite e numerose giornate di pioggia che hanno facilitato la dispersione degli inquinanti.

L'Europa chiama, l'Italia arranca

Se il 2025 offre uno spiraglio di ottimismo, lo sguardo al 2030 ridimensiona rapidamente gli entusiasmi. Con i nuovi limiti europei, che dimezzano la soglia media annuale del PM10, oggi oltre la metà dei capoluoghi italiani risulterebbe fuori parametro. La riduzione dell'inquinamento procede troppo lentamente, molte città migliorano, ma non abbastanza per centrare gli obiettivi nei tempi previsti.

La pressione europea si fa sentire anche sul piano economico. L'Italia è già oggetto di multiple procedure d'infrazione per il superamento dei limiti su polveri sottili e biossido d'azoto, a cui si aggiunge la recente messa in mora per il mancato aggiornamento del programma nazionale sull'inquinamento atmosferico. Nel 2024 le sanzioni ambientali europee sono costate allo Stato ben 888 milioni di euro, una cifra destinata a crescere se la situazione non cambierà radicalmente.

Emissioni di scarico delle auto
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Servono scelte coraggiose, non solo meteo favorevole

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, mette il dito nella piaga: "La riduzione dello smog procede a rilento e il rischio è di arrivare impreparati al 2030". L'associazione ambientalista chiede interventi strutturali su tre fronti chiave: mobilità urbana, riscaldamento domestico ed emissioni agricole, all'interno di una strategia integrata che tenga insieme clima, energia e qualità dell'aria.

Le misure tecniche sono note da tempo: potenziamento e miglioramento del trasporto pubblico, elettrificazione del parco auto, efficientamento energetico degli edifici, riduzione delle emissioni da allevamenti intensivi. Quello che manca, secondo Zampetti, è "il coraggio di fare scelte incisive". Perché affidarsi alla benevolenza del meteo, come dimostra il caso di Palermo, non basta più. Lo smog italiano ha cambiato geografia, ma la sfida per combatterlo resta sempre la stessa, servono fatti, non solo belle intenzioni.

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